Testo dell’omelia del Vescovo, in Cattedrale, in occasione del Te Deum.
Care sorelle e cari fratelli,
al termine di un anno ci troviamo insieme nella nostra Cattedrale per cantare il Te Deum di ringraziamento al Signore mentre celebriamo la solennità della Divina Maternità di Maria. Perché ringraziare il Signore? Di fronte a questo tempo difficile, alla crisi economica, alle catastrofi naturali e alle guerre, ognuno di noi potrebbe avere motivi per lamentarsi e prendersela con Dio invece di ringraziare. Del resto, il lamento e la rabbia sono spesso le risposte alle difficoltà dei tempi. Tuttavia oggi siamo qui innanzitutto per ringraziare il Signore, per riappropriarci di questo sentimento antico e di una parola così semplice, ed altrettanto rara, che è dire “grazie”. Lo faremo soprattutto al termine della Messa nel canto del Te Deum di ringraziamento, ma tutta la Liturgia Eucaristica è un rendimento di grazie.
Diciamo il nostro grazie con Maria, la Madre di Dio, che fu chiamata dall’angelo “piena di grazia”. La grazia è l’amore gratuito di Dio che ci raggiunge per accompagnarci, liberarci dalla tristezza e dall’egoismo che fanno chiudere in se stessi, aiutarci a vivere come fratelli e sorelle, a volerci bene, ad essere donne e uomini di pace in un mondo di conflitti e di guerre. Lo diciamo anche con i pastori i quali, dopo aver incontrato Gesù, “tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”. Una donna piccola e giovane, Maria, e uomini piccoli e poveri, i pastori, lodano Dio, lo ringraziano per averlo accolto e incontrato in un bambino, Gesù, deposto in una mangiatoia come un povero. I piccoli e i poveri sanno dire grazie. Non hanno nulla da difendere, da pretendere, da negoziare. Non sono parte della storia dei potenti del mondo, non possono comprare nessuno con il denaro, non hanno eserciti né armi per difendersi o per allargare il loro potere, persino le loro ragioni e i loro diritti non contano per i grandi della terra, come non contano le ragioni e i diritti dei poveri nel nostro mondo. Muoiono in mare, ma ormai pochi si scandalizzano, muoiono nelle città per il freddo, come Gregorio, polacco di 40 anni, morto ieri per strada all’Esquilino a Roma, continuano a morire per ebola in Africa Occidentale, ma nessuno ne parla più, muoiono per le guerre e il terrorismo (abbiamo letto prima i nomi dei tanti paesi segnati dai conflitti. Quanti sono ancora!), muoiono i bambini e i ragazzi per la schiavitù di un duro lavoro (si calcola che siano 168 milioni i minori schiavi del lavoro nel mondo!), ma chi se ne dà pensiero? Loro non riescono neppure a dire grazie, perché pochi si accorgono di loro e li ascoltano.
Cari fratelli, facciamoci piccoli anche noi. Dimettiamo la prepotenza, l’arroganza, la continua difesa di noi stessi, che porta divisioni e inutili conflitti. Il Regno di Dio è dei bambini, dei piccoli, dei poveri. Uniamoci a loro. Riconosciamo l’amore di Dio per la nostra vita. Non possiamo non dire grazie a Lui anche solo paragonando la nostra vita con quella di tanti che soffrono e muoiono nel mondo. Non possiamo non dire grazie pensando al dono della pace che viviamo nel nostro paese da 70 anni dopo un secolo di guerre. Mentre diciamo il nostro grazie al Signore, ricordiamoci dei poveri e dei piccoli nella preghiera, come abbiamo fatto prima della Messa pregando per la pace. Chiniamoci sulle ferite della loro vita, ascoltiamoli e soccorriamoli nel bisogno, come molti fanno anche in questa nostra città. La mensa per i poveri e le famiglie in difficoltà aperta da poco qui a Frosinone sia un segno piccolo e concreto della nostra vicinanza e solidarietà con chi soffre e fatica nella vita. Continuiamo a sostenerla ognuno come potrà.
Questo Natale aiuti ciascuno di noi a ritrovare la gioia del dare, di quella gratuità che libera nel cuore di ognuno energie di bene e di bontà. Maria, la Madre di Dio, ci insegni la tenerezza verso tutti. Il mondo ha bisogno della tenerezza di Dio. Sia allora ogni nostra comunità come una Madre che accoglie e vuole bene. A volte c’è troppa freddezza nella Chiesa, troppa distanza. Spesso ci dimentichiamo di coloro che non ci sono vicini e a volte siamo maestri nel giudicare ma poco nell’incontrare. E’ necessaria più attenzione al bisogno degli altri, più fedeltà e rispetto nell’avvicinare chi è lontano. Impariamo tutti la pazienza dell’amore. Facciamoci portatori della tenerezza di Dio verso tutti. Penso ai piccoli e ai giovani. Mostriamo loro il volto benevolo del Signore e di una Chiesa che come Maria accoglie e protegge. Penso agli anziani e alla loro solitudine. Non abbandoniamoli. I giovani diventino loro amici, perché anziani e giovani insieme ricostruiscono un tessuto di amicizia tra le generazioni di cui abbiamo bisogno. Penso a chi ha perso il lavoro e a chi non lo trova. Non lasciamoli soli nelle difficoltà della vita quotidiana. Sosteniamoli nelle loro aspettative. Penso alle nostre responsabilità come cittadini. Ognuno secondo le sue possibilità cerchi di contribuire al bene comune evitando di sottomettere tutto al proprio interesse personale. Sappiamo quanto male ha fatto al nostro paese la sete di denaro e la corruzione! Infine chiediamo al Signore di continuare a proteggere la nostra vita e questa terra, perché insieme possiamo costruire un futuro più umano per il bene di tutti. La Vergine Santa stenda il manto della sua misericordia su tutti noi, sulle nostre famiglie, sulle nostre comunità, sulla nostra terra, e ci doni la tenerezza di Dio. Amen.
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