Assemblea Diocesana 2013. Omelia finale del Vescovo.

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“Usciamo dunque dalle sagrestie materiali e spirituali” ha detto il Vescovo,
“andiamo incontro agli uomini e alle donne dei nostri paesi, cerchiamoli, accogliamo le loro domande, siamo “sale e luce” per chi cammina nelle tenebre, cerchiamo con l’amore le risposte, visitiamo le periferie esistenziali del prossimo.
Non lasciamo nessuno solo con se stesso, proprio come il Signore fa così con noi.
Lui ci viene a cercare..”



Am 8,4-7; 1 Tm 2,1-8; Lc 16,1-13

Care sorelle e cari fratelli, concludiamo con la Liturgia Eucaristica la nostra assemblea diocesana, dove abbiamo riscoperto la gioia e la ricchezza di essere un popolo, donne e uomini che costituiscono il “noi” della famiglia di Dio, più liberi da quell’individualismo che ci vorrebbe soli e contrapposti, nemici e non amici. Il Signore ha compiuto di nuovo il miracolo della comunione e dell’unità, andando oltre tutto ciò che ci potrebbe dividere. L’Eucaristia della Domenica ne è il segno più bello e così dovrebbe essere in ogni nostra comunità ogni domenica. Spesso invece prevalgono le rivalità, i contrasti, l’idea di avere ragione, di essere padroni ora di una cosa ora di un’altra, che rendono la vita amara e le nostre realtà chiuse e autoreferenziali, senza slancio e passione per quanti rimangono costantemente fuori dai nostri recinti.

   Cari fratelli, smettiamola di farci del male, contrastiamo la divisione, abbandoniamo la prepotenza delle nostre ragioni, lasciamo da parte ciò che ci divide, costruiamo comunione e amicizia, impariamo la tenerezza di Dio. Ne abbiamo tutti bisogno, ma soprattutto ne hanno bisogno i poveri, tanti uomini e donne in difficoltà, tanti giovani spaesati. Dal mondo si alza il grido dei poveri, un appello alla giustizia, una richiesta urgente di aiuto. Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura dal profeta Amos, che con un linguaggio forse duro per noi denuncia la terribile ingiustizia verso i poveri, scartati, come direbbe papa Francesco, dalla ricchezza e dall’egoismo del mondo. Non c’è tempo da perdere dietro se stessi, a lagnarsi e lamentarsi, incolpando e sparlando degli altri. “Non si può servire Dio e la ricchezza”, ha detto chiaramente Gesù. La nostra ricchezza non è solo quella materiale, ma è quella del nostro io, dei nostri piccoli e grandi possessi, a cui non rinunciamo neppure davanti alla tristezza di una vita spesa per se stessi, arrabbiati e contrapposti, mai liberi per servire.

   Gesù parla chiaro. Parla di una ricchezza disonesta. Basta guardarci intorno, a quello che ha provocato e provoca ogni giorno la ricchezza goduta e tenuta solo per sé: smania di possesso, egoismo, furberie, ostentazione, violenza, guerre, miseria e povertà di milioni di esseri umani. Consapevoli di questo, almeno cerchiamo di vivere da amici e non da nemici, amiamoci nella disonestà della ricchezza, così ci eserciteremo nell’arte dell’amore, della comprensione reciproca, della solidarietà verso chi ha bisogno. Noi abbiamo un solo padrone, che però non fa da padrone, perché è un Dio misericordioso, “lento all’ira e grande nell’amore”, pronto a perdonare, la cui “tenerezza si espande su tutte le creature”. Quando ci decideremo ad abbandonarci a questo Dio? Quando ci decideremo a prendere in mano la sua Parola ogni giorno? Vi ho dato quella piccola introduzione alla Bibbia proprio perché sia un invito alla lettura e alla meditazione delle Divine Scritture. O vogliamo continuare a vivere difendendo noi stessi, sospettosi e sulle difensive, esperti nelle chiacchiere, ma poco capaci di cordialità e di tenerezza verso gli altri? Cari amici, non si può sempre rimandare la scelta, né si può passare il tempo a prendersela con gli altri. Consapevoli che siamo tutti peccatori, prendiamocela un po’ anche con noi stessi e vedrete che le cose andranno meglio per tutti. Intraprendiamo la via della conversione, del cambiamento di noi stessi, e vedrete che saremo tutti più felici e più amici.

   Cari fratelli, chiedo al Signore la grazia di passare tutti dal sentire con se stessi al sentire con la Chiesa, che significa sentire dentro il popolo di Dio, come ha detto papa Francesco nella recente intervista: “L’appartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c’è identità piena senza appartenenza a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunità umana. Dio entra in questa dinamica popolare. Il popolo è soggetto. E la Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioie e dolori”. Non si tratta quindi innanzitutto di un’adesione dottrinale, ma di un’adesione di vita, esistenziale; significa entrare in una trama di relazioni, di incontri. Questa è la vita della Chiesa e questa dovrebbe essere la nostra missione. Costruire il popolo di Dio, comunicare con passione e simpatia la bellezza e la gioia di vivere in questo popolo a chi non vi appartiene, a chi se ne sente escluso, a chi lo guarda a distanza o con diffidenza, ai piccoli e ai giovani, ai poveri. Questa è anche la nostra gioia. Sì, perché il popolo di Dio è il luogo dove amare ed essere amati, dove donarsi reciprocamente con generosità, dove incontrare e accogliere con simpatia, libero dai giudizi e dai pregiudizi, libero perché ognuno non “vive più per se stesso, ma per lui che è morto e risorto per noi”.

   Usciamo dunque dalle sacrestie materiali e spirituali, percorriamo le strade e le case di questa terra, andiamo incontro alle donne e agli uomini delle nostre città e paesi, fermiamoci con loro, accogliamo le loro domande, cerchiamo con amore risposte, con pazienza e umiltà siamo sale e luce per chi cammina nel buio, visitiamo le periferie esistenziali del prossimo, quelle degli anziani, degli immigrati, dei bisognosi. Non lasciamo nessuno solo con se stesso, come il Signore non lascia mai noi soli e senza amore. Abbondino la tenerezza e la misericordia nel nostro cuore e sulle nostre labbra, perché gli altri attraverso di noi siano attratti dall’amore di Gesù. Pratichiamo tutti le opere di misericordia e troveremo la felicità che spesso ci manca. “Alziamo al cielo mani pure, senza collera e senza contese” nella preghiera, come ci ha esortato l’apostolo Paolo. E la Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra, sotto la cui protezione noi ci rifugiamo, ci custodisca, ci insegni la tenerezza di Gesù, ci sostenga nelle fatiche, ci regali il suo sguardo. Maria, regalaci il tuo sguardo, affinché possiamo diffondere attorno a noi il profumo dell’amore, per guarire le ferite dei sofferenti e dei poveri, per amarci l’un l’altro con l’amore materno di cui l’umanità ha bisogno e che il tuo Figlio Gesù ci ha comandato di vivere. Grazie, Signore Gesù, per questo popolo in cui tutti noi ci sentiamo amati e prediletti. Custodiscilo come il tuo popolo, continua a cercarci quando ci perdiamo, non stancarti di amarci e di allargare i suoi confini a tutti, perché venga presto il tuo Regno e si realizzi il sogno dell’unità della famiglia umana. Concedi a noi di costruire il tuo Regno almeno un po’ su questa terra, per farne parte pienamente quando saremo sempre con te in Paradiso.

Amen.

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Segue video dell’omelia

Nella sezione massmedia il possibile download

qui una Fotogallery santa Messa di chiusura de l’Assemblea Diocesana 2013

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