
Care sorelle e cari fratelli,
è bello e dà gioia essere insieme, perché questa è la vita dei cristiani, non soli, non egoisti separati dagli altri, ma insieme per ascoltare il Signore, ascoltarci tra noi, accoglierci, amarci, voler bene soprattutto a chi ha più bisogno. Dio infatti sempre ci accoglie, anche quando abbiamo peccato, sempre ci perdona, non recrimina con noi, anche se facciamo spesso gli stessi peccati, ci accoglie con bontà e ci perdona.
Ogni anno per questa festa il Signore ci raccoglie attorno alla testimonianza del martire Lorenzo, che ci ha lasciato anche nel sangue che si scioglie un segno di quanto egli ha vissuto e ha fatto: donare se stesso, la sua vita. San Lorenzo aveva capito da cristiano che la vita è innanzitutto un dono ricevuto. Nessuno se l’è data da solo, nessuno è venuto al mondo perché lo ha deciso. Noi possiamo decidere molte cose; oggi poi il progresso scientifico ci fa apparire quasi onnipotenti. Ma non possiamo decidere di darci la vita. Qualcun altro lo decide per noi, l’amore di Dio innanzitutto, da cui ogni vita proviene, e poi l’amore di un uomo e di una donna. Spesso si dimentica questa semplice verità e, crescendo, ci si sente padroni di se stessi, talvolta si fa da padroni anche degli altri, e si diventa prepotenti, si pretende, si vuole avere, possedere, e non ci si accontenta mai. Più si ha, più si vorrebbe. Fin da piccoli una delle prime frasi che i bambini imparano a dire, penso da noi grandi, è questa: “è mio, dammelo”. Crescendo la vita diventa così possesso, diventa avere e tenere per sé.
Ma, cari amici, se noi abbiamo ricevuto tutti la vita da un altro, non dovremmo almeno porci il problema della restituzione? Non dovremmo cominciare a capire che la vita, il tempo che abbiamo da vivere su questa terra, che non è eterno come crediamo, è innanzitutto restituzione del dono che abbiamo ricevuto? Sì, bisogna imparare a restituire! Il martire Lorenzo lo aveva compreso molto bene. Infatti egli, fin da giovane, dedicò la sua vita al Signore, ascoltando il Vangelo e non se stesso, e al servizio dei poveri, tanto che, come sappiamo, quando prima di essere messo a morte gli chiesero conto dei tesori della Chiesa, egli indicando i poveri che lo circondavano disse: “Ecco i tesori della Chiesa”. San Lorenzo capì che nella vita bisognava restituire l’amore ricevuto, e non perse tempo. Non disse, come qualche volta diciamo noi: quando sarò grande, quando avrò finito di studiare, quando sarò in pensione e avrò tempo, quando i figli saranno cresciuti, quando sarò uscito da questo momento difficile, e così via. Non c’è sempre tempo per decidere di dare, cari fratelli. Nella vita bisogna pur cominciare da ora a dare qualcosa al Signore e al prossimo, a restituire la vita che abbiamo ricevuto. Qualcosa vuol dire preghiera, tempo, amore, simpatia, impegno, bontà, benevolenza, aiuto, sostegno, amicizia, tenerezza, come dice spesso papa Francesco. …..
Chiediamoci perché a volte siamo tristi. Chiediamoci perché talvolta raccogliamo poco. La risposta la troviamo nella prima lettura: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà, e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà”. Sì, talvolta seminiamo poco, cioè seminiamo poco bene, poco amore, poca misericordia, e quindi raccogliamo poco. E l’apostolo Paolo aggiunge: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. L’importante, cari amici, è cominciare a dare qualcosa. Non importa quanto. Dio lascia a noi la decisione. Non possiamo tuttavia dire di non poter dare, non possiamo continuare a rimandare. Cominciamo noi ad essere di esempio agli altri, invece di lamentarci magari per chi non c’è. Usciamo da noi stessi, andiamo verso gli altri, soprattutto verso le persone più sole e bisognose. Dio ama chi dono con gioia. Diamo con gioia tempo, simpatia, amore, perché “la gioia viene dal dare più che dal ricevere”.
Cari fratelli, il nostro mondo è troppo egoista e troppo chiuso in se stesso. Non lasciamoci ingannare da chi ci dice che è meglio pensare solo a sé, perché questo provoca solo tristezza e tante divisioni, ci fa vivere nel rancore, nella ripicca, nella recriminazione, lamentandoci degli altri. Lasciamo che il nostro martire sciolga le durezze, l’egoismo, le paure, la chiusura in noi stessi, e ci renda uomini e donne che sanno restituire l’amore che Dio ha per loro e con il quale ci protegge. Gli altri ci aspettano, hanno bisogno dell’amore dei cristiani, della tenerezza di Gesù, di persone che sappiano comunicare gioia e amicizia. Soprattutto ci aspettano quelli che hanno più bisogno. Non lasciamoli soli, non passiamo vicino a loro con indifferenza, guardiamoli con bontà, aiutiamoli almeno con un sorriso,una parola, un gesto di amicizia. Vedrete che saremo più felici e renderemo più bella e gioiosa la vita degli altri.
Martire Lorenzo, sciogli i lacci del nostro egoismo,
sciogli la durezza e la freddezza dei nostri cuori,
sciogli le paure che frenano le energie di bene che il Signore ha posto in noi,
insegnaci a restituire il dono che abbiamo ricevuto.
Siamo deboli, peccatori, impacciati,
ma il prodigio del tuo sangue che si è sciolto
ci dà speranza:
nessuno è così duro, nessuno è tanto egoista, nessuno è così peccatore
da non sentire oggi dentro di sé la gioia di un cuore nuovo, di una vita nuova,
bella, vissuta nell’amore per te, Signore, e per tutti,
come quella che hai vissuto tu, nostro martire e protettore,
che fin da giovane hai voluto donarla agli altri
e sei diventato servitore e amico di Gesù e dei poveri, la tua e la nostra ricchezza.
Amen
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Qui una breve Fotogallery San Lorenzo 2013
