Omelia per San Lorenzo 2014

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San Lorenzo – Amaseno 2014

Care sorelle e cari fratelli,
siamo di nuovo insieme dopo aver dato inizio solennemente all’anno giubilare che ricorda i quattrocento anni dalla prima liquefazione del sangue del nostro martire. Ogni anno San Lorenzo ci dona la possibilità di ritrovarci attorno alla mensa del Signore per ascoltalo e accoglierlo nella nostra vita, come ha fatto lui.


Abbiamo portato la reliquia del suo sangue a Malta, su richiesta della Chiesa locale. Ha attraversato il Mediterraneo, il nostro mare, come quei tanti migranti che arrivano sulle nostre coste in cerca di un futuro libero dalle guerre e dalla povertà. Ho pensato che lui, diacono, servo dei poveri della Chiesa di Roma, sarebbe stato su quei barconi per soccorrerli, per aiutarli, per farli giungere a un porto sicuro. Ho pensato anche che oggi correrebbe in Iraq o in Siria per soccorrere e difendere quei cristiani costretti a fuggire da una furia omicida e disumana. Mentre celebriamo questa bella festa, cari amici, non possiamo dimenticare le sofferenze del mondo. Non siamo qui infatti per ripetere un rito, ma per farci aiutare da San Lorenzo a vivere la stessa compassione e lo stesso amore che egli ha avuto per i poveri.
   Vorrei allora porci alcune domande, come se fosse egli stesso a porcele. La prima: davanti a una testimonianza così forte e singolare che cosa è cambiato nella nostra vita in questi anni? Che cosa è cambiato ad Amaseno in questi anni? Abbiamo imparato ad assumere l’insegnamento che ci viene dalle parole del Vangelo che sempre ascoltiamo in questa bella festa o non siamo rimasti sempre gli stessi? Il martire Lorenzo era un diacono, viveva per servire e aiutare i più poveri. Mi chiedo: è possibile servire anche quando si vive un momento difficile o noi non pretendiamo piuttosto sempre di essere serviti, riveriti, apprezzati, considerati e ci infastidiamo quando gli altri non sono attenti alle nostre esigenze? Nel Vangelo abbiamo ascoltato Gesù che dice: “Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà”. Non dovremmo tutti imparare a seguire il Signore, cioè a vivere con lui, ad ascoltare la sua parola, per imparare a servire gli altri?

   Mi potreste chiedere: come servire? E’ la seconda cosa che vorrei dire. Si serve se si comincia a dare qualcosa di sé. Uno potrebbe dire: che cosa dare? Già ho poco per me, come posso dare agli altri? Siamo tutti un po’ avari nel dare. Il mondo ci abitua a pretendere, a chiedere, a volere, ad accumulare per paura di non avere in futuro, non ci insegna certo a dare. Eppure “la gioia viene dal dare più che dal ricevere” (Atti 20,35). Chi pretende, chi non si accontenta mai, chi vorrebbe sempre dagli altri, è condannato alla tristezza. La tristezza è il destino degli egoisti. Peccato che gli egoisti intristiscono e rendono difficile anche la vita degli altri! Nella seconda lettera ai Corinzi San Paolo ci ha suggerito di “seminare con larghezza, con generosità” . Il bene va seminato con generosità, altrimenti appassisce. In ognuno di noi c’è del bene. Non teniamolo per noi. Diamo agli altri qualcosa di nostro, fosse un gesto di bontà, un po’ di tempo per ascoltare o visitare una persona sola o malata, un po’ di solidarietà verso chi ha bisogno. Condividiamo quello che abbiamo, perché solo nella generosità del dare il bene e l’amore si moltiplicano e danno gioia. Ma quanto è difficile lavorare insieme, collaborare. Non siamo ancora troppo egoisti anche noi cristiani? Istintivamente si pensa al proprio benessere personale e ci si condanna alla tristezza, alla rabbia, al lamento, al continuo confronto con gli altri e al giudizio, al litigio. Che peccato! Potremmo essere tutti più felici, ma abbiamo paura di perdere quello che abbiamo e ci condanniamo alla tristezza!
   Infine vorrei chiedermi: è possibile imitare il nostro martire nella vita di ogni giorno? Credo ci sia un modo semplice. Dopo la Santa Messa e la processione torneremo a casa nostra. Non dimentichiamo quello che abbiamo vissuto. Portiamo nel cuore le parole che abbiamo ascoltato. Portiamo nel cuore Gesù e il suo Vangelo come faceva san Lorenzo. Allora vedrete che saremmo tutti più felici. E facciamoci sempre una domanda: cosa farebbe Gesù al mio posto? Così, quando incontrerai una persona che non ti è simpatica, un’altra che ti ha fatto un torto, uno che pensi sia cattivo, ti chiederai: che cosa farebbe Gesù al mio posto? Lo saluterebbe o farebbe finta di niente? Penserebbe male di lui o si fermerebbe a parlarci? Perdonerebbe o continuerebbe ad evitarlo covando rancore nel cuore? Cosa farebbe Gesù se sapesse di una persona malata o anziana, farebbe finta di niente o l’andrebbe a trovare anche se non è sua parente? Cosa farebbe Gesù di fronte a una famiglia bisognosa, a una persona che viene emarginata o giudicata? La disprezzerebbe o l’aiuterebbe come ci raccontano i Vangeli che vedono Gesù sedersi a pranzo con i peccatori e le prostitute?

Cari amici. Vivere il Vangelo è semplice. Siamo noi che lo complichiamo perché tutti vorremo che gli altri cambiassero, mentre siamo poco disposti a cambiare noi stessi. Se almeno una volta al giorno, quando pretendiamo dagli altri qualcosa, ci chiedessimo: ma io faccio ciò che pretendo da un altro? O quando vogliamo essere amati se ci chiedessimo: ma io so voler bene come pretendo dagli altri? Che il nostro martire Lorenzo ci insegni la via semplice del Vangelo, quella del perdono, della misericordia, della bontà, dell’amore per tutti, soprattutto per i poveri e i bisognosi. E infine, ci insegni la via della preghiera, che aiuterà anche chi è lontano da noi, come i cristiani perseguitati o che vivono in difficoltà, ma sarà anche una medicina e una grande libertà per il nostro cuore.
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