Ordinazione diaconale di Luca Trovato – XXX domenica del Tempo Ordinario

LucaTrovato

Care sorelle e cari fratelli, caro Luca,

ringraziamo il Signore per essere qui insieme oggi per accogliere la richiesta di Luca di ricevere l’ordine del diaconato, di entrare cioè in quel ministero che è alla radice di ogni ministero e del sacramento dell’ordine: la diaconia, il servizio. Caro Luca, oggi la Chiesa e  il mondo hanno bisogno di diaconi, di uomini che sappiano imitare Gesù che si è umiliato fino a divenire uno di noi, che si è abbassato sulla nostra miseria per sollevarci, abitandoci con il suo amore.

   Tu hai riscoperto la tua vocazione all’interno del carisma di Nuovi Orizzonti, che ha fatto del servizio agli ultimi il cuore del suo impegno. Per questo ti sarà più facile vivere ogni giorno della tua vita questa dimensione del diaconato, ponendoti al servizio delle domande di guarigione e di amore delle donne e degli uomini del nostro tempo. Il rischio continuo di noi uomini di Chiesa e ministri dell’altare è l’autoreferenzialità, a cui spesso allude papa Francesco, vivere cioè per se stessi, farsi un mondo a propria immagine, costringersi dietro schemi, regole, abitudini, che nel tempo diventano immutabili e che noi imponiamo sugli altri, magari senza osservarle noi stessi. Nessuno di noi è esente da questa continua tentazione, che ci sottrare alla domanda di conversione della parola di Dio, che ci chiede di abbassarci, di vivere nell’umiltà, grande virtù alla base di chi si fa servo e non vuol fare da padrone.

   Il mondo è pieno di padroni, gente orgogliosa che vuole dominare, comandare, schiava spesso del denaro e quindi del successo, a cui non interessa la vita degli altri, tanto meno quella dei poveri. Gesù li chiamerebbe mercenari, esattamente l’opposto del pastore che è tale perché al servizio del gregge. Il mercenario persegue il suo interesse, a lui importa il suo benessere, ritaglia la vita a misura delle sue comodità e non sul bisogno degli altri. Non cedere mai a questa logica, che a volte si insinua sottilmente nel cuore e nelle scelte di ognuno.

   Sii come Gesù che percorreva le strade di Gerico. Incontrò un uomo mendicante e cieco, che si rivolse a lui gridando: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”. E’ il grido dei poveri. In questo tempo è soprattutto il grido dei migranti, anche di chi non può più gridare come quegli ultimi quaranta ritrovati ieri morti sulle spiagge della Libia. E’ anche il grido di nostra madre terra, deturpata e inquinata dal vile interesse e dalla smania di denaro degli uomini. Lo sappiamo anche noi che viviamo in questo pezzo d’Italia rovinato da gente senza scrupoli, a cui non sta certo a cuore la vita degli altri. Lo sanno molto bene anche i migranti cosiddetti economici che fuggono da paesi segnati dalla povertà e da una terra sfruttata e immiserita per gli interessi dei paesi ricchi e di pochi altri loro connazionali. Caro Luca, non infastidirti mai di questo grido, come fecero molti che seguivano Gesù e non vollero ascoltare l’insistente grido di Gairo. Sì, il grido dei poveri e della madre terra infastidisce chi vuole vivere per se stesso e persegue il suo interesse. Ce ne accorgiamo ogni giorno.

   Impara i gesti di Gesù! Innanzitutto Gesù si fermò, non andò oltre. Gesù non ha mai fretta davanti al bisogno. Egli è il Buon Samaritano che si ferma e si prende cura di chi soffre. Non è come il levita e il sacerdote della parabola, che passarono oltre perché avevano altro da fare. Poi Gesù lo fece chiamare. Volle stabilire una relazione personale con lui, incontrarlo. La vita cristiana è incontro, relazione. Anche davanti al bisogno non è mai solo assistenza. Noi non siamo chiamati solo ad aiutare i poveri e i bisognosi, ma a renderli partecipi della nostra vita. Gesù poi chiese a lui che cosa volesse. Vuole che esprima il suo bisogno. E infine gli ridonò la vista. E Bartimeo cominciò a seguirlo.

   La maggior parte dei malati guariti da Gesù non lo seguono subito, ma quel cieco sì. Siamo alla fine del capitolo decimo di Marco, proprio dopo la discussione dei discepoli su chi fosse il più grande e sull’invito di Gesù ad essere grandi e primi nel servizio, l’unica cosa che fa grandi. Cari amici, in quel cieco ci sono tutti i discepoli ed anche noi. Siamo spesso ciechi. A volte vediamo solo noi stessi, il nostro bisogno. Seguiamo le nostre abitudini, ci fissiamo sui nostri ragionamenti e perdiamo di vista ciò che conta, perdiamo di vista Gesù. Ci facciamo padroni e dimentichiamo che ci realizziamo solo nel servizio, perché si è grandi nel mettersi a tavola co i poveri, i veri amici di Gesù. Chiediamo al Signore che ci ridoni la vista, la capacità di vedere il bisogno degli altri, di ascoltare il grido dei poveri e di fermarci per prenderci cura di loro in questo mondo dove l’indifferenza fa da padrona, ma anche dove tanti cercano e desiderano una vita diversa. Caro Luca, cari amici di Nuovi Orizzonti, siate sempre segno della presenza buona e misericordiosa di Gesù perché i tanti mendicanti di guarigione e di amore possano trovare in voi e in ciascuno di noi la risposta al loro grido di aiuto. La Cittadella Cielo, ormai quasi conclusa, sia un segno di misericordia in questa nostra terra! E tu, caro Luca, sii servo della Parola e dell’altare, quella Parola eterna che si è umiliata fino a divenire uno di noi, quell’altare del sacrificio di un uomo, Figlio di Dio, che non ha voluto vivere per se stesso, ma che ha vissuto e morto per la nostra salvezza. Ama la Parola di Dio, meditala perché diventi parte della tua vita. La preghiera assidua sia di sostegno per il tuo ministero, mentre noi non ti faremo mancare la nostra. Amen. 

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