Apertura diocesana dell’Anno della Vita Consacrata – IV domenica di avvento

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2 Sam 7,1-5.8b-12.14°.16;
Rm 16,25-27; Lc 1,26-38

Care sorelle e cari fratelli, ho voluto dare inizio solennemente con voi all’Anno della Vita Consacrata, che vi unisce non solo agli Istituti da cui voi provenite, ma a tutta la Chiesa. Vorrei prima di tutto ringraziarvi per la vostra presenza e per il dono del vostro variegato servizio nella nostra Diocesi, per alcuni da molto tempo. Papa Francesco si è rivolto a voi con una Lettera Apostolica, nella quale vi ha invitato a rileggere la vostra storia e il vostro carisma nel tempo che stiamo attraversando. Spesso la storia si rilegge con tristezza. Si ha a volte nostalgia del passato, e quindi lo si guarda come un tempo migliore dell’oggi, che si vive invece con rassegnazione e tristezza, senza speranza. Quindi ci si chiude con facilità in se stessi, come se il nostro compito fosse quello di difendere un istituzione o delle strutture, quasi con la paura di perdere quello che a fatica si è costruito.


   Ma la Parola di Dio ci sorprende come sorprese Maria. Bisogna lasciarsi sorprendere dalla Parola di Dio. Giovanni Paolo II diceva: “La storia è piena di sorprese. Ma tutto può cambiare”. E’ facile invece imprigionarla nelle abitudini, nella ripetizione di se stessi e di quello che si è sempre fatto. Per questo si fa fatica a convertirsi e a rinnovarsi. “Rallegrati, piena di grazia; il Signore è con te”. E’ un invito alla gioia quello che ci viene rivolto, un invito ad uscire dalla tristezza, dalla rassegnazione e dal vittimismo. Il Vangelo è gioia, perché manifesta la grazia, la gratuità dell’amore di Dio che non abbandona i suoi figli. Il Signore conosce la nostra fragilità e le nostre incertezze e paure. Anche Maria rimase turbata. Non si aspettava quelle parole. Tuttavia non si chiuse in se stessa. Innanzitutto pose domande all’angelo che le parlava. Poniamo davanti al Signore le nostre domande, le nostre incertezze, le nostre fragilità. Non abbiamo paura di rivolgerci a lui, di interrogarlo. Non ci farà mancare la risposta, anche non sempre sarà come noi la vorremmo.

   L’angelo annuncia a Maria qualcosa di grande, il miracolo della nascita del Figlio di Dio tra noi. Il Signore compie cose grandi nella vita delle donne e degli uomini. Per questo siamo qui oggi, perché il Signore torni a compiere cose grandi nella nostra vita. A volte ci accontentiamo di risposte modeste, scegliamo una vita mediocre, ci lasciamo imprigionare da cose piccole e futili, che ci rubano tempo ed energie fino a rattristare la vita comune e a privarci della commozione davanti al bisogno della gente. I vostri fondatori, suscitati dalla Spirito, in maniera diversa hanno risposto alla chiamata di Dio facendo rivivere la gioia e la forza del Vangelo nel loro tempo. Vi hanno lasciato in eredità un carisma, uno spirito con cui vivere la vostra vita nella Chiesa e nel mondo come discepoli di Gesù, testimoni del suo Vangelo, tra i poveri, i piccoli, gli uomini e le donne, senza distinzione, con larghezza di cuore. Nella vostra storia il carisma ha dato frutti di bene non solo in questa terra. Papa Francesco vi ha posto delle domande: “L’anno della Vita Consacrata ci interroga sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri fondatori, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, siamo ad essa vicini fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi?”

   Sono domande che aprono alla conversione del cuore e delle opere che hanno fatto la vostra storia. Il mondo ha bisogno della profezia di donne e uomini che sappiano parlare di Dio, testimoniare la misericordia e la tenerezza di Dio, comunicare la gioia del Vangelo. Non si può vivere chiusi nelle proprie realtà come se fossero dei baluardi da preservare dal cambiamento della storia. Oggi la vita è difficile. Tanti soffrono lontano e in mezzo a noi. Le ingiustizie, le guerre, il terrorismo, le malattie come ebola che uccidono, la povertà, l’abbandono degli anziani, la violenza sui bambini e sulle donne, il sopruso della criminalità e della corruzione, il disprezzo dei poveri, i lunghi viaggi e la morte dei profughi (circa 3500 sono morti nel Mediterraneo solo quest’anno) sono solo alcuni dei nomi di un mondo dove il male è forte e cresce l’indifferenza. Tutto questo ci interroga, ci chiede di uscire da un mondo disegnato a nostra misura. Care sorelle e cari fratelli, il Signore ci chiede di lasciarci sorprendere dalla sua Parola, per tornare a sognare un mondo nuovo, perché “niente è impossibile a Dio”. Noi dobbiamo solo dire il nostro sì, accogliere il sogno di Dio sul mondo, il sogno di un’umanità liberata dal Signore che sta per venire. Allora come Maria diciamo: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”, e non secondo la mia parola e quella delle mie abitudini, fossero anche buone. Solo così si potrà compiere il miracolo del Natale, del Signore che viene a visitare la nostra vita e il mondo. Sì, “vieni Signore Gesù”. Abbiamo bisogno della tua parola, della tua nascita in mezzo a noi. Vieni a rinnovare i cuori e la vita di ognuno di noi e delle nostre comunità, perché possiamo servirti e amarti nella vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei poveri, i tuoi amici privilegiati. Vieni nella vita dei poveri e dei deboli, vieni dove c’è la guerra, vieni a liberare il mondo dalla violenza e dal male. Noi ti aspettiamo nella preghiera e in una vita rinnovata dal tuo amore. Amen.

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