Omelia del Vescovo ordinazione tre nuovi diaconi diocesani nella Solennità di Tutti i Santi

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Ordinazione Diaconale di Dino, Donato, Matteo – liturgia di Tutti I Santi

Care sorelle e cari fratelli,
cari Dino, Matteo e Donato,
ci introduciamo nella festa di Tutti i Santi con questa solenne liturgia, nella quale voi riceverete l’ordinazione diaconale. Matteo e Dino dopo un lungo percorso nel Seminario di Anagni in vista dell’ordinazione presbiterale, mentre Donato sarà il primo diacono permanente della nostra Diocesi.
Anche se quindi con una prospettiva diversa, voi oggi partecipate di quel sacramento dell’Ordine, che vi avvicina all’altare e vi consacra in maniera indelebile al servizio della Chiesa e del prossimo, soprattutto dei poveri. Infatti il diacono, come ci testimonia la tradizione ininterrotta della Chiesa, unisce in sé la duplice dimensione del servizio nella Chiesa: quella dell’altare e quella dei poveri. Nella preghiera di Ordinazione queste due dimensioni sono espresse in modo evidente, quando il vescovo dice riferendosi agli Apostoli: “Con la preghiera e con l’imposizione delle mani (gli apostoli) affidarono loro il servizio della carità, per potersi dedicare pienamente all’orazione e all’annunzio della parola. Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera: guarda con bontà questi tuoi figli, che noi consacriamo come diaconi perché servano al tuo altare nella santa Chiesa”.

Come vedete, la dimensione del servizio della carità è posta all’inizio del vostro ministero, come a dire che senza di essa non si realizza la vostra consacrazione. Il Diacono cioè, soprattutto chi non accederà al presbiterato, non è un prete mancato, ma un uomo che ha risposto a una vocazione per la quale viene consacrato “perché serva all’altare nella santa Chiesa”, e percorra la via della carità come compimento di questa consacrazione. Cari fratelli, nel diacono si manifesta in modo speciale quella dimensione fondamentale della vita cristiana, nella quale tutti siamo chiamati a “servire e non a essere serviti”. E il servizio della carità avviene innanzitutto nei confronti dei poveri e dei deboli, come ancora sottolinea la preghiera di consacrazione: il diacono “sia pieno di ogni virtù: sincero nella carità, premuroso verso i poveri e i deboli, umile nel suo servizio, retto e puro di cuore, vigilante e fedele nello spirito”.

   Questa sarà la vostra vita, cari Matteo, Dino e Donato. E voi dovrete testimoniarla a tutti come la via che il Signore ha indicato a tutti i suoi discepoli. Per questo vorrei che là dove svolgerete il vostro ministero siate particolarmente attenti a questa dimensione della carità. A Donato in particolare ho chiesto di svolgere il suo ministero al servizio degli anziani, a cominciare da quelli della Piccola Città Bianca, dove già si reca ogni sabato. Gli anziani, come tutti coloro che vivono nella solitudine e talvolta nell’abbandono, hanno bisogno di uomini e donne che sappiano offrire loro il sostegno della preghiera e dell’amicizia. Siate quindi servi e non padroni. Siate grandi e primi nel servizio e non nell’amore per voi stessi e nella ricerca di consensi e di approvazioni, tanto meno di qualsiasi forma di potere e di ruolo della cui ricerca siamo un po’ tutti ammalati, ma che è l’esatto opposto di quanto il Signore ha chiesto ai discepoli.

    I Santi, di cui oggi celebriamo la festa, vi siano di aiuto e di guida. Essi già fin d’ora ci fanno partecipi di quella “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, che noi contempleremo pienamente in Paradiso, ma la cui realizzazione comincia già su questa terra nella vita della Chiesa, che, come afferma la Lumen Gentium è “sacramento, o segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano”. Siamo un popolo, il popolo di Dio, non un insieme indistinto di individui che affermano se stessi in contrapposizione agli altri, rendendo difficile il vivere insieme e la comunione presbiterale. Tra noi, tra i cristiani, non esiste divisione che venga dall’appartenenza, dalla cultura, dalle tradizioni e dalle abitudini, dalla geografia, dalla posizione sociale. Cari fratelli, ricordiamo che non saranno i nostri particolarismi a distinguerci né tanto meno a separarci. Ricordiamo soprattutto che secondo le Sante Scritture ogni divisione è opera del diavolo, lo spirito di divisione. Scrive la Lettera a Diogneto, uno dei più antiche testi cristiani: i cristiani “vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera… A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo.”

   Così dovrebbero essere i cristiani da sempre, cari fratelli.
Così dovremmo essere noi, anima del mondo. Solo così saremo “beati”, uomini e donne delle beatitudini. In questo popolo di “beati”, cioè di gente felice, che gusta già oggi la gioia del Paradiso, noi ci ritroviamo con i poveri, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia e per il Signore. Questo è il nostro popolo, popolo di umili e di poveri, come direbbe il profeta Sofonia. Il mondo ha bisogno dei cristiani, perché ha bisogno di uomini e donne che ne siano l’anima, che aiutino a ritrovare la dimensione dello spirito in una società materialista, dominata dal denaro, dalla smania di possedere nonostante la crisi, dove la ricchezza e il potere fanno fatica a porsi al servizio del bene comune. Il mondo ha bisogno di diaconi, di cristiani che siano al servizio di Dio e del prossimo, perché solo nell’amore gratuito potremo contribuire in questo tempo difficile a ridare un’anima a uomini e donne spaesati, presi da se stessi, poco capaci di vivere la gioia della gratuità dell’amore. Infatti “si è più beati nel dare che nel ricevere”. Impariamo a vivere questa beatitudine e le beatitudini, perché nel “deserto spirituale” di questo mondo, come lo ha definito Benedetto XVI, ognuno trovi in noi il segno della presenza misericordiosa di Dio.

   Cari Dino, Matteo e Donato, il Signore che vi consacra diaconi per le mani del vescovo all’inizio dei questo Anno della Fede, accresca la vostra fede, perché possiate essere primi e grandi nel servizio e nell’amore per tutti, a partire dai poveri. Il vostro servizio all’altare e alla Parola, nutrito dalla preghiera assidua, soprattutto della Liturgia delle ore, vi renda conformi al Signore, Parola di Dio fatta carne, che sull’altare si offre per noi e per la salvezza del mondo. Proclamate e comunicate il Vangelo con gioia, e dall’altare del sacrificio eucaristico prendete forza per donarvi al servizio del prossimo. Vedendo l’impegno gioioso del vostro ministero, possano altri uomini e donne rispondere con generosità alla chiamata del Signore, per arricchire di nuovi figli questa nostra madre, la Chiesa di Cristo. La Vergine Maria, che per prima ha ascoltato il Signore e lo ha seguito fin sotto la croce, vi conceda di vivere sempre come figli di questa madre, e discepoli appassionati del Signore, e vi sostenga nel vostro ministero al servizio di Dio e dei fratelli.

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