
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere:
- Amen. Alleluia.
Care sorelle e cari fratelli,
la vicenda di Gesù sembrava essersi definitivamente chiusa con quella condanna e con la morte in croce. Il suo corpo era stato deposto nel sepolcro. Non erano rimasti in molti con quell’uomo debole e sofferente. Solo alcune donne e poi alla fine un uomo ricco, Giuseppe di Arimatea, che si era occupato del suo povero corpo. I discepoli avevano guardato da lontano e poi erano fuggiti per paura. In quella vicenda è apparsa la violenza del mondo, ed anche il fastidio per un uomo mite, umile di cuore, pieno di amore per i deboli e i peccatori, che non estrae la spada per colpire. Nelle sue ferite abbiamo visto le ferite e la sofferenza di tanti poveri, nella sua condanna e morte la violenza che colpisce ogni giorno la vita di tanti. Quella via dolorosa ci ha liberato per un po’ dall’angoscia per noi stessi, da quella tristezza rassegnata con cui guardiamo agli altri. In questi giorni il nostro sguardo si è come alzato da noi stessi e abbiamo guardato a lui, nei suoi occhi, abbiamo forse compreso di più la sua domanda di amore, la sua presenza tra noi.
La parola di Dio ci aiuta questa notte a ripercorrere la storia fin dalle origini per comprendere il senso misterioso della presenza di Dio che è vita e salvezza anche nel dolore e di fronte alla morte. “In principio Dio creò il cielo e la terra”, abbiamo ascoltato nella prima lettura. Oggi, nella notte di Pasqua, si ripete quel principio, quell’inizio: Gesù è risorto dai morti, in lui inizia di nuovo la vita, la creazione si rinnova, i cuori degli uomini rinascono, la morte è sconfitta, anche se non ancora in modo definitivo nella storia. Alleluia, lodate il Signore!, canta di nuovo la santa madre Chiesa in ogni parte del mondo, da Gerusalemme alla Libia, dall’Italia al Mali e alla Siria. In mezzo alle ferite del dolore, di cui tanti nel mondo portano i segni, uniamoci anche noi al canto della Chiesa: sì, alleluia, Cristo è risorto dai morti. Un giovane, un angelo di Dio, era apparso quel giorno a Gerusalemme nel luogo dove l’avevano sepolto e aveva detto alle donne: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui.” “Non abbiate paura!”, ci ripete oggi il Vangelo della Pasqua. Quante paure nella vita di ogni giorno! Siamo talvolta dominati dalla paura e non riusciamo a liberarcene. Per questo i cuori si appesantiscono, aumenta l’incertezza, le preoccupazioni e le difficoltà sembrano insopportabili, crescono le angosce, l’egoismo, la rabbia, si diffondono i pregiudizi, si moltiplicano le divisioni.
Oggi un angelo ci aspetta. Vuole aiutarci ad incontrare Gesù, a riconoscerlo vivo in mezzo a noi. Sì, perché talvolta noi viviamo senza Gesù. Presi da noi stessi, ci dimentichiamo che egli è con noi, che egli vive, ci parla, ci accompagna nelle nostre giornate. La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci offre degli uomini che hanno incontrato Dio e si sono fidati di lui. Sono Abramo e Mosè. Il primo ascoltò il Signore e riebbe il Figlio Isacco insieme alla promessa di una discendenza numerosa. Mosè non ebbe paura davanti al nemico, ma ascoltò la voce di Dio e mise in salvo il suo popolo facendolo passare attraverso le acque il Mar Rosso. Storie di uomini come tutti, che non ascoltarono se stessi, ma il Signore che aveva parlato loro. Ascoltiamo anche noi oggi l’angelo di Dio. Egli ci manda ad incontrare il Signore: “Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»”. Usciamo dalle nostre paure, incamminiamoci verso la Galilea, la terra degli inizi. Là incontreremo di nuovo il Signore. La Pasqua non è un rito che si ripete, non è una bella tradizione, forse meno romantica e sentimentale del Natale, meno attraente delle feste dei nostri patroni. La Pasqua è il cuore della vita cristiana, anzi è il cuore della vita, perché qui ognuno di noi ogni anno comincia a vivere di nuovo, rinnova se stesso, il suo cuore, i suoi sentimenti, pensieri, cambia se stesso. L’apostolo Paolo lo aveva capito molto bene, da quando aveva incontrato il Signore risorto sulla via di Damasco. “L’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato e noi non fossimo più schiavi del peccato”, dice nella lettera ai Romani. Nella Pasqua diventiamo nuove creature, nasce in noi l’uomo nuovo, creato a immagine e somiglianza di Dio. C’è una speranza per la storia e per ognuno di noi. Non tutto è determinato, non siamo prigionieri di un destino triste e ineluttabile, il futuro non è solo incertezza e delusione, nonostante i tempi difficili e di crisi. Per questo il cristiano non può guardare se stesso, gli altri e il mondo in modo rassegnato e pessimista. Noi siamo uomini e donne della speranza, che nasce dalla fede e diventa carità, amore gratuito e universale.
Muoviamoci allora verso la Galilea ad incontrare il Signore. Lo troveremo di nuovo sulle rive di quel lago dove aveva chiamato i discepoli, dove aveva parlato alla gente, aveva guarito i malati, aveva proclamato beati i poveri, gli afflitti, i miti, i puri di cuore, gli operatori di pace, gli affamati di giustizia, i perseguitati per il Vangelo, dove aveva mostrato che solo nell’amore c’è la vittoria. La Pasqua infatti è la vittoria dell’amore sulla forza del male e sul potere della morte. Per questo non bisogna avere paura di stare con Gesù, di seguirlo, di ascoltarlo, di vivere da cristiani in un mondo di gente spaesata, dominata dal materialismo, che crede più nelle cose, nel denaro, nel potere, che nella forza dello spirito. Perciò si ha paura, si è spesso infelice, ci si arrabbia, si diventa facilmente arroganti e prepotenti, si cerca il proprio interesse. La Pasqua ci chiede semplicemente di tornare ad essere davvero cristiani, prendendo sul serio la parola dell’angelo di Dio che sulla soglia del sepolcro ci invita a non avere paura e a credere che Egli è vivo. Ricominciamo a leggere i Vangeli, per ripercorrere con Gesù le strade della Galilea, per riascoltare le sue parole, imitare la sua bontà e il suo amore per tutti, soprattutto per i poveri e i bisognosi. La Pasqua significhi per tutti noi la scelta di essere cristiani in modo rinnovato, vero, faccia rinascere il desiderio di vivere la forza dell’amore che viene dalla sua storia di passione, morte e resurrezione. Oggi il Signore ci affida un potere nuovo, quello della vita che vince la morte, dell’amore che sconfigge la violenza e l’inimicizia. Nella santa Chiesa di Dio ritroviamo ogni domenica la gioia di essere una famiglia di donne e uomini salvati dalla grazia di Dio, liberati dal suo amore gratuito, pronti ad annunciare a tutti con gioia e simpatia che egli è risorto dai morti e non muore più. Alleluia!
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