Omelia Domenica delle Palme 2012

domenica delle palme

Care sorelle e cari fratelli, inizia davvero in modo strano il racconto della passione di Gesù, che subito contrappone il piano di catturarlo per farlo morire con il gesto di amore di una donna, che versa un vaso di profumo prezioso sul capo del Signore. Una congiura contro un gesto di attenzione, di gratuità. Due atteggiamenti del tutto diversi che ci vengono a significare fin dall’inizio che non si può rimanere indifferenti davanti a un uomo che soffre, non ci sono compromessi: o si sceglie di amare oppure l’indifferenza diventa opposizione.



Ma la gratuità infastidisce gente abituata a contrattare tutto, a comprare e a vendere, a consumare per sé. Sembra uno spreco la gratuità. Perché amare gratuitamente? Perché dare senza pretendere? Perché perdonare se non si è perdonati? Perché voler bene a chi ti tratta da estraneo o ti ha fatto del male? Perché spendere tempo per chi sembra non ti possa ripagare, un povero, un anziano solo, un malato, un carcerato, un bambino bisognoso? Per questo alcuni di coloro che assistevano al gesto della donna si indignarono e dissero: “Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri! Ed erano infuriati contro di lei. ” Si hanno sempre delle buone ragioni, addirittura ammantate di sensibilità, per affermare le proprie convinzioni e difenderle davanti a un gesto disarmante. Sì, cari fratelli, l’amore gratuito appare uno spreco, qualcosa di non necessario, quando ci sembra ci siano cose molto più essenziali. Si comprende il fastidio per Gesù, per le parole e i gesti di un uomo mite, per il suo amore per i poveri, la guarigione dei malati, il pasto con i peccatori, le prostitute e i pubblicani. E’ lo stesso fastidio che ha portato nella storia ad eliminare tanti cristiani, alcuni dei quali abbiamo ricordato durante la preghiera per i testimoni della fede a Santa Maria Goretti. La gratuità diventa quasi insopportabile per un mondo mercato, abituato al commercio, al consumo, al dare per ricevere, alla pretesa e al lamento, che accetta la corruzione come modo di vivere, l’accumulo di beni e di soldi come normale, mentre è una grande ingiustizia.

   Eppure le parole di Gesù sono chiare per quella donna: “Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me…In verità vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”. Il gesto della donna è Vangelo, buona notizia, perché la gratuità è sempre buona notizia, che libera il cuore da tanti pesi, da uno spirito di rivendicazione, dalla logica del mercato e della pretesa. Da qui comincia il cammino di dolore dell’unico giusto, prende avvio da questa mentalità, basata sul fastidio per l’amore di un uomo che ha “fatto bene ogni cosa”. Ma quanto è difficile stare con lui! Se ne andarono presto tutti, persino i suoi discepoli, che dopo il suo arresto “lo abbandonarono e fuggirono”. Solo Pietro lo segue da lontano. Ha paura. Si nasconde e nega di conoscere Gesù, di essere uno dei suoi. Eppure quanto amore ebbe Gesù per Pietro da quando lo aveva chiamato sulle rive del lago di Galilea. E’ facile nascondersi al Signore, vivere come se non ci fosse, lasciarlo ai margini delle nostre scelte e dei nostri pensieri. Solo alcune donne rimasero con lui e lo seguirono fin sotto la croce. Secondo l’evangelista Marco esse sono Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo “servivano e lo seguivano” fin da quando era in Galilea. Ci fu anche un altro, uno sconosciuto, Simone di Cirene, un contadino che veniva dal suo lavoro, che fu costretto a portare la croce di Gesù.

   Care sorelle e cari fratelli, oggi noi siamo qui perché vogliamo essere come Simone di Cirene e come quelle donne. Tra loro c’è anche Salome, la patrona della nostra Diocesi. Talvolta ci capiterà di essere quasi costretti a portare la croce, magari quella di un malato, di un anziano, di un povero, o forse talvolta anche la croce di un dolore, un peso, una difficoltà. Non tiriamoci indietro. Non malediciamo quel legno. Sotto quella croce ritroviamo Gesù, che ci aiuterà a portarla. Rimaniamo con Gesù in questi giorni, il mercoledì sera per la messa crismale con i sacerdoti della Diocesi, il giovedì pomeriggio per la liturgia in Cena Domini e la lavanda dei piedi, il venerdì per stare attorno alla croce del Signore, e la notte e il giorno di Pasqua per cantare la gioia della resurrezione. Proprio quel crocifisso è il nostro re. Il suo potere e la sua forza sono reali, perché hanno vinto la morte. La sua vittoria è stata la conseguenza della fedeltà del suo amore, della sua mitezza che ha imposto di riporre la spada a chi lo voleva difendere, di un Vangelo che è grazia, gratuità spesa per uomini e donne peccatori e paurosi, facili all’entusiasmo come Pietro, ma poco fedeli nel tempo del dolore. Accorriamo oggi alla sua croce, perché essa ci svela i dolori del mondo, quelli dei poveri, dei soli, dei disprezzati, delle vittime della violenza e della guerra, di chi porta il peso di una vita difficile anche attorno a noi. Uniamoci alle donne sotto la croce, imitiamo la donna che unse il capo di Gesù, compiendo anche noi gesti di gratuità; impariamo da lui che fu mite e umile di cuore in un mondo prepotente. Non importa se sei piccolo o se sei vecchio, se sei debole, se ti ritieni incapace, se hai poco tempo, se credi di essere già buono e giusto. Oggi non è il tempo di tirarsi fuori da questo popolo di donne e uomini che vogliono stare con Gesù per imparare da lui la via della gratuità e dell’amore. Rimani con lui, compi la tua scelta oggi e nella tua vita e il Signore ti farà parte della gioia della sua resurrezione e tu scoprirai che è meglio non continuare a nascondersi a Dio. Anzi in questi giorni ognuno di noi avrà la gioia di poter stare con lui e di essergli amico, perché lui ha bisogno di noi. Preghiamo il Signore che ci aiuti a stare con lui oggi e per tutta la nostra vita.
Amen.

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Qui una breve fotogallery dell’evento pastorale

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