Assunzione della Beata Vergine Maria – 2011 – omelia del Vescovo

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Care sorelle e cari fratelli, nel cuore del mese di agosto la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente celebrano congiuntamente la festa dell’assunzione di Maria al cielo. Nella chiesa cattolica, il dogma dell’Assunzione – com’è noto – fu proclamato durante l’Anno Santo del 1950. Pio XII, dopo aver sentito il parere dei vescovi del mondo, proclamò l’assunzione di Maria in cielo con il suo corpo. Tale memoria, però, affonda le radici nei primi secoli della Chiesa. In Oriente, da dove forse ha preso origine, viene ancora oggi chiamata “Dormizione della Vergine”. San Teodoro lo Studita, stupito di fronte a questa verità, si chiedeva: “Con quali parole spiegherò il tuo mistero? La mia mente è in difficoltà… è un mistero insolito e sublime, che trascende tutte le nostre idee”. E aggiungeva: “Colei che diviene madre partorendo rimane vergine incorrotta, perché Dio era quello che veniva generato. Così nella tua dormizione vitale, differenziandoti da tutti gli altri, tu sola a buon diritto rivesti la gloria della persona completa di anima e corpo”. E concludeva: “Ti sei addormentata, sì, ma non per morire; assunta, ma non lasci di proteggere il genere umano”.

   Sì, cari fratelli, Maria ha lasciato questo mondo, ma nello stesso tempo continua ad essere con noi. Ce lo testimoniano non solo le tante apparizione della Vergine Maria nei secoli, come a Lourdes o a Fatima, ma la grande venerazione ad essa attribuita anche nella nostra terra. Davvero noi tutti sentiamo Lei Madre di Dio, ma anche Madre nostra, nostro soccorso nelle difficoltà, nostra perenne protezione. Soprattutto oggi, nell’aggravarsi della crisi economica che ha investito il nostro paese ed anche la nostra terra (penso soprattutto a chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione), sentiamo il bisogno di affidarci ancora una volta a Lei, perché volga il suo sguardo benevolo verso noi tutti, verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Le chiediamo anche di guardare a chi soffre, ai malati, agli anziani, ai poveri del mondo, a quei tanti che abbandonano il loro paese per la guerra e la miseria, come quei trenta rifugiati provenienti dalla Libia che la nostra diocesi ha accolto e ospitato. Erano a Misurata, dove per la guerra hanno perso il lavoro e quanto avevano. 

   La Vergine Maria nella festa di oggi ci ricorda una delle verità più belle del nostro essere non solo cristiani, ma donne e uomini, creature di Dio: nessuno di noi è destinato alla morte definitiva. Dio ci ha creati per la vita. Anche se per il peccato e la fragilità del nostro corpo tutti subiremo la morte, l’ultimo grande nemico come la chiama l’apostolo Paolo, ci attende una vita senza fine nella resurrezione corporale: “ Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita”. Questa fede ci aiuta a vivere nell’oggi in maniera diversa, a ridimensionare la nostra sete di benessere, la smania di avere, di acquistare le ultime cose superflue, magari a costo di indebitarci, diminuisce l’attaccamento alle cose, ai beni. Sapremo resistere al dominio del materialismo, che tanto male ha causato alla nostra società, perché ha diminuito la forza dello spirito? Forse tardivamente, davanti a questa crisi dobbiamo riconoscere che abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità e oggi ci rendiamo conto di non potercelo più permettere. La vita non è possesso, non è essere belli, forti, ricchi e in salute. La vita è ben altro, ci dice Maria. La vita è ascolto del Signore e non di noi stessi, è fiducia in lui. La vita è preghiera. La vita è incontro. Maria dopo l’annuncio dell’angelo sentì il bisogno di muoversi dal suo piccolo villaggio, Nazareth, per andare da Elisabetta e condividere con lei la gioia di quanto Dio le aveva annunciato. La gioia nasce dall’incontro tra donne e uomini che hanno capito il bisogno di parlarsi, di condividere la parola di Dio, come facciamo ogni domenica anche noi partecipando alla Messa. Qui, insieme, noi gioiamo di quanto Dio fa per noi, del suo amore, del suo perdono e ci uniamo al canto di Maria, il Magnificat. Sì, anche l’anima nostra magnifica il Signore e il nostro spirito esulta in Dio nostro salvatore, perchè ha guardato a noi, umili suoi servi. Lo sguardo di Dio è ricolmo di amore. Non rivolgiamoci a lui solo per pretendere per noi stessi, per rivendicare i nostri diritti magari contro gli altri. Impariamo quell’atteggiamento così raro oggi, la gratitudine. Almeno a Dio dobbiamo essere grati, dobbiamo dire grazie, questa semplice parola sparita dal vocabolario di ogni giorno, perché il Signore non smette di sostenerci, consolarci, perdonarci. Che cosa faremmo senza di lui, senza la sua parola, che è luce per la nostra vita? 

   Il nostro mondo materialista talvolta ha come tolto a tanti l’anima e il cuore, ha privato di quei buoni sentimenti che fanno la vita e costruiscono la convivenza in una città, in un paese, in una contrada, in un palazzo o una casa: la bontà, la solidarietà, il perdono, la magnanimità, lo sguardo e il giudizio benevoli, il rispetto, la cortesia, la sincerità, il parlar bene degli altri, l’amicizia. Al contrario si sono moltiplicate le invidie, il rancore, l’animosità, la malizia nello sguardo e nel giudizio sugli altri, la maldicenza, il pettegolezzo, la litigiosità, la prepotenza e la violenza delle parole e dei gesti, la mancanza di rispetto, l’impazienza, l’inimicizia. E tutti stiamo peggio, mentre la società si imbarbarisce e talvolta la gente sembra come impazzita. Avete visto che cosa è successo in Norvegia, un paese tranquillo, democratico, libero: un uomo, uno di loro, non un terrorista islamico come i nostri giornali hanno subito scritto, pieno di violenza e con l’idea di essere circondato da nemici, ha ammazzato settanta persone. Era uno di loro, un europeo come noi. 

   Care sorelle e cari fratelli, la festa di oggi ci viene a dire che, o noi guardiamo un po’ più verso il cielo, cioè verso Dio, sollevando lo sguardo da noi stessi, rinunciando a considerarci il centro del mondo a cui tutti devono prestare attenzione e a pretendere dagli altri o a lamentarci, o questo mondo andrà peggiorando sempre più. Come guardare verso il Signore? Facciamo come la Vergine Maria: ascoltiamo il Signore che ci parla, come fece Lei, usciamo da noi stessi incontro agli altri, a cominciare dai poveri e dai bisognosi (e non smetterò di ricordarvi gli anziani, soprattutto quelli soli e in istituto, come alla piccola Città Bianca, dove non sono certo trattati come a casa loro!). Scegliamo di aiutarci, ribelliamoci all’individualismo che fa chiudere in se stessi, costruiamo una città sull’amore reciproco e non sul litigio e sul pettegolezzo, come spesso avviene. E soprattutto veniamo qui ogni domenica, perché è da qui, dalla casa del Signore e della comunità cristiana, che parte una forza di amore che ci darà gioia e pace. La Vergine Maria aiuti tutti e tutti protegga.

Amen

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