Omelia per la Festa di Santa Salome 2013

B 4

Pr. 31,10-13.198-20.30-31;
Fil 4,4-9;
Mt 20,20-23

   E’ sempre una grande gioia celebrare la festa della nostra patrona, Santa Maria Salome. Era una donna, fragile e ai margini, come le donne di quei tempi, e purtroppo talvolta ancora oggi persino nelle nostre società democratiche. Ma Maria Salome non abbandonò Gesù, non si vergognò di seguire un condannato che andava verso il patibolo, e poi dopo la morte e la sepoltura si recò con altre donne al sepolcro per ungere il suo corpo, non vergognandosi di toccare la sue piaghe.

Non trovarono però il suo corpo, bensì un angelo che annunciava loro che “non era lì. Era risorto!”. Non ebbero paura quelle donne dei Vangeli di vivere la tenerezza, come ci ha chiesto papa Francesco. E la vigilia di Pentecoste ha chiesto ai cristiani di non aver paura di toccare la carne dei poveri, perché quella è la carne di Gesù. Il nostro mondo ha bisogno di tenerezza, ha bisogno di donne e uomini che la smettano di interessarsi solo a se stessi, che sappiano uscire dalla tristezza dell’egoismo, per guardare il dolore degli altri, per vedere negli occhi il volto di chi soffre, per andare nelle periferie umane del nostro mondo. Anche noi abbiamo le nostre periferie umane. Sono quelle degli anziani soli o in istituto. Sono quelle degli stranieri, che spesso sono estranei alle nostre comunità quando non guardati con sospetto. Sono quelle delle famiglie in difficoltà a causa della crisi e che talvolta si vergognano di manifestare il loro bisogno.

Una fede viva

   Ma noi cristiani sappiamo vedere queste donne e questi uomini o facciamo finta di niente? Oppure, come fanno tanti, diciamo di non aver tempo? Le nostre realtà parrocchiali, al di là dei pochi volontari, vivono questo sguardo capace di guardare il bisogno degli altri e di prendersene cura o non rischiano di rimanere “inamidate”, come ha detto papa Francesco, cioè chiuse nei loro riti e nelle loro tradizioni senza uscire incontro agli altri? Cari amici, non bastano le devozioni né le processioni per credere. Bisogna far crescere una fede viva, che ci cambi il cuore, i sentimenti, i pensieri, le abitudini, che ci faccia uscire dalla prigione dorata o triste di noi stessi, dall’egoismo che ogni giorno ci inganna offrendoci una felicità e una libertà illusorie, perché tali sono quelle offerte dal nostro mondo. Questo è anche l’invito dell’Anno della Fede. Lo dico a voi tutti, ma soprattutto ai giovani. Non sprecate tempo a girare intorno a voi stessi. Siate anticonformisti ascoltando Gesù e facendo qualcosa di buono per gli altri. Solo così sarete felici. E a tutti voi, devoti di questa nostra patrona dico: Non abbiate paura della tenerezza, non abbiate paura di dare qualcosa di vostro agli altri. Sarete tutti più felici.

Grandi nel servizio e nell’amore

   Maria Salome voleva per i suoi figli i primi posti, e così chiese a Gesù. Quale mamma non vorrebbe i primi posti per i suoi figli! Gesù non si oppose a quella richiesta, ma pose una condizione: che partecipassero alla sua sofferenza: “Potete bere il calice che io bevo?”, cioè: potete condividere la sofferenza a cui sto andando incontro? Cari amici, non c’è vita cristiana per chi si sottrae alla domanda del dolore degli altri, ma non c’è neppure vera felicità. Gli egoisti non sono mai contenti del tutto, non si accontentano mai di quello che possiedono, perché pensano sempre che manchi loro qualcosa. Vogliamo i primi posti, desideriamo essere grandi? Gesù ci indica la via: impariamo a servire, ad aiutare, a voler bene. Questa è l’unica vera grandezza ed anche motivo di vera gioia. La gioia infatti “viene dal dare più che dal ricevere”. Chiediamoci: perché ci prendono talvolta la tristezza o l’angoscia nelle nostre giornate? Certo, a volte la causa sta nelle difficoltà e nei problemi quotidiani. Ma spesso è l’amore per noi stessi, la continua preoccupazione per noi, l’ansia per il futuro, la smania di avere, la paura di perdere quello che abbiamo, che ci rendono tristi e ci fanno chiudere in noi stessi.

La gioia della tenerezza

   Oggi Maria Salome ci aiuta a trovare la gioia che vorremmo. Lei fece una cosa semplice: si prese cura di Gesù, di un uomo sofferente e crocifisso. Prendiamoci cura di chi soffre. Prendiamoci cura degli anziani, andiamoli a trovare se sono soli a casa o in istituto. Guardiamo in faccia gli stranieri, almeno quando li incontriamo, coinvolgiamoli nell’amicizia delle nostre comunità. Comunichiamo tenerezza e simpatia ai deboli e ai malati, per sostenerli nella fatica e nella sofferenza. Offriamo il nostro aiuto e sostegno alle famiglie in difficoltà e, se non possiamo aiutare materialmente, almeno siamo loro vicini con l’attenzione e l’amicizia. A volte una parola di affetto, un gesto di amicizia, salvano una vita dal naufragio. E, se ci sembra difficile farlo da soli, uniamoci a chi ha cominciato a farlo prima di noi. Ma come vivere questo sguardo e questa attenzione? Impariamo da Gesù, preghiamo di più, leggiamo di più la Bibbia, partecipiamo alla Messa della domenica, incontriamoci con gli altri per meditare la Parola di Dio, per gustare la gioia e la bellezza della vita cristiana. Essere cristiani è bello, cari amici. Ma bisogna esserlo davvero nella vita di ogni giorno, là dove siamo, a casa, al lavoro, a scuola e all’università, quando incontriamo gli altri. Se i cristiani fossero tali ogni giorno, cambierebbero il mondo, cambierebbero i luoghi dove vivono, li renderebbero più umani, più belli. Ma spesso siamo “inamidati”, e quindi non cambia niente né in noi né negli altri. E ricordatevi: se volete cambiare qualcosa, non serve lamentarsi, tanto meno incolpare gli altri. Bisogna cominciare da se stessi, cambiando se stessi. E il cristiano cambia se la smette di ascoltare se stesso e comincia ad ascoltare Gesù. Così impareremo quella affabilità, di cui ci ha parlato l’apostolo Paolo nella seconda lettura: “La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini”. Sì, la nostra affabilità sia nota a tutti, così gi altri vedendoci, sentendoci parlare, potranno essere attratti a Gesù e costruire un mondo più umano, dove il bene possa vincere sul male, dove l’amicizia prevalga sulle tante divisioni e rivalità della vita. Questa sera lo chiediamo al Signore per l’intercessione di Santa Maria Salome. E lo Spirito Santo, ricevuto nel giorno di Pentecoste, sia la nostra forza, la forza dell’amore di Dio in ognuno di noi.

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Qui l’audio della proclamazione del Vangelo e l’omelia del Vescovo
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