Presentazione del Signore. – Giornata della Vita Consacrata – Omelia del Vescovo

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Ml 3,1-4;
Eb 2,14-18;
Lc 2,22-40

   C are sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi la Giornata della Vita Consacrata. Sono qui con noi tante religiose e religiosi che operano nella nostra Diocesi. Vi ringrazio per la vostra presenza, ma soprattutto per quello che fate e vivete. Alla nostra preghiera si uniscono le monache di clausura, le Benedettine del Monastero di Santa Maria dei Franconi in Veroli e del Monastero di San Giovanni Battista in Boville, e le Clarisse del Monastero di Santa Chiara di Ferentino. Saluto in particolare P. Antonio Mannara, Passionista e parroco della Parrocchia di Santa Maria a Fiume, da ieri mio Delegato per la Vita Consacrata, e Suor Donatella Toso, segretaria dell’USMI diocesana.

   Abbiamo iniziato questa solenne liturgia eucaristica con la liturgia della luce, la Candelora: Gesù è luce, viene ad illuminare la nostra vita e la storia in cui siamo immersi. Noi abbiamo bisogno di questa luce, abbiamo bisogno di vedere e capire. Talvolta siamo convinti di vedere con chiarezza. In realtà siamo spesso immersi nelle nostre convinzioni e abitudini, ci chiudiamo nelle nostre irremovibili certezze. Ma ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio veniamo sorpresi da una chiarezza che non conosciamo, da una sapienza che non viene da noi. E’ la sapienza che proviene dalla luce del Signore. Egli ci viene incontro, come avvenne quel giorno nel tempio di Gerusalemme. Lasciamoci sorprendere dal Signore, lasciamoci illuminare e stupire dalla luce della sua Parola. Essa infatti, come dice il Salmo, è “lampada per i miei passi e luce sul mio cammino” (Sl 119,105). Quante volte la nostra vita è prigioniera dell’abitudine, una vita senza stupore, e quindi senza luce e senza attesa.

Simeone e Anna: gente dell’attesa

   Nel tempio ci sono due anziani ad aspettare il Signore. Simeone e Anna. Sono gente dell’attesa, gente che ha avuto speranza, che ha atteso il giorno che avrebbe cambiato la storia. La loro attesa si è nutrita di preghiera e di ascolto. Per questo erano pronti ad accogliere il Signore e si sono affrettati a raggiungere il tempio per incontrarlo. L’attesa ci fa uscire dall’abitudine, dalla sicurezza e dalla protezione dell’io, in cui spesso ci rifugiamo per sfuggire all’incontro con il Signore, quasi per nasconderci alla luce penetrante della sua Parola. L’abitudine si insinua anche nella Vita Consacrata e fa perdere la forza dello Spirito, la ricchezza del carisma che ognuno ha ricevuto. Così tutto diventa scontato, stabilito, ripetizione di un vissuto ereditato, magari anche di una fedeltà meticolosa a una regola, ma senza domanda, attesa, sogno, profezia.

   Papa Francesco, incontrando l’Unione dei Superiori Generali, ha detto che i religiosi e le religiose devono essere profeti del Regno e “La profezia del Regno non è negoziabile… La profezia fa rumore, chiasso… Ma in realtà il suo carisma è quella di essere lievito: la profezia annuncia lo spirito del Vangelo”. Care sorelle cari fratelli, siamo ancora profezia per il nostro mondo? I profeti sono gente dell’attesa, gente che non si rassegna al male, che non si sente vittima e non si lamenta per le cose che non vanno, gente non ripiegata su se stessa, ma che sa uscire e vedere fuori di sé, sa ascoltare il grido di dolore che sale da ogni parte del mondo, il grido dei poveri. Per questo sono uomini e donne che sanno vedere e decifrare gli eventi, sanno parlare alla loro storia, orientare verso il futuro, che credono che la storia può cambiare e che ognuno può essere diverso, può convertirsi anche se è peccatore. I profeti sono uomini e donne che ascoltano Dio che parla, e quindi sono liberi da se stessi, non vivono per difendere quello che sono e che hanno, non si credono giusti e non condannano gli altri, guardano al futuro con speranza. Sì, il carisma della profezia è essere lievito, è essere luce in un mondo a volte immerso nelle tenebre, è dare speranza, mostrare il volto misericordioso di Dio a uomini e donne scoraggiati e intristiti.

La fatica della vecchiaia

   Cari amici, a volte, soprattutto in questi tempi, tante famiglie religiose sentono la fatica e il peso di una crisi di vocazioni. E’ come se uno si sentisse vecchio e senza forze, senza futuro. Anche Simeone e Anna erano vecchi. Ma si lasciarono guidare dallo Spirito, non smisero di credere di sperare, finché i loro occhi videro il giorno della salvezza, la luce del Signore che piccolo veniva incontro a loro. Mai smettere di sperare, mai smettere di pregare, mai chiudersi nella tristezza e nell’abitudine! Oggi il Signore vi chiede di uscire di nuovo per le strade del mondo, per essere lievito, luce, speranza. Il mondo ha bisogno di voi e della vostra testimonianza. Allora, come ha detto papa Francesco, ripeto a voi: “La Chiesa deve essere attrattiva. Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere! È possibile vivere diversamente in questo mondo. Stiamo parlando di uno sguardo escatologico, dei valori del Regno incarnati qui, su questa terra”. E’ possibile vivere anche nelle difficoltà la gioia di Simeone e Anna e comunicarla al mondo. Questo è il vostro compito. Noi vi saremo vicini con la preghiera e l’amicizia, certi dell’importanza e della bellezza della vostra vita.

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