Nelle cose necessarie unità, nelle dubbie libertà, in tutte carità.

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Care sorelle e cari fratelli in Cristo ,
il primo ministro britannico Margaret Thatcher da poco deceduta era molto famosa per le frasi ad effetto che diceva , ci ricordiamo tutti che era soprannominata la Lady di ferro.
Bene lei sosteneva che non esiste quella cosa chiamata società , parlare di società non ha senso , ha solo senso di parlare di individui.
Questa affermazione è stata indicata come il simbolo del pensiero anni ’80 dell’individualismo rampante che iniziò proprio allora.
Ogni anno l’università di Oxford sceglie la “parola dell’anno” e l’anno scorso la parola dell’anno fu “selfie” .
Ora selfie è una parola inglese ma se chi come me ha dei figli adolescenti può chiedere a loro cosa significa .
Il Selfie è l’autoscatto fatto con il telefonino e poi naturalmente pubblicato su facebook o Twitter.
Il più famoso se vi ricordate fu l’autoscatto del Pres. Obama , Cameron e il pm danese ai funerali di Mandela.
Ma quello forse più famoso è stato quello di una ragazza che si autoscatta, se si può dire, con il ponte di Brooklyn in sottofondo e si vede che sul ponte c’è un tale che si sta suicidando.
Ornai raccontano le forze di pronto intervento che succede spesso di arrivare sul luogo di un incidente e trovare curiosi che si fanno la foto invece di prestare soccorso …
Sembra che la Thatcher avesse ragione ….
Questa è ormai la società moderna, in cui ognuno pensa a se stesso e chi se ne importa degli altri.
Si fa carriera spesso e volentieri calpestando i colleghi.
Ogni settimana scopriamo sempre di più come chi si dovrebbe occupare del bene pubblico invece non fa altro che pensare solamente al proprio tornaconto personale.
La crisi economica dovrebbe creare un certo senso di solidarietà tra chi è stato più investito e invece non facciamo altro che assistere ad un imbarbarimento .
Perché ormai siamo stati condizionati al pensare solamente in termini di ME , IO,.
E se pensiamo che questo valga solamente per il mondo “secolare” al di fuori di qua , ci sbagliamo di grosso.
Paolo scrive alla chiesa di Corinto più o meno nel 55 dopo Cristo, cioè 21 anni dopo la morte di Gesù.
E scrive questa lettera perché ha saputo da alcuni fratelli di chiesa che a Corinto ci sono un po’ di problemi…
La chiesa di Corinto era variegata, c’erano tutti gli strati sociali dell’epoca, dai padroni , i commercianti , i servi e gli schiavi.
Ne facevano parte convertiti dall’ebraismo e convertiti dal culto agli dei , pagani per intenderci.
Vi era poi una varietà di doni, se andate avanti a leggere la lettera vi renderete conto di come era questa comunità.
C’era chi, quando pregava andava in estasi e parlava in lingue, c’era chi profetizzava .. e così via.
Diciamo che era una chiesa multiculturale, multietnica non molto dissimile nella composizione da molte delle nostre chiese .
Fin qui, non sembra che ci sia molto da doversi preoccupare.. e allora qual era il problema di Paolo o meglio qual era il problema a Corinto?
Ce lo dice Paolo stesso: si erano create delle fazioni.
C’era chi diceva: io sto con Paolo, lui sì che è quello che la dice giusta, è il fondatore della chiesa e poi parla sempre di libertà..
Poi c’era chi diceva: no , no io sto con Apollo , lui sa benissimo le scritture e non sbaglia mai quando parla , solo chi ascolta lui è sicuro di fare veramente la volontà di Dio.
Poi c’erano i tradizionalisti : noi seguiamo Pietro, lui è il capo della chiesa di Gerusalemme e se lui dice che dobbiamo farci circoncidere per essere cristiani allora ha ragione..
E poi c’era il gruppo più “tosto” potremmo dire : quelli che “noi seguiamo solo Cristo” non ci importa di cosa dicono gli altri . Solo Cristo è il nostro maestro e voi che dite altre cose vi state sbagliando.
Questo succedeva nel 55 AC e di sicuro diremmo noi Paolo sarà riuscito a cambiare le cose …
Sono passati quasi duemila anni e ci guardiamo attorno e vediamo che non molto è cambiato …
Questa sera su questo altare siamo in quattro rappresentanti: Cattolici, Valdesi, Ortodossi e Battisti di denominazioni cristiane.
E questa settimana sono andato un po’ a vedere quante siano le denominazioni cristiane nel mondo : sapete quante sono?
10? 20? 100? 1000?
Secondo uno studio fatto nel 2011 dalla più autorevole agenzia di statistiche sulle religioni le denominazioni cristiane sono 41000!!
Se teniamo conto che alcune di queste magari sono uguali ma hanno nomi diversi a seconda del paese in cui si trovano scendiamo a 31000.
Però sono sempre 31000.                                                                                    
E poi non solo perché sappiamo tutti bene che ad esempio all’interno del cattolicesimo ci sono in vari movimenti : i focolarini, i neo catecumenali, i carismatici..
Ognuno vive la fede in una maniera particolare grazie a quello che Paolo chiama i doni dello Spirito.
Ora dov’è lo scandalo?
Dov’è il problema?
Notiamo bene che Paolo non dice ai fratelli e alle sorelle di Corinto : smettetela di essere diversi.
Anzi, ringrazia Dio per i doni e per i modi diversi in cui essi vivono la loro fede i Gesù Cristo.
Ma Paolo li mette in guardia e li esorta affinché non ci siano divisioni.
E guardate il termine usato qui è SCISMA. Cioè lacerazione, strappo.
Paolo ci dice, ok con i vostri modi diversi di vivere la fede ma occhio, non create strappi lacerazioni
E questi purtroppo si sono sempre creati nei secoli particolarmente tra cristiani.
E qui sta lo scandalo .
Anche noi purtroppo continuiamo in fono in fondo a sentirci superiori agli altri , anche noi pensiamo che come noi viviamo la fede sia la maniera migliore .
E così facendo squalifichiamo l’altro e creiamo lo strappo, la lacerazione e allora ecco che anche Cristo viene fatto a pezzettini .
Ognuno è convinto di avere il pezzo che conta.
Pensiamo anche alla realtà nostra, nella nostra diocesi, pensiamo alla diffidenza che c’è stata nel passato e purtroppo non del tutto sopita tra le nostre chiese, quante piccole battaglie abbiamo fatto e continuiamo a farci : mi è capitato spesso sentire nei 2 anni mezzo da quando sono qui : io lì dentro non ci entro (lì dentro sarebbe una chiesa di una confessione diversa) . Oppure io non sono della tua religione …
Paolo ci ricorda che qui non si tratta di essere di una religione o di un’altra , non si tratta di seguire persone, ma si tratta di guardare tutti insieme alla croce di Cristo .
Perché ai piedi della croce di Cristo ci accorgiamo di essere tutte e tutti uguali.
Cristo è morto per me che sono Battista, per te che sei cattolico, valdese, ortodosso etc
L’errore che facevano i corinzi e che facciamo purtroppo spesso noi è che avevano ridotto la loro fede a una questione puramente di appagamento personale.
Dicevano sì di seguire Gesù ma il tutto era finalizzato al proprio benessere, a discapito della comunità.
Per Paolo, e ricordiamocelo sempre, la comunione con Cristo e la comunione tra fratelli e sorelle sono la stessa cosa .
Essere in comunione con Cristo vuole dire essere in comunione tra di noi.
Ecco dunque dove io credo che i nostri fratelli e sorelle Canadesi abbiamo voluto stimolarci quest’anno.
A essere veramente un popolo di Dio che cammina insieme nella nostra diversità, e che dimostra al mondo il progetto di salvezza di Dio per l’umanità.
«Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi.»: con queste parole, al n° 246 dell’esortazione apostolica post-sinodale Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha voluto non solo riaffermare la centralità della ricerca dell’unità da parte della Chiesa Cattolica, ma anche indicare quali strade possono essere percorse per comprendere quali e quanti doni siano presenti nelle tradizioni cristiane.
Diceva uno scrittore luterano (Rupertus Meldenius) nel 1600 all’apice della guerra dei 30 anni
Nelle cose necessarie unità, nelle dubbie libertà, in tutte carità.
Abbiamo una sfida davanti a noi, viviamo in tempi di crisi che nella nostra zona hanno proporzioni che mai ci saremmo aspettati e abbiamo però la possibilità come credenti che si riconoscono sorelle e fratelli ai piedi della croce di mettere fine , nel nostro piccolo ai personalismi, al pensare solo a noi stessi .
Il mondo se lo aspetta, la società se lo aspetta, Dio se lo aspetta.

Amen

Pastore Lino Gabbiano

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