
Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,
“lo Spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri”: sono le parole che abbiamo ascoltato dal profeta poi riprese da Gesù nella sinagoga di Nazareth proprio all’inizio della sua vita pubblica. Si potrebbe dire che in esse si racchiude il programma del suo essere tra noi. Queste parole sono rivolte a noi tutti, ma in particolare a noi sacerdoti, consacrati con l’unzione al servizio del Signore e del suo popolo.
A partire da queste parole, che fanno il cuore della nostra celebrazione, vorrei fare una prima riflessione: nessuno è consacrato per se stesso. Ognuno di noi, come ha sottolineato anche la recente assemblea dei vescovi italiani ad Assisi, è consacrato in un presbiterio. Forse a volte si perde questa dimensione del nostro essere sacerdoti, perché l’individualismo del mondo porta tutti, anche noi, a pensarci da soli o solo con i nostri, senza connetterci con gli altri con umiltà, quindi non ascoltando che se stessi e criticando gli altri. L’individualismo è la tentazione quotidiana di ognuno, preti e laici, ed è esattamente all’opposto di quanto Gesù è venuto a donarci e che l’ultima cena con i suoi ci ricorda in modo del tutto particolare, mentre ci apprestiamo a celebrarla. Gesù “ha desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua” con noi. Il suo desiderio è vivere in comunione con i discepoli, con la stessa intensità con la quale Egli stesso vive in comunione con il Padre. In questa comunione di vita, rappresentata dall’Eucaristia che celebriamo quotidianamente, viene rinnovata la nostra consacrazione. E oggi, nella Messa Crismale, mentre rinnoviamo insieme le promesse sacerdotali, essa viene ribadita e rafforzata come una grazia che il Signore viene a donare alla nostra povera vita. Dovremmo essere grati per questo.
Noi siamo consacrati in un popolo e per il popolo. E’ la seconda riflessione che mi suggerisce la celebrazione di oggi. Papa Francesco ha posto l’accento più volte, a partire già dal giorno della sua elezione, su questa dimensione del Vescovo e del sacerdote. Noi siamo consacrati dentro il popolo di Dio e al suo servizio. La consacrazione degli oli santi, che oggi è il cuore della celebrazione, indica proprio questo orizzonte nel quale si colloca il nostro ministero, attraverso il quale conferiamo ad ognuno la grazia di poter entrare nel popolo santo di Dio e di vivere in comunione con il Signore dall’inizio con l’olio dei catecumeni e il crisma, fino al termine della vita, con l’olio degli infermi. Con lo stesso crisma riceviamo il sacramento della confermazione e noi diaconi e sacerdoti entriamo a far parte dell’ordine sacro. Cari fratelli, il ministero sacerdotale è un dono prezioso che è stato posto nelle nostre mani, perché con gioia lo mettiamo al servizio del popolo di Dio. A volte si vive con fatica e con un cuore pesante questo ministero, senza comunicare quella gioia che dovrebbe venire da uomini benedetti dalla grazia di Dio. Certo, esiste una fatica quotidiana del ministero. Le difficoltà non mancano. Siamo tutti fragili e deboli, soprattutto quando gli anni avanzano. Tuttavia, non lasciamoci andare allo scoraggiamento, non facciamoci imprigionare dalla tristezza, non lasciamo prevalere nel cuore astio, rancore, malevolenza, facili giudizi. Questi sentimenti fanno solo male e impoveriscono il nostro spirito, oltre ad allontanarci dagli altri. Viviamo la gioia del dono gratuito di quanto abbiamo ricevuto nel ministero sacerdotale dentro questo popolo. Ricordiamo sempre, parafrasando il Vangelo, che “a chi molto ha ricevuto, molto sarà richiesto”.
Infine, cari amici, noi siamo consacrati per tutti, ma soprattutto per i poveri e per i lontani. La nostra vita personale e quella delle nostre comunità non può non essere una vita spesa al servizio dei poveri. “L’anno di grazia” che il Signore è venuto a proclamare, come abbiamo ascoltato dal profeta e dal Vangelo, riguarda innanzitutto i poveri. Il ministero di Gesù si è consumato tra pubblicani, peccatori, malati e poveri. Esiste un mondo di donne e uomini che non conosciamo, che vivono ai margini della Chiesa, che aspettano che qualcuno li incontri, li ascolti, ci parli. Non basta occuparsi di quelli che ci sono, dimenticando che molti sono fuori dal nostro popolo, mentre altri, come spesso gli anziani, sono abbandonati a se stessi in vita e persino nella morte. Mi chiedo: non dovremmo occuparci di più di loro? Non dovremmo vivere di più per la strada, nelle case (magari non solo per un pranzo o una cena!), nei luoghi di dolore, là dove vive la gente, per comunicare la gioia del Vangelo in maniera più larga e generosa? Noi non siamo consacrati innanzitutto per gestire un’istituzione, ma per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo morto e risorto per noi. E’ vero, a volte la gestione e l’amministrazione portano via tempo. Non fermiamoci però a questo. Non aspettiamo che gli altri vengano a noi. Noi siamo mandati agli altri e per gli altri. In questo tempo difficile le donne e gli uomini guardano alla Chiesa e a noi come a luoghi di speranza e di misericordia. Papa Francesco ha risvegliato nel cuore di tanti il desiderio di Dio, una domanda di Vangelo. Siamo tuti chiamati a raccogliere questa domanda e questo desiderio per aiutare ognuno a trovare una risposta. E la risposta si trova nel popolo, in una comunità accogliente, umana, misericordiosa, di gente che non litiga, che non afferma se stessa contro gli altri, che non giudica sentendosi migliore, non disprezza nessuno, che ascolta con pazienza e umiltà. L’umiltà è una grande virtù, cari amici. Vorrei dire in conclusione che l’umiltà è la virtù del giovedì santo. Rivestiamoci di umiltà per riconoscere il grande dono di grazia che il Signore ci ha fatto per metterlo al servizio del nostro popolo con gioia e generosità. Vi ringrazio cari sacerdoti per quello che fate, per la dedizione del vostro ministero sacerdotale. Vi affido al Signore perché moltiplichi il suo amore in ciascuno di voi e in me, per essere segno di quell’unità per cui egli stesso ha pregato prima di essere messo a morte. Chiedo a voi, care sorelle e cari fratelli, di accompagnarci nella preghiera, di cui abbiamo anche noi bisogno (siamo infatti anche noi limitati e peccatori) per essere sempre al vostro servizio come il Signore chiede ai suoi ministri. La Vergine Santa, Madre di Cristo e della Chiesa, ci custodisca in comunione con suo Figlio, in quel vincolo di amore che tutto può e tutto ottiene. Amen. ![]()
Qui una breve fotogallery dell’evento
Fotogallery Santa Messa Crismale 2015
