Omelia per la S. Messa Crismale 2014

1-Messa Crismale 2014

Canterò per sempre
l’amore del Signore
Is. 61,1-3.6.8-9 – sl. 88 – Ap. 1,5-8 – Lc. 4,16-21

Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,
oggi ci troviamo insieme nella nostra cattedrale per celebrare la Santa Messa del Crisma, dove saranno consacrati gli oli santi, che comunicheranno la grazia del Signore attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il battesimo e la confermazione, gli ordini sacri e l’unzione dei malati. In questa celebrazione conferiremo anche il lettorato ad alcuni nostri laici, che sono in cammino da anni verso l’ordinazione diaconale. Ci è sembrato opportuno dare a questo rito del lettorato una valenza diocesana, proprio perché ogni servizio e ministero, anche quando si svolge all’interno di una realtà particolare, ha sempre un carattere diocesano e quindi universale. Nessuno è solo al servizio della sua realtà circoscritta, ma è sempre inserito nel corpo della Chiesa, che è per sua natura universale. A volte purtroppo condividiamo con la società l’individualismo il particolarismo, e si rischia di pensare tutto a partire da sé e dal proprio incarico. Si dimentica di essere inseriti in una comunità, in un corpo, il Corpo di Cristo, Corpo mistico e reale nello stesso tempo, a cui tutti apparteniamo. Si dimentica così che come unico è il corpo in cui siamo inseriti, così unico è il capo, Cristo Gesù, e noi siamo tutti, pur in modi diversi, discepoli e servi. Nessuno è padrone, nessuno è capo, nessuno quindi può innalzarsi con orgoglio sopra gli altri, giudicando e credendosi migliore. Siamo tutti umili servitori del Vangelo di Gesù Cristo, perché Egli stesso non è “venuto per farsi servire, ma per servire” (Mc 10,45).

   Cari sacerdoti, noi innanzitutto siamo chiamati ad essere umili servitori di questo Vangelo. A volte lo si dimentica. Per questo nascono e crescono le divisioni, si2-Messa Crismale 2014 moltiplicano le recriminazioni, i giudizi, le chiacchiere, le rivendicazioni. Per questo si rischia di perdere la gioia del servizio al Vangelo e a Gesù e ci si chiude nel proprio particolare. Ma oggi il Signore ci visita, ci vuole ridare la gioia del Vangelo, e rinnovando le promesse sacerdotali ci vuole far tornare al giorno in cui abbiamo detto il nostro sì al Signore per essere pastori del suo popolo. Conosciamo la nostra fragilità e il nostro peccato. Tuttavia sappiamo che grande è il Signore nella misericordia e nel perdono. Oggi ci guarda nel profondo del cuore, vede le nostre incertezze, la fatica di alcuni giorni, le difficoltà di questo tempo, conosce il dolore e le sofferenze delle persone a noi affidate, Lui “uomo dei dolori che ben conosce il patire”(Is 53,3). Si avvicina, ci parla, ci rafforza affidandoci di nuovo questi oli con i quali potremo comunicare la grazia che viene da lui e, come lui, Buon Samaritano dell’umanità, curare le ferite dei sofferenti e dei poveri. Non siamo forti di noi stessi, bensì è lui che ci rende forti. Gesù sta davanti a noi come il pastore delle anime nostre, per guidarci e illuminarci. Rimaniamo con lui! Anzi, mettiamoci dietro a lui, come deve fare ogni discepolo. Ascoltiamolo, seguiamolo, rinnoviamo il nostro amore per lui e potremo diffondere la tenerezza di Dio “che si espande su tutte le creature” (Sl 145,9).

Cari sacerdoti, cari amici, lo Spirito del Signore è anche su di noi, da quando lo abbiamo ricevuto alla nostra ordinazione. Siamo stati consacrati con l’unzione per essere inviati nelle periferie del mondo e della nostra terra. Sono le periferie dei poveri, degli anziani, dei deboli, dei bisognosi, di coloro che si sentono esclusi talvolta anche dalle nostre comunità. Abbiamo un grande compito, una missione a cui appassionarsi ogni giorno, la missione di comunicare con pazienza e amore la gioia del Vangelo a un mondo di gente che ci aspetta. Io vi ringrazio per quello che fate, per la vostra dedizione, il vostro amore per gli altri, la vostra amicizia. Vi chiedo oggi con l’animo di un padre e di un pastore di vivere nell’unità, di lasciare da parte ciò che ci divide per trovare in ognuno ciò che unisce, di sostenerci nelle difficoltà, di aiutarci nel nostro ministero.

   Vi chiedo di pregare per me perché sia con umiltà e mitezza al servizio di questa porzione di popolo di Dio che la Chiesa mi ha affidato. E chiedo a voi tutti che oggi partecipate a questa solenne celebrazione di unirvi alla nostra preghiera perché tutti prendiamo su noi il “giogo dolce e leggero” di Gesù, imparando da lui che è mite e umile di cuore (cf. Mt 11,29-30). Nient’altro ci unisca se non l’amore che viene da Dio, a cui con gioia rendiamo grazie in questo santo giorno. Che l’olio santo che oggi consacriamo fecondi la nostra umanità e la vita di tanti in questa terra, guarisca le ferite del dolore, renda bella e gioiosa la vita di tutti anche se i tempi che attraversiamo sono difficili. Il Signore mai ci farà mancare il suo aiuto. E la Vergine Santa stenda il manto della sua protezione su tutti noi, sulle nostre famiglie e sulle nostre comunità, perché sempre siano segno della presenza piena di amore di Gesù Cristo Figlio del Dio vivente. Amen.      

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