
Il brano del Siracide, un antico libro della Bibbia, che abbiamo ascoltato ci parla dell’elemosina (Sir 3,20-4,10).
L’elemosina esprime una cosa che molte volte manca nella vita: la gratuità, cioè fare una cosa a un altro senza pretendere di essere ricambiati.
Nella vita e nel mondo c’è poca gratuità.
Quando vogliamo bene agli altri, di solito pretendiamo che gli altri ci ricambino. Se uno non viene ricambiato si arrabbia, si intristisce, si isola, piange, manda sms o si mette su facebook, ecc…
Perché?
Perché noi siamo in una società che non conosce la gratuità, perché si vive e si dà per avere. Nella società mercato la legge è la compravendita: si vende e si compra. Tutto ha un prezzo. Ma quando in una società c’è poca gratuità, c’è anche poco amore. Perché l’amore non può essere solo una pretesa, non può essere solo contraccambio. L’amore o è anche gratuito o non lo è. Quando voi volete bene a una persona, non potete sempre pretendere che tutte le cose che fate per lei, siano ricambiate. L’idea che uno debba avere sempre qualcosa in cambio, rende tristi, mai soddisfatti, perché nessuno potrà sempre avere tutto ciò che si aspetta dagli altri. L’egoismo è una grande malattia.
Papa Francesco parla spesso dei poveri e chiede di essere solidali con loro, di non considerarli uno “scarto”, come fanno molti. E più volte ha detto che ci vuole una Chiesa povera per i poveri. Per questo noi abbiamo voluto dedicare quest’incontro alla carità e alla gratuità dell’amore. Ma per vivere questo abbiamo bisogno di ascoltare di più la parola di Dio, il Vangelo di Gesù. L’incontro e la preghiera di questa sera vogliono aiutarci a mettere tutto sotto lo sguardo e l’amore di Gesù. La gratuità è fatta di attenzione, di comprensione, di parole, di gesti. So che alcuni di voi ad esempio vanno a trovare gli anziani che sono soli a casa o che si trovano in istituto. Questa à gratuità. Altri partecipano alle raccolte alimentari, altri si fanno amici di persone che sono più fragili nel corpo. Qualcuno potrebbe chiedersi: “Sì, l’anziano è contento quando mi vede, ma io che ci ricavo?”. Io penso che tu sei più contento dell’anziano quando vai via. Perché quando uno dà gratuitamente, riceve molto di più di quello che ha dato. E credo, come ci hanno testimoniato Chiara e Milena, che siete contenti, perché “la gioia viene dal dare più che dal ricevere”, come ci ha detto il Signore. Riceve una felicità, una gioia, che non ha quando vive solo per se stesso. Questo è il segreto della vita cristiana!
La parola di Dio ci aiuta a vivere la gratuità. Dice il Siracide: “Figlio, non rifiutare a un povero il necessario per la vita, non essere insensibili allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare chi ha fame. Non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato. Non negare un dono al bisognoso. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo. Non dare a lui l’occasione di maledirti, perché se egli ti maledice nell’amarezza del cuore, il suo creatore esaudirà la sua preghiera”. Molte volte si trattano male i poveri e quando uno ti chiede l’elemosina, invece di fermarti, già pensi male, come qualche volta capita ai semafori di Frosinone. Prima di giudicare o di maltrattare, fermati, pensa! Pensa a cosa farebbe Gesù. Attraverso gli occhi dei poveri vediamo Gesù, che dice nel Vangelo: “Ho avuto fame, mi avete dato da mangiare; ho avuto sete, mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Matteo 25,35-36). Invece di unirci ai cori del nostro mondo a volte intollerante e razzista, ricordiamo sempre che il Signore sempre difende e ama i poveri! Il testo che abbiamo ascoltato all’inizio si conclude con queste parole: “Sii come un padre per gli orfani, come un marito per la loro madre, sarai come un figlio dell’Altissimo ed egli ti amerà più di tua madre”. L’amore per chi ha bisogno ci rende figli di Dio e amici tra noi. Andando via questa sera, dovete dire agli altri quello che avete vissuto, quello che abbiamo vissuto, perché già essere insieme, ascoltarsi, ascoltare Gesù, pregare, cantare insieme, vivere insieme è una grande cosa, un grande dono; non dobbiamo dimenticarlo. Ci sono troppe divisioni nel mondo e noi dobbiamo essere un segno di unità, di amicizia. I poveri ci aiutano a vivere insieme, ci aiutano a essere una comunità. Quando vai a trovare gli anziani, ti fanno capire che hanno bisogno di te, e che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Nessuno può essere solo, nessuno può pensare solo a se stesso. Sono convinto che ognuno di noi, se vuole essere contento, ha bisogno di compiere gesti di gratuità, altrimenti sarà triste e renderà triste la vita degli altri. Ve lo chiedo come amico innanzitutto e come uno che crede che voi giovani possiate vivere quello che Gesù ci dice, e rendere migliore il mondo in cui siamo con la gratuità dell’amore. E Gesù vi aiuterà e sarà sempre con voi. Grazie.
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Qui una Fotogallery incontro giovani 14 Marzo 2014
Qui l’audio dell’intervento più alcune testimonianze dei giovani
http://massmedia.diocesifrosinone.com/video-vescovo/video-vescovo/incontro-del-vescovo-con-i-giovani-il-14-marzo-2014.html
