
Es 14,15-15,1; Is 55,1-11; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Mc 16,1-7
Care sorelle e cari fratelli,
siamo entrati in questa Chiesa nel buio della notte illuminati del cero pasquale, la luce del risorto. Come le donne di cui ci ha parlato il Vangelo anche noi siamo venuti a cercare Gesù dopo averlo seguito in questi giorni mentre portava la croce. Quel buio è il buio del sepolcro, della morte, che sembra portare via tutto con sé. A volte ne abbiamo paura, ma ci troviamo impotenti davanti a essa. Gli uomini fanno finta di dimenticarla. Ci mettono una pietra sopra, pesante, come fecero sulla tomba di Gesù, ma non sanno che fare. Solo paura! Spesso si cerca di esorcizzarla o la si allontana, come si fa con gli anziani che vengono allontanati perché la loro fragilità infastidisce e quando muoiono soli in istituto a volte nessuno se ne occupa.
Chissà, quelle donne saranno andate al sepolcro con mestizia ed anche un po’ deluse da quel loro amico, che aveva parlato loro come nessun altro suscitando tante speranze. Anche se la loro unica preoccupazione riguarda la pietra pesante da rotolare via, andarono per ungere quel corpo, volendo compiere un ultimo gesto di affetto verso quell’uomo che tanto aveva fatto per loro. Anche noi siamo qui perchè crediamo che Gesù abbia ancora qualcosa di importante da dirci. Un giovane vestito di una veste bianca le sorprese: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui…. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. E’ sorprendente che Marco non parli di un angelo, ma di un giovane, con un’allusione a quel giovane che fuggì al momento dell’arresto di Gesù mentre lo volevano prendere. Ora quel giovane rappresenta Gesù stesso, il risorto, che invita quelle donne a non avere paura. Quel crocifisso è risorto, è vivo. Lui aspetta i suoi discepoli in Galilea, il luogo degli inizi, per chiamare di nuovo quelle donne e quegli uomini a seguirlo anche dopo la conclusione terrena della sua esistenza.
Ogni Pasqua è un nuovo inizio, cari fratelli. Si riaccende la luce della vita, della misericordia di Dio, del suo amore senza limiti che raggiunge anche noi, uomini e donne limitati, in una nuova stagione, quella del risorto, della vita che vince la morte, della mitezza che rende inutile la violenza e dona la pace. Non spegniamo la luce di questo giorno nelle abitudini della nostra vita. Torniamo ad ascoltare il Vangelo di Gesù ogni domenica per poter vivere nella misericordia e abbandonare gli egoismi, per trovare quella gioia che viene dal dare più che dal ricevere. Abbiamo ascoltato nel libro di Isaia: “O voi tutti assetati, venite all’acqua; voi che non avete denaro, venite, comprate senza denaro, senza pagare vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non sazia?”. Cari fratelli, qui tutto è grazia, tutto è misericordia. Qui possiamo trovare ristoro per la nostra vita. Accanto a Gesù, ascoltando la sua Parola, saremo dissetati nella nostra sete di amore. Qui, nella preghiera troveremo la forza che ci sostiene nella fragilità, nelle difficoltà, nella fatica. Un fiume di acqua viva scorre dalla casa di Dio. E’ il fiume del suo amore, è la corrente di misericordia che feconda la vita di ognuno e che noi possiamo comunicare a tutti. Qui con Gesù gusteremo la gioia del Vangelo. Nella Pasqua è la sorgente della misericordia di cui tutti abbiamo bisogno. Non dimenticarlo quando torni a casa tua. Non farti imprigionare dalle abitudini che ti legano a te stesso, al tuo piccolo mondo, a quello che hai sempre fatto. Abbiamo bisogno della misericordia della Pasqua, dell’acqua di vita che sgorga dal Vangelo, della pace e della gioia che possiamo trovare nel popolo dei cristiani che insieme pregano e festeggiano il risorto.
Davvero a volte spendiamo denaro ed energie per ciò che non conta e smettiamo di cercare il Signore, di tornare là dove s’incontra. Torniamo da Lui ogni domenica, Pasqua della settimana, per cominciare ogni settimana alla sua luce, per ritrovare quella forza di amore che sola può riempire il nostro cuore. Siamo qui oggi. Come le donne del Vangelo, siamo anche noi pieni di paure e incertezze. Ma oggi un giovane, un angelo, ci parla, ci rassicura: in quel crocifisso che sta davanti a noi c’è il volto del risorto. Le sue piaghe rimangono scolpite nel dolore di tanta gente, nelle ferite della guerra, del terrorismo, della povertà e della solitudine. Sono scolpite nei volti di quei giovani studenti cristiani uccisi barbaramente nel campus universitario di Garissa in Kenia. Siamo venuti qui perché guardando la croce possiamo dare una risposta a quel dolore e a quella violenza. La risposta sta nella resurrezione, ma anche in una vita spesa nell’amore e nella misericordia. La misericordia di Dio si manifesta infatti pienamente nella Resurrezione di Gesù.
Cari fratelli, tanti aspettano il dono della misericordia, luce della Pasqua. La aspettano vicino a noi gli anziani soli, i malati, i carcerati, i deboli, i poveri, le famiglie in difficoltà, quelle che alcuni di voi hanno incontrato in questi mesi alla mensa o nei centri di ascolto. La aspettano i popoli in guerra, i poveri del mondo, i malati, i cristiani perseguitati, i bambini di strada e quelli soldato, le donne sfruttate. La aspettano anche tante donne e uomini disorientati, spaventati, dominati dall’egoismo che isola e chiude in se stessi. C’è una grande attesa in ogni angolo della terra che qualcuno comunichi la misericordia che sgorga dalla Pasqua. Chiediamo al Signore di unirci alle donne e ai discepoli che a partire da Gerusalemme annunciarono in tutto il mondo la Pasqua del Signore. Che il Signore risorto mantenga viva in noi la luce della Pasqua, perché illumini sempre la nostra vita e quella di tutti coloro che incontreremo nelle nostre giornate. Amen.
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