Amando sino alla fine Veglia di preghiera per i martiri – 23 marzo 2012

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Gv 12, 20-28
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.

   Come ogni anno ci ritroviamo nella Chiesa di Santa Maria Goretti, giovane martire, per fare memoria dei tanti che negli ultimi anni hanno dato la vita per la loro fedeltà al Signore e al Vangelo. Ascolteremo alcuni dei loro nomi, impareremo a conoscere alcuni tratti della loro testimonianza di fede e di carità. Sono cristiani, appartenenti a diverse Chiese e Comunità Ecclesiali, donne e uomini che non hanno ceduto alla rassegnazione e al pessimismo, tanto meno alla violenza, che non hanno rinunciato ad amare anche nelle situazioni più difficili e di pericolo, talvolta piccole minoranze in mondi ostili e tra le persecuzioni. La loro vita ci aiuta ad uscire dal nostro piccolo mondo, litigioso e prepotente, dove l’affermazione dell’io produce tante divisioni, ire, conserva rancori, fa nascere rivendicazioni che nulla hanno a che fare con la vita cristiana. I loro nomi, i luoghi dove hanno vissuto, ci tracciano una geografia spirituale che ci apre orizzonti sconosciuti e diventa un monito per uomini e donne che sono abituati a vivere in un mondo ristretto, dove ognuno pensa di esserne il centro e pretende dagli altri considerazione, rispetto, attenzione, ma troppo poco è capace di vivere la gratuità dell’amore cristiano.


   Questa sera siamo qui e vorremmo essere come quei Greci che volevano vedere Gesù, non sicuri di noi, non orgogliosi della nostra bontà o onestà, ma desiderosi di conoscere di nuovo il nostro Signore. La vita cristiana infatti è ricerca di Dio, è andare da Gesù, uscendo da se stessi. Certo la risposta di Gesù appare strana. Filippo e Andrea vanno a riferire al Signore della richiesta di quei Greci, ma Gesù sembra non rispondere loro. Non sempre il Vangelo risponde alle nostre richieste come vorremmo. La risposta di Gesù parla della sua ora, l’ora della glorificazione. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Linguaggio difficile, forse poco condivisibile. Come è possibile odiare la propria vita, quando vi siamo così attaccati? Gesù parla di se stesso, del suo imminente destino, che comincia a disvelarsi proprio all’inizio del capitolo dodici di Giovanni, quando nella cena a casa di Lazzaro Maria cosparse i piedi di Gesù con prezioso profumo. Poi continua nel capitolo 13 con la lavanda dei piedi. Questo è odiare la propria vita: amare quella degli altri, servire quella degli altri fino ad abbassarsi su di loro, come fece Gesù lavando i piedi dei discepoli. La sua vita, dal primo momento, da quando è venuto in mezzo a noi facendosi uomo, è stata la scelta di abbassarsi, umiliarsi, servire. E’ passato per le strade della Galilea abbassandosi sui poveri, sui malati, sui pubblicani e sui peccatori. Questa è stata la sua gloria, che nell’ora della croce giunge al suo limite estremo, al suo compimento. L’unica gloria è l’amore gratuito, non la vittoria del proprio io, delle proprie ragioni. Quanti falsi trofei di gloria in questo mondo, che noi ammiriamo e inseguiamo, la cui conseguenza sono solo delusione e tristezza o l’esaltazione di un momento!

   Nella vita dei tanti che hanno seguito Gesù noi contempliamo la vittoria dell’amore di chi non ha amato la sua vita più di quella degli altri e più del Signore. Questa è la loro gloria. Cari fratelli, un invito giunge ad ognuno di noi dal Vangelo di questa sera: “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore”. Questo invito semplice viene rivolto a tutti. E’ l’invito a vivere tutta la nostra vita da discepoli, perché il cristiano è colui che smette di seguire se stesso perché segue il Signore, lo ascolta, lo serve, e servendo lui impara a servire il prossimo. Serviamo il Signore, come i tanti testimoni della fede i cui nomi abbiamo ascoltato questa sera, nei piccoli e nei poveri, perché lì troveremo la via di un amore gratuito. L’amore per i poveri ci libererà da tante angosce e tante fissazioni, sprigionerà in noi energie di bene, che potranno cambiare noi stessi e la vita di tanti in questo tempo difficile. Ringraziamo il Signore per la testimonianza di tante donne e uomini che mostrano la vittoria dell’amore sull’odio, della mitezza sulla violenza, e ci aiutano a riscoprire la forza straordinaria della vita cristiana. 

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