
C are sorelle e cari fratelli,
abbiamo iniziato questa Santa Liturgia nel buio della notte, il buio della morte a cui fu condannato il Signore Gesù, l’unico giusto. Il buio si trova spesso anche nella nostra vita e in quella del mondo, là dove la gente soffre, là dove il male vince sul bene, dove l’egoismo lascia soli, la ricchezza crea povertà, la violenza e la prepotenza producono divisioni e inimicizie, dove gli uomini si fanno la guerra. Così era avvenuto anche quei giorni a Gerusalemme, quando quel giusto fu tradito, arrestato, condannato e crocifisso. Era un uomo buono, amico dei poveri e dei peccatori. Ma il suo amore era troppo grande per essere accettato dagli uomini, poneva troppe domande, chiedeva di rimanere con lui, di seguirlo e ascoltarlo, di avere uno sguardo benevolo verso gli altri, chiedeva il perdono e l’amore per i nemici. Un amore troppo grande per noi sempre misurati e calcolatori nell’amore!
Ma lui non si è dimenticato di noi, come non ha abbandonato i suoi discepoli nel buio delle loro paure. Lui è il Dio della vita. Solo il suo amore poteva vincere la morte, il male peggiore e invincibile. Quel mattino le donne andarono al sepolcro. Ci fu un terremoto, un angelo scese dal cielo e rotolò via la pietra dal sepolcro, ma lui non c’era più. Quelle donne non capirono e furono prese dalla paura. Anche a noi sembra impossibile a volte credere alle parole dell’angelo: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto”. Sì, care sorelle cari fratelli, Gesù è risorto, il suo amore ha vinto la morte, perché solo l’amore è più forte della morte. Non abbiate paura davanti al male, alla sofferenza, al dolore, alla morte. Gesù è risorto. Egli è la vita, la luce che illumina le nostre incertezze, che libera dalla paura, che vince il male con il bene. Oggi si avvicina, ci viene incontro mentre ancora sembriamo increduli, ci rivolge un saluto pieno di affetto: “Salute a voi”. Quel saluto è lo stesso saluto dell’angelo alla Vergine Maria a Nazareth. E’ l’inizio di una vita nuova, di un tempo nuovo. E’ un saluto di pace. E’ la grazia di Dio che si avvicina a un mondo di gente impaurita e presa da se stessa.
“Non abbiate paura!” E poi: “salute a voi, pace a voi”, come altrove Gesù dirà dopo la resurrezione. Gesù avrebbe potuto arrabbiarsi con i suoi discepoli che lo avevano abbandonato. Avrebbe potuto rivolgersi ad altri. Invece torna da loro, come torna da noi questa notte. “Non abbiate paura!”, care sorelle e cari fratelli. Non abbiate paura di aprire le porte a Gesù, come disse Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato e che domenica la Chiesa proclamerà santo. Noi viviamo con tante paure, che ci fanno chiudere in noi stessi e ci fanno vivere male. Aprite le porte a Gesù. Lui è vivo, è in mezzo a noi. Ci vuole incontrare, parlare, aiutare. Non tornare oggi a casa tua come tutte le volte che Gesù ti è venuto incontro. Gesù va incontro alle donne ancora impaurite ma anche piene di gioia e dice: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.
Gesù rimanda i suoi discepoli all’inizio, quando lo incontrarono per la prima volta in Galilea. E’ come se volesse ricominciare con loro dall’inizio. Sì, la Pasqua non è un rito, è un nuovo inizio. Anche per noi può essere un nuovo inizio, l’inizio di una nuova vita con Gesù. L’inizio è nella Galilea, la periferia del grande impero romano, piccola terra in un impero di potenti e di eserciti. Non avere paura anche tu di andare nelle periferie di questa terra, là dove la gente soffre, dove gli anziani sono soli, dove le famiglie fanno fatica a vivere, dove i deboli e gli immigrati sono a volte disprezzati o ignorati. Là Gesù ti dà appuntamento. Lo incontrerai in quelle periferie: nella solitudine di un anziano, nella storia difficile di uno straniero, nella debolezza di un disabile, nella povertà di tanta gente, nello smarrimento e nelle paure di chi non ha speranza per il futuro e rimane prigioniero di se stesso. Libera le energie di amore che Gesù oggi ti dona, libera la luce che oggi ricevi nella Pasqua, libera il cuore dalla paura nell’amore per gli altri a partire dai poveri, apri il cuore alla speranza della vita nuova che sgorga dalla Pasqua.
Grazie, Signore, per essere con noi, tu che sei il vivente. Noi oggi veniamo a te, che sei acqua che disseta, cibo che sazia il nostro bisogno di amore e di luce. Donaci di camminare alla tua luce, di ascoltarti quando ci parli, di incontrarti nella tua casa e nelle periferie di tanti uomini e donne che soffrono e cercano. Liberaci dalla paura di dare con generosità e gratuità, tu che sei morto e risorto per noi. Rimani con noi per sempre, perché possiamo essere portatoti della luce della Pasqua, seminatori dell’amore che tu oggi ci doni di nuovo. Amen!
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