Omelia del Vescovo per la S. Messa del Crisma 2013

Vescovo-Messa-Crismale-foto-CC

Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,

ci ritroviamo come ogni anno all’inizio del Triduo Santo in questa solenne celebrazione, nella quale verranno benedetti gli oli santi, l’olio dei malati, l’olio dei catecumeni, il crisma. Siamo contenti quest’anno di avere dato inizio come diocesi al Cammino Catecumenale, nel quale si sono iscritti già sette giovani e adulti che sono qui con noi e che con il tempo verranno a far parte della nostra comunità cristiana.

Oggi emerge con maggiore chiarezza la realtà che noi siamo: siamo un popolo, il popolo di Dio. Mi ha colpito, ma so che ha colpito tutti, sopratutto la gente, il modo con cui il nuovo vescovo di Roma, il papa Francesco, si è presentato il giorno della sua elezione in piazza San Pietro. Ha detto: “E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza….E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.” Vescovo e popolo, cari amici. Così si è presentato il nuovo vescovo di Roma.

Mi chiedo con semplicità e umiltà: noi viviamo questa unità? Viviamo il senso di essere un popolo o non siamo talvolta delle realtà divise, tese a circoscrivere il loro territorio, il loro confine, le loro caratteristiche, le loro devozioni, i loro gruppi, senza il senso di essere un popolo? In un mondo frammentato come il nostro, dove l’individualismo e il dominio dell’io spingono lontani gli uni dagli altri, dove si è tutti protesi a difendere se stessi e i propri piccoli poteri, le proprie prerogative e particolarità, sempre pronti a giudicare e a sparlare degli altri, non è questo il tempo per riscoprire la forza e la gioia di essere un popolo con il loro vescovo? Non è questa la Chiesa? Un popolo vive, come ci ha ricordato papa Francesco, “un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi”. Oggi abbiamo tutti bisogno di intraprendere questo cammino. Oggi ci dobbiamo impegnare tutti, a cominciare da noi presbiteri, in questo cammino, altrimenti ci poniamo fuori, in contrasto, come il mondo e non come i discepoli del Cristo, che oggi ci raduna come la sua comunità, il suo popolo.

Al centro del popolo dei cristiani c’è una sola cosa: la grazia. Lo abbiamo ascoltato nelle tre letture in modo unanime. “A promulgare l’anno di grazia del Signore”, ha proclamato Isaia. “Grazia e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra”, ha annunciato l’Apocalisse, dove la grazia si unisce strettamente alla pace. E Gesù nella sinagoga di Nazareth, riprendendo il testo di Isaia, ha affermato che quell’anno di grazia si stava realizzando in lui. Noi abbiamo bisogno di grazia, cioè della gratuità assoluta dell’amore che viene da Dio, del suo perdono, della sua misericordia. Il mondo ha bisogno di grazia, di perdono, di misericordia. Papa Francesco ha parlato di “tenerezza e di bontà” nella Messa di inizio del Pontificato. Gli oli santi che benediremo sono lo scorrere continuo della grazia di Dio nella vita del mondo mediante la Chiesa. Noi siamo chiamati, laici e sacerdoti, sebbene in modi diversi destinatari e insieme strumenti della grazia di Dio in Cristo Gesù, a mostrare la stessa tenerezza e bontà di Gesù verso gli altri, soprattutto verso i piccoli e i poveri. Non dovremmo essere tutti trasfigurati dalla grazia che riceviamo? Quante resistenze in noi alla grazia! La resistenza alla grazia ci allontana dal Signore e tra noi, inaridisce i sentimenti e i pensieri, impoverisce le azioni, indurisce i cuori, rende più vulnerabili alla forza del male.

Ma il Signore non ci abbandona. Conosce il nostro peccato, non disprezza la fatica della vita, sa della nostra fragilità e del nostro egoismo. Oggi ci viene incontro con la sua grazia. La fa scorrere di nuovo nei nostri cuori mediante la parola e la vita della Chiesa, popolo di Dio. Il mondo ha bisogno della Chiesa, ha bisogno dei cristiani, perché ha bisogno di donne e uomini della grazia, della gratuità dell’amore. I piccoli e i poveri hanno bisogno di noi. “Chiesa povera e amica dei poveri” ha detto papa Francesco. Lo abbiamo ascoltato in Isaia e nel Vangelo: “Mi ha mandato a portare il lieto annuncio – cioè il Vangelo – ai poveri”. Comunichiamo il Vangelo della grazia di Dio ai poveri. Nessuna comunità è davvero cristiana se non ama i poveri in maniera concreta. E poi, ha ripetuto il Papa, “fratellanza”, parola antica quasi dimenticata da un mondo frammentato dagli individualismi. Viviamo la fratellanza, cerchiamo unità. Amiamoci gli uni gli altri come Lui ha amato noi, non come noi siamo abituati ad amare. All’inizio del Triduo Santo, cari amici, riscopriamo la gioia e la bellezza della vita cristiana, una vita nutrita dalla grazia di Dio. Vi ringrazio per essere qui. Ringrazio i sacerdoti per l’impegno del loro ministero, in particolare il Vicario Generale per la sua dedizione e fedeltà. Insieme ringraziamo il Signore per la grazia della vita cristiana. Che il Signore vi sostenga, vi protegga, vi aiuti nelle difficoltà, ci renda il suo popolo, ci doni di comunicare a tutti la forza e la speranza della sua grazia e del Vangelo della misericordia. Amen.

firmaspreafico-mini

Share