Omelia Veglia Missionari martiri 2015

Veglia Martiri 2015

Care sorelle e cari fratelli,
   come ogni anno con fedeltà partecipiamo a questa veglia per i missionari martiri, uccisi soprattutto nell’ultimo anno. Questa data fu scelta a partire da quel 24 marzo 1980 quando Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, fu ucciso dagli squadroni della morte mentre celebrava la Santa Messa, proprio all’inizio dell’offertorio. Dopo 35 anni è stato Papa Francesco a riconoscere il suo martirio, per cui Romero sarà beatificato il 23 maggio prossimo a San Salvador. Ascolteremo questa sera nomi di donne e uomini che, come Romero, hanno dato la vita per il Vangelo e per Gesù, per l’amore verso di Lui e verso il prossimo, soprattutto verso i poveri. Perché uccidere chi ama? Perché il terrorismo uccide tante gente innocente e tanti cristiani? Perché si uccide persino in nome di Dio, invocando il suo nome? Sono domande a cui non sappiamo dare una risposta soddisfacente. Sappiamo solo che l’amore gratuito dei cristiani interroga, la loro mitezza mette in discussione un mondo che pur di allargare il proprio potere non esita a uccidere. Quando l’io diventa padrone assoluto di se stessi, tutti possono diventare nemici, persino quelli della tua carne, della tua famiglia, del tuo popolo, della tua stessa religione; anche bambini, vecchi, donne, diventano obiettivi da eliminare. L’io diventa il proprio dio. E’ quanto stiamo constatando in questo tempo, dove lo spettro della violenza sembra raggiungere livelli inauditi.

   Aveva ragione Mons. Romero quando diceva in un paese dilaniato dall’odio e dalla violenza: ““E’ necessario, fratelli, cacciar via tanti idoli, quello dell’io prima di tutto, per essere umili. Solo attraverso l’umiltà sappiamo essere redentori, sappiamo essere collaboratori della vera liberazione di cui il mondo ha bisogno. Una liberazione che si urla contro altri non è vera liberazione. Una liberazione che procura rivoluzioni di odi e di violenze, togliendo la vita agli altri o reprimendo la dignità degli altri, non può essere vera libertà. La vera libertà è quella che si fa violenza a se stessa, come Cristo, quasi disconoscendosi come sovrano, si fa schiavo per servire gli altri. I liberatori autentici, in questa ora tremenda, chiedono alla nostra Patria cuori umili, cuori nei quali brilli l’amore come caratteristica cristiana”.

   L’umiltà è la premessa dell’amore di Dio e del prossimo. Senza umiltà non saremo che servi di noi stessi e delle nostre ambizioni, del nostro io. Cari amici, anche i cristiani non sono sempre umili. Talvolta siamo superbi, dominati dall’io, che ci fa innalzare a giudici, che ci fa criticare, sparlare, perché ci fa credere giusti, inascoltati, incompresi, ci fa arrabbiare. A volte sarebbe bene arrabbiarsi con se stessi invece di prendersela sempre e solo con gli altri. Quanta superbia a volte nei nostri cuori e nelle nostre comunità! Da essa nessuno è esente. Solo l’umiltà dona la sapienza del cuore, insegna la bontà, la pazienza, la mitezza. E’ ancora Mons. Romero che parla: “Dio ha seminato bontà. Nessun bambino è nato cattivo. Tutti siamo stati chiamati alla santità. I valori che Dio ha seminato nel cuore dell’uomo, e che i contemporanei tanto stimano, non sono pietre rare, sono cose che nascono continuamente. Perché allora vi è tanta malvagità? […] La vocazione primigenia, originaria dell’uomo è la bontà. Tutti siamo nati per essere buoni. Nessuno è nato con inclinazioni a fare sequestri, a essere un criminale, a essere un torturatore, a essere un assassino […] Perché allora, Signore, sono spuntate nei tuoi campi tante zizzanie? Lo ha fatto il nemico, dice Cristo. L’uomo ha lasciato che nel suo cuore crescessero le erbacce, le cattive compagnie, le cattive inclinazioni, i vizi […] Ma tutti siamo stati chiamati alla bontà…”

   Sì, cari amici, la bontà nasce dall’umiltà e dall’innocenza del bambino. Gesù questa sera ci prende con sé, come prese Pietro, Giacomo e Giovanni, perché stessero con lui nell’ora della sofferenza. Gli umili sanno stare con chi soffre, perché si avvicinano con mitezza, ascoltano, pregano. Forse non sanno dare grandi consigli, come gli amici di Giobbe che pensavano di conoscerlo, ma stanno con i dolenti e i sofferenti, stanno con i vecchi soli, accolgono i poveri e gli stranieri, visitano i malati, sono uomini e donne di bontà e misericordia. Questa sera stiamo con Gesù, volgiamo a lui il nostro sguardo e la nostra supplica, accompagniamolo nella settimana santa verso la croce con la preghiera e viviamo con bontà.

+ Ambrogio Spreafico

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