Care sorelle e cari fratelli,
concludiamo questa sera l’anno 2012 e ci apprestiamo ad iniziare l’anno nuovo. Bilanci e previsioni si addensano non solo nei media, ma anche nei nostri cuori. Non possiamo nasconderci di vivere con preoccupazione questo passaggio, perché i tempi non sono facili.
La crisi economica globale non ha risparmiato il nostro paese e la nostra terra, costringendoci forse a ripensare il nostro modello di vita e di benessere. La perdita di molti posti di lavoro ha aggravato la condizione di molte famiglie, che si vanno ad aggiungere a coloro che già vivevano in una situazione precaria. E’ facile e quasi naturale per tutti, non solo per coloro che ne avrebbero ragioni sufficienti, essere presi dal pessimismo e quindi chiudersi in se stessi, talvolta sentendosi vittime di un mondo ingiusto, di cui non ci si sente responsabili e che non si pensa spetti a noi cambiare.
La speranza del Natale
Oggi tuttavia siamo qui perché vogliamo essere aiutati dal Signore a guardare a noi stessi e al futuro con speranza. Questa terra ha vissuto tempi ben peggiori, e i più anziani di voi lo sanno. Il secolo scorso è stato costellato da due grandi guerre e da tanta miseria, che hanno costretto molti ad emigrare da questa terra. Per questo so che non siete gente che si rassegna facilmente e sa assumersi la responsabilità di costruire qualcosa di nuovo anche nelle avversità. Lo dico oggi innanzitutto ai rappresentanti dello Stato, della politica, delle forze dell’ordine e della società civile, che ringrazio della loro presenza e per quanto fanno per il bene di questa terra. Ma vorrei che tutti avessimo la consapevolezza di questa responsabilità. Il Signore non è lontano nei tempi difficili e sostiene anche una piccola speranza. Oggi Egli suggerisce anche a noi, come a Mosè e ad Aronne, quelle parole antiche che sono chiamate la benedizione sacerdotale: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Sì, abbiamo bisogno della protezione e della benedizione del Signore mentre sta per iniziare il nuovo anno. Abbiamo bisogno che Dio ci mostri il suo volto misericordioso e ci doni la pace. Infatti c’è poca pace nei cuori perché c’è poca presenza di Dio. Per questo si fa tanta fatica a vivere la misericordia e la pace. Le difficoltà ci rendono ansiosi e ci fanno vivere con i nervi a fior di pelle, pronti a controbattere, a difendersi innalzando inutili barriere verso gli altri, accettando il litigio come regola di vita, poco propensi a lavorare insieme per il bene comune.
Sotto la protezione della Vergine Maria
Il Natale, quel bambino che è nato in mezzo a noi, anche se ci ha stupito, è forse subito entrato nel novero delle abitudini, dei riti che si ripetono. Ci appare già un fatto normale, naturale. Invece è un evento straordinario quello di un Dio che per amore viene in mezzo a noi facendosi piccolo e nascendo in una mangiatoia di Betlemme. Per questo ancora attrae. Per questo siamo qui e ci siamo avvicinati a lui come i pastori. Oggi lo troviamo con la Madre, Maria, di cui celebriamo la festa. E’ significativo che il papa Paolo VI abbia voluto celebrare per la prima volta la giornata mondiale della pace unendola alla festa di Maria Santissima Madre di Dio. Il più antico canto a Maria risalente al terzo secolo proclama: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”. Non cerchiamo rifugio in noi stessi, non separiamoci dalla Madre di Dio, che è Maria e insieme la Chiesa. Maria ci conduce a Gesù e ci fa ritrovare la sua maternità nella Chiesa, nella comunità in cui ci troviamo a vivere. Non disprezziamo questo dono prezioso: essere con Maria una famiglia di donne e uomini che si stringono a Gesù, lo ascoltano, lo seguono, lo testimoniano.
Così troveremo la pace, così daremo la pace. “Acquista la pace in te stesso e migliaia intorno a te troveranno la salvezza”, scrive San Serafino di Sarov, un santo monaco vissuto in Russia nel XIX secolo. Il mondo ha bisogno di uomini e donne di pace. L’egoismo e l’individualismo rendono tutti più vulnerabili e più soggetti alla solitudine, all’inimicizia, alla divisione. Acquistiamo la pace nella preghiera, nella meditazione della parola di Dio, nell’amore per i poveri. Non posso non ricordare la gioia degli anziani di Città Bianca il giorno di Natale, quando li ho raggiunti per il pranzo organizzato da una comunità di loro amici che li vanno a trovare ogni sabato. La pace vive e si rafforza nell’amicizia, che libera da tante paure.
La famiglia di Dio
Attorno alla mangiatoia di Betlemme abbiamo gustato tutti la gioia di una nuova famiglia, quella di persone diverse unite da Gesù, Maria e Giuseppe. C’erano i pastori, uomini umili e poveri. Ci saranno i Magi d’oriente, ricchi e saggi. Quella famiglia fu possibile perché tutti ascoltarono la voce dell’angelo, senza dare ragione a paure e incertezze. Se desideriamo un mondo migliore, ascoltiamo la voce dell’angelo e un po’ meno noi stessi. All’inizio del nuovo anno Dio pone accanto a ognuno di noi un angelo di bene, un angelo di pace. E’ quell’angelo custode di cui la tradizione della Chiesa ci ha parlato molte volte, forse da piccoli, e che poi crescendo abbiamo dimenticato. E’ il messaggero di Dio, l’angelo della sua parola, che siamo chiamati ad ascoltare soprattutto nella Messa della domenica, meditando la parola di Dio e mettendola in pratica. “Maria – narra il Vangelo di oggi – custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Maria sia per ognuno di noi un modello di discepola di Gesù. Come lei, non perdiamo nulla di quello che ascoltiamo! Custodiamo nel cuore ciò che abbiamo ascoltato in questi giorni, viviamo ogni giorno il Vangelo di Natale.
Essere angeli di pace
Davanti alla chiesa abbiamo voluto interrogarci sul grande dono della pace. Alcuni dei nostri giovani avevano nelle mani dei cartelli con i nomi di tanti paesi dove ancora la guerra è di casa. Portiamo anche loro nel cuore, pregando incessantemente il Signore perché doni la pace al mondo. “Beati gli operatori di pace”, è il titolo del messaggio di pace di Benedetto XVI per la giornata di domani. Siamo anche noi beati, cioè felici, costruendo la pace là dove siamo, nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e di studio, nei palazzi e per le strade di questa città e di questa terra. La pace è possibile se trova anche in noi i suoi artefici. Un angelo di pace protegga questa nostra terra e il nostro paese in questo tempo difficile. Che il Signore susciti uomini e donne che sappiano perseguire con dedizione e responsabilità il bene comune e non il proprio interesse personale. Che ognuno possa essere a sua volta un angelo di pace, vivendo nell’amicizia verso tutti, soprattutto verso i poveri, perché la speranza del Natale venga custodita e si rafforzi nell’anno che ci sta dinnanzi. Siate angeli di pace per i malati e gli anziani, per i piccoli e i giovani aiutandoli a crescere nell’amore di Dio, per le famiglie in difficoltà, per i deboli e i poveri, per tutti. Il Signore doni a tutti voi e alle vostre famiglie il sommo bene della pace e vi custodisca nell’anno che viene. E la Vergine Maria, Madre di Dio, interceda per noi perché custodiamo ogni parola nel nostro cuore.
Amen
Qui una breve fotogallery
http://www.diocesifrosinone.com/contributi/fotografici/te-deum-2012-fotogallery.html
