
Care sorelle e cari fratelli,
siamo qui in tanti come ogni anno. Molti si uniranno a noi durante la processione per venerare il martire Ambrogio, tanto caro a questa città e alla Diocesi intera. Sono contento che quest’anno siano qui con noi diversi sacerdoti non solo di Ferentino, ma delle varie vicarie della diocesi, perché la testimonianza dei martiri è sempre universale e mai solo locale. Vi ringrazio della vostra presenza. Ogni volta il martirio di Ambrogio ci attrae, ci aiuta a riflettere e ci induce a una vita cristiana più autentica, meno superficiale e occasionale. Noi abbiamo bisogno di questi giorni e di questa festa. Ma perché? A che serve, ci si potrebbe chiedere? Solo ad entusiasmarci per qualche giorno? Solo a inneggiare al nostro martire? Non credo.
Dal cuore di ognuno di noi sale in questi giorni il bisogno di una vita migliore, più umana, più vicina a quella degli altri, meno conflittuale, litigiosa, violenta. Il mondo, e anche la nostra città e la nostra terra, è infatti pieno di piccoli e grandi conflitti e anche di violenza. Abbiamo assistito sgomenti al pestaggio di due anziani proprio in questa città, Assunta e Giacomo. Che tristezza e quanta paura in ognuno! Vorrei che oggi li ricordiamo al Signore perché superino questo momento difficile della loro vita e possano ristabilirsi presto. Esprimiamo a loro, ai loro parenti e amici la nostra vicinanza affettuosa. Ma vorrei anche pregare con voi perché il martire Ambrogio sradichi i semi di violenza dai cuori non solo di coloro che hanno compiuto questo atto efferato, ma dai cuori di tutti. Nella vita di ogni giorno, cari amici, c’è troppa violenza, troppa antipatia, troppa contrapposizione, troppa inimicizia.
Scriveva un grande testimone della fede del secolo scorso, l’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, ucciso mentre celebrava la Santa Messa il 24 marzo 1980 per la sua fedeltà al vangelo e il suo amore per i poveri: “L’unica violenza che possiamo accettare, quella che Cristo fa a se stesso e invita noi a fare lo stesso è questa: “Colui che vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso”, violenti se stesso, reprima in lui gli impulsi di orgoglio, elimini dal suo animo i tratti di avarizia, di cupidigia, di superbia, di orgoglio; elimini tutto questo dal suo cuore. Questo è quello che devi uccidere in te stesso, questa è la violenza che ti devi fare, perché di lì sgorghi il nuovo uomo, l’unico che possa costruire una nuova civiltà, una civiltà di amore”. Oggi si fa violenza agli altri, ma si è poco disposti a far violenza a se stessi per eliminare il male che c’è in noi insieme a tutto ciò che rende poco umani. Infatti, care sorelle e cari fratelli, pur di difendere se stessi, ci si comporta in maniera violenta senza accorgersi. I nostri pensieri e sentimenti sono talvolta violenti, quando giudichiamo o disprezziamo gli altri. Le nostre parole possono diventare violente quando alziamo la voce, quando ci arrabbiamo, litighiamo, siamo prepotenti, ci imponiamo sugli altri per difendere noi stessi. Le nostre azioni rischiano la violenza, quando trattiamo male gli altri, lasciamo soli gli anziani e non ce ne occupiamo con affetto e pazienza, quando accettiamo che altri siano violenti o prepotenti senza dire nulla. Non basta lamentarsi e condannare. Non basta neppure solo l’entusiasmo di questi giorni. Ognuno deve prendersi la responsabilità di scegliere ogni giorno un modo umano di vivere, generoso, amico, buono, fatto di gratuità e di interesse per gli altri, meno pettegolo e litigioso. Il martire Ambrogio, come tutti i martiri, ci insegna che solo se amiamo un po’ meno la nostra vita la conserviamo per la vita eterna, perché “chi ama la sua vita, la perde”, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. Infatti spesso ci si perde, perché si segue e si ascolta solo se stessi, si vive per il proprio interesse magari a scapito di quello degli altri.
Care sorelle e cari fratelli, attraversiamo un tempo difficile. La crisi economica e umana tocca il nostro paese e anche la nostra terra. Non è questo il tempo di credere che basta pensare a se stessi. L’egoismo non ha mai risolto i problemi di nessuno. Oggi c’è bisogno di donne e uomini generosi, buoni, di gente che vive la solidarietà e l’amicizia, cerca il bene comune e non il proprio interesse, altrimenti ci perderemo e faremo perdere anche gli altri. Ne ha bisogno la politica, ne ha bisogno la società in ogni ambito, ne ha bisogno anche la Chiesa. Vogliamo conservare la nostra vita? Desideriamo migliorarla? Ascoltiamo le parole del Vangelo, seguiamo l’esempio del martire Ambrogio, che ha ritenuto sommo bene la fedeltà al Signore persino più della stessa vita terrena. Chiediamoci se viviamo da cristiani nella vita di ogni giorno o se invece preferiamo seguire e ascoltare noi stessi, il nostro istinto, preoccuparci solo del nostro benessere, fare il nostro interesse. Sant’Ambrogio avrebbe potuto far carriera. Era un capo militare apprezzato. Eppure capì che avrebbe realizzato se stesso solo ascoltando il Vangelo fino in fondo, persino a prezzo della vita. Così si è conquistato la vita eterna, e mentre lui vive con il Signore continua a restare in mezzo a noi con la sua testimonianza.
Questi sono giorni di scelta, non solo di entusiasmo, perché l’entusiasmo sparisce senza lasciare traccia. Sei disposto a cambiare te stesso, i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue abitudini con le quali ti imponi sugli altri e crei divisione e inimicizia intorno a te? Sei disposto a combattere ogni violenza e ogni prepotenza? Segui il martire Ambrogio con il cuore e con la fede in quel Gesù per cui egli è stato ucciso, non solo portando la statua o camminando con lui per le strade di questa città. Allora il nostro martire ti aiuterà davvero e compirà in te il miracolo dell’amore, l’unico miracolo che cambia il mondo e lo rende migliore e più umano.
Grazie, nostro martire, per il tuo amore per noi e per il tuo esempio. Insegnaci a seguirti e a vivere come tu vuoi, con amore, bontà, simpatia, amicizia. Insegnaci a voler bene a tutti, soprattutto a chi ha più bisogno di attenzione e benevolenza. Rendi ognuno più cristiano e gli abitanti di questa città e della diocesi intera migliori e più umani. Ascolta Signore la nostra preghiera per l’intercessione del martire Ambrogio, e così sia!
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