
“Oggi non indurite il vostro cuore
ma ascoltate la voce del Signore”
Gl 2,12-18 – Sal 50 – 2Cor 5,20-6,2 – Mt 6,1-6.16-18
Care sorelle e cari fratelli,
iniziamo oggi con il sacro rito delle ceneri il tempo di Quaresima, itinerario di conversione e di rinnovamento che ci conduce alla Pasqua del Signore. Le due frasi della Bibbia che il sacerdote può pronunciare mentre pone sul nostro capo le ceneri ce ne ricordano il significato. La prima: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”, tratta dal racconto della creazione del libro della Genesi, ci ricorda che siamo uomini e donne fragili e deboli e che la vita non viene da noi, ma da Dio.
In un mondo che ci abitua all’orgoglio e alla prepotenza, e talvolta persino a un senso di autosufficienza e onnipotenza, come se tutto dipendesse da noi, siamo richiamati a tornare davanti a Dio per riconoscere il nostro bisogno e la nostra pochezza. Siamo tutti uomini e donne fragili, al di là delle apparenze o delle esibizioni di ciascuno. La seconda frase, “convertitevi e credete al Vangelo”, tratta dal primo capitolo del Vangelo di Marco, ci mostra che in questo tempo siamo chiamati tutti a cambiare noi stessi tornando ad ascoltare il Vangelo. Infatti ci si converte smettendo di ascoltare se stessi e imparando ad ascoltare il Signore che ci parla. Troppe volte noi sentiamo risuonare la parola di Dio, ma usciti dalla Chiesa, tutto continua come prima, le stessi abitudini, gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti, le stesse scelte. Vedete, per questo la Quaresima è un tempo ignorato dal mondo. Tutti sono presi da se stessi e non si ha voglia di fermarsi, di pregare, soprattutto non si ha nessuna intenzione di cambiare se stessi. Maestri nel pretendere che gli altri cambino, poco cristiani nell’esigere di cambiare se stessi.
Per questo le letture si aprono con la parola del profeta, che è quasi un grido: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. Cari fratelli, ritorniamo al Signore, ritorniamo a chiedere il suo perdono, per imparare da lui ad amare con larghezza. Ritorniamo con il cuore. Il Signore ci aspetta sulla porta, come aspettava quel figlio che si era allontanato da casa per godersi i beni che gli spettavano, dominato dal denaro e dal desiderio di fare da solo, senza gli altri, senza l’amore esigente di quella casa del Padre. Ma alla fine si ritrovò senza niente, triste e bisognoso di aiuto. E vedete, a Dio si ritorna con una scelta personale, che però si connette a quella degli altri. Dice il profeta: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti, esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”. Il tempo di Quaresima non è tempo di isolamento, anzi il profeta ci esorta e riscoprire il senso di essere un popolo, un’assemblea riunita dal Signore, un “noi” e non tanti “io”separati e contrapposti, come spesso avviene nella vita di tutti i giorni. Potremmo a ragione dire che la Quaresima è il tempo in cui riscoprire la comunità, l’essere insieme per cantare la gioia del perdono e del ritorno a Dio. La Domenica sarà questo giorno, il giorno della comunità, in cui gustare la bellezza della comunione e dell’unità. Non cerchiamo altri tempi, non rimandiamo a momenti migliori il tempo del ritorno a Dio e dell’incontro con gli altri. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”, abbiamo ascoltato dall’apostolo Paolo.
Il Vangelo di oggi ci aiuta a compiere questo itinerario di ritorno al Signore, indicandoci tre passi da compiere: elemosina, preghiera, digiuno. Nell’elemosina si impara la gratuità. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, aveva detto Gesù ai discepoli. In un mondo mercato, dove vige la regola del dare per ricevere, dove si pretende sempre ma si è avari nel dare, al cristiano viene chiesto di vivere la gratuità, che diventa testimonianza dell’amore gratuito ricevuto da Dio. Sì, tutti abbiamo ricevuto gratuitamente dal Signore, perché la gratuità è la caratteristica dell’amore di Dio verso tutti, a partire dai piccoli e dai poveri, i primi beati. L’elemosina come atteggiamento di vita verso gli altri diventa particolarmente importante in questo di crisi, che rende difficile la condizione di tanti anche nella nostra terra. Essa diventa allora attenzione al bisogno, solidarietà, generosità, benevolenza, amicizia, incontro.
Poi la preghiera. Gesù sottolinea la necessità di una preghiera fatta nel segreto. Questo invito non si contrappone tanto alla preghiera comune, ma indica, come nel caso dell’elemosina e del digiuno, il rifiuto di parole e gesti esteriori, fatti per essere visti e ammirati dagli altri. In una società dove l’esteriorità e l’ostentazione di sé sembrano essere diventati uno dei cardini del successo e della considerazione degli altri, l’avvertimento di Gesù ci consente di rientrare in noi stessi e di metterci davanti a lui nel segreto del nostro cuore, per ricevere da lui la ricompensa del suo perdono e del suo amore. Nel tempo di Quaresima coltiviamo il cuore mediante la preghiera assidua e la meditazione della Parola di Dio, per poterci conformare ai pensieri e ai sentimenti di Dio. Occorre perciò digiunare non solo nel cibo, ma anche da noi stessi, dall’amore per noi stessi, che ci rende malinconici e tristi. “Quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Cari fratelli, c’è una ricompensa per coloro che praticano l’elemosina, la preghiera e il digiuno. La ricompensa è la gioia di stare con il Signore, è il gusto della vita con gli altri, dell’amore gratuito a partire dai poveri. La ricompensa è una vita con Dio già da oggi, liberi dall’amore per se stessi. Come altre volte ho detto, la tristezza non è solo conseguenze delle difficoltà della vita, ma anche della chiusura in se stessi, dell’abitudine a guardare se stessi e a chiedere senza dare. La Quaresima ci libera per essere pronti a diffondere in un mondo spaventato ed egoista il profumo dell’amore di Dio.
Vorrei augurare ad ognuno di voi, alle vostre famiglie, ai piccoli e ai grandi, ai poveri e ai ricchi, alla vostra comunità parrocchiale di gustare la gioia di questo tempo prezioso, ascoltando con fedeltà il Signore che ci parla, praticando quotidianamente elemosina, preghiera e digiuno, per ricevere il perdono di Dio e testimoniare a tutti la larghezza della sua misericordia e del suo amore.
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