Corpus Domini 2012 – Omelia del Vescovo

006-Corpus Domini-2012


C
are sorelle e cari fratelli,

ho voluto che nel venticinquesimo anniversario dell’unificazione della nostra Diocesi fosse visibile la nostra unità proprio in questa festa del Corpus Domini, segno reale della presenza di Gesù tra noi e dell’unità dei discepoli attorno a lui. Vi ringrazio di essere qui insieme. Siamo anche uniti in modo speciale al Santo Padre, che proprio ora inizia la Santa Messa a San Giovanni in Laterano. Preghiamo per lui soprattutto in questi giorni difficili per il Suo ministero. La festa che celebriamo ci riporta nel cuore della vita cristiana e di quanto di più prezioso il Signore ci ha lasciato in quell’ultima sera con i suoi prima di essere condotto verso la croce. Nel momento del dolore e nell’avvicinarsi della morte egli ha ancora il tempo e il cuore per pensare a quei discepoli, che poco dopo lo avrebbero tradito ed abbandonato.

Oggi noi celebriamo in maniera solenne quel memoriale della sua passione, morte e resurrezione, che ci vede riuniti insieme ogni domenica nella celebrazione eucaristica. E’ il miracolo della Domenica, sui cui stiamo riflettendo in questi mesi. Ringraziamo il Signore per il miracolo della sua presenza tra noi, per non averci voluto abbandonare, lasciandoci in balìa di noi stessi, dei nostri sentimenti, dei nostri umori e delle nostre paure, delle difficoltà. Egli è venuto a darci un pane di vita eterna, che non perisce, che nutre la nostra fame di amore, che cambia un mondo di gente che cerca affannosamente un cibo solo per sé e non è mai sazia. Questo è uno dei grandi problemi del mondo, che la crisi sta evidenziando: abbiamo costruito una società fatta di cose e di beni, ma non siamo mai sazi. Quanta insoddisfazione fa nascere questo modello di società!

         Dio continua a venire in mezzo a noi per restare con noi. Ce lo ricorda lo stesso Gesù quando, prendendo il pane e il vino, disse: “Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue”. Cioè “questo pane e questo vino sono io stesso”. Davvero è un “mistero della fede”, come diciamo nella Santa Messa; ed assieme un “mistero di amore”. E’ il mistero di una presenza “reale” in un mondo in cui tutto sembraCorpus-Domini-12 essere “virtuale” e dove è difficile che gli uomini si sentano “realmente” gli uni vicini agli altri. Spesso ci capita di sentirci soli e viviamo in una società fatta di donne e di uomini soli, che tante volte esalta la solitudine come segno di libertà ed autosufficienza. Per non parlare di chi viene lasciato solo, come tanti anziani. Ma la festa di oggi ci ricorda che Gesù non ci ha lasciati da soli, è il mistero di una presenza “reale”, cioè vera, concreta, presenza che crea unità e comunione.

Nella festa antica del “Corpus Domini” Dio si rivela non come un’ideale astratto, qualcosa di lontano e ineffabile, ma con un corpo, per parlare, sentire, vedere, toccare la nostra vita. “Il Verbo si è fatto carne…ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” per concludere con noi un’alleanza nuova, come abbiamo ascoltato nella lettera agli Ebrei. Oggi non c’è più tanta voglia di stringere alleanze, o patti, si preferisce andare ciascuno per proprio conto e per la propria strada; al massimo si fanno alleanze per essere contro qualcuno, per difendere i propri interessi o quelli del proprio gruppo. Quante “alleanze contro” nella vita di ogni giorno, politica, economica, sociale, familiare, anche ecclesiale. Ma l’alleanza che Dio stringe con gli uomini è un’alleanza gratuita, dalla quale Dio non può ottenere altro che la nostra fedeltà, mentre noi possiamo avere la salvezza. E’ un’alleanza antica, perché fin dalle origini Dio non ha voluto che l’uomo fosse solo, e nonostante il suo peccato e il rifiuto dei suoi vincoli di amore, egli non si è mai stancato di cercarci. Lo abbiamo ascoltato dalle parole del libro dell’Esodo, prima alleanza di Dio con il suo popolo, e poi confermata, rinnovata da Gesù stesso, che “entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.”

La festa di oggi è la festa della nuova alleanza che Dio stipula anche con noi. E’ un’alleanza di amore. Gesù infatti si rende presente nel pane spezzato e nel vino versato, cioè come offerta di vita piena. Potremmo dire che Dio manda il suo Figlio per amarci e per farsi amare. E non si può amare Dio senza amare il suo corpo, la sua concretezza, senza ascoltare la sua parola, voce di quel corpo. Amarlo fino al punto di essere anche noi parte di quel corpo, che è la Chiesa di Cristo.

Scrive l’apostolo Paolo: “Voi siete corpo di Cristo!” e quando ci accostiamo all’Eucaristia dovremmo sempre meditare su questa realtà: sappiamo di essere anche noi membra del corpo di Cristo? E nella vita ci comportiamo come membra di Cristo? Siamo cioè le sue mani che curano e sollevano, siamo la sua voce che consola e incoraggia, siamo i suoi piedi che camminano con gli altri e la sua bocca per portare a tutti il suo Vangelo? Siamo quell’unità di cui Paolo ha parlato nella prima lettera ai Corinzi, dove ciascuno vive come parte di un corpo contrastando tante piccole e tristi divisioni e inimicizie? Il pane e il vino dell’Eucaristia, il corpo e il sangue di Cristo, fanno di noi un solo corpo e un solo spirito, ci rendono un “noi” e non individui separati. Partecipare almeno ogni domenica al memoriale della morte e resurrezione del Signore, la Pasqua di Gesù, ci aiuta a vivere ogni giorno come membra di quel corpo che si dona per la salvezza di tutti, si prende cura di tutti, in particolare dei più deboli e dei più poveri.

Ma noi ci prendiamo cura gli uni degli altri? Sappiamo essere un solo corpo? La festa del Corpus Domini ci viene incontro e ci solleva dai nostri dubbi e dalle nostre paure, dicendoci: anche tu sei parte di questo corpo! E il suo corpo, mentre manifesta l’amore di Dio, contesta il nostro modo gretto e avaro di vivere, contesta le attenzioni e le cure meticolose per il nostro, contesta il nostro istinto teso al risparmio della fatica e delle energie, contesta la nostra abitudine a trattenere tutto per noi. Ma non è una condanna, è una liberazione dall’amore soffocante per noi stessi, mentre scopriamo di avere accanto a noi un alleato, il Signore nostro Gesù Cristo morto e risorto.

Questa celebrazione è la festa di un’alleanza che non finisce, che ci lega al Signore e che ci unisce gli uni agli altri, è un’alleanza senza frontiere, che supera ogni differenza, unisce mondi diversi. E’ la festa dell’alleanza tra umili e poveri, e Gesù si presenta a noi in tutta l’umiltà di questi elementi del pane e del vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo. In essi si nasconde la sua divinità, che si è fatta tanto vicina da diventare uno di noi, si è abbassata, umiliata fino a diventare nostro cibo e nostra bevanda. Quando ci nutriamo di quel pane e di quel vino non possiamo perciò dimenticare chi non ha da mangiare e da bere, chi non ha da vestire e chi è abbandonato, solo, in carcere, malato o anziano, straniero, perché anche i poveri sono “corpo di Cristo”; e la loro vita mostra al mondo le membra ferite del corpo di Gesù, perché “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me”.

Non si può amare l’Eucaristia all’altare e poi disprezzare i poveri e i fratelli. Per questo Gesù dice: “Se tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te lascia lì il tuo dono davanti all’altare, và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.” Non amiamo un’idea! Il Vangelo ci aiuta ad amare in modo vero e concreto. Per questo oggi facciamo festa, perché il Signore non si è dimenticato di noi, e ci ha cercato prima di offrire se stesso sull’altare, perché possiamo vivere riconciliati con lui e con il prossimo.

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