
San Lorenzo –
Amaseno 9 agosto 2010
2Cor 9,6-10
Sal 111
Gv 12,24-26
Dio ama chi dona con gioia.
Care sorelle e
cari fratelli, sono davvero contento di essere qui con voi come vuole ormai la
tradizione, a dare inizio alla festa del martire Lorenzo, che qui è venerato da
lungo tempo e del cui sangue che si scioglie prodigiosamente proprio in questi
giorni ogni anno non possiamo non rimanere stupiti. E’, come molti sanno, un
prodigio attestato almeno dagli inizi del 1600, ma già la bolla di erezione
della parrocchia collegiata di Santa Maria in San Lorenzo (così si chiamava
Amaseno) del 1177 attesta la presenza di una reliquia del martire.
Abbiamo
voluto esporre la pergamena che contiene questa preziosa bolla, dopo il
restauro reso possibile grazie all’interessamento delle responsabili
dell’ufficio per i Beni Culturali della Diocesi e per il contributo del Comune
di Amareno, che ringrazio di cuore per
questa attenzione a un patrimonio prezioso, quali le pergamene restaurate, che
il vostro parroco, don Italo, ha conservato con cura negli anni.
Vedete,
l’incontro con il Signore nella liturgia eucaristica ci rende diversi,
migliori, più umani, uomini e donne con un cuore di carne, come direbbe la
Bibbia, il cuore di Dio, non quel cuore talvolta frettoloso e avaro così comune
nella nostra società, talvolta duro e impietoso verso i poveri e i deboli. Il
sangue di San Lorenzo si scioglie ogni anno come per dirci che anche il nostro
cuore si deve sciogliere all’amore. Gesù ci ha detto: “Se il chicco di grano
caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,
la conserverà per la vita eterna”. Ci sembrano parole dure, impossibili da
vivere. Non dico siano facili; sono impegnative. Ma voi, soprattutto i più
anziani, sanno quanta fatica ci vuole per vivere bene e far crescere bene i
figli. Lo sanno quelli che hanno vissuto nel tempo di guerra e quanti sono
stati costretti ad emigrare per la povertà di questa terra, colpita dai
bombardamenti e da altre calamità. Ne ho incontrato alcuni a New York e a
Toronto durante la mia recente visita e ho capito di più la durezza di quei
tempi. Voi sapete che una vita senza impegno e fatica non è vita. Il Signore ci
parla del chicco di grano che solo se cade nella terra e muore produce frutto,
altrimenti si secca. Così è della vita: il Vangelo ci chiede di odiare la
nostra vita per non perderla. Perché? Cosa significa? Noi amiamo così tanto noi
stessi che talvolta non riusciamo a vedere altro che noi, il nostro bisogno, le
nostre esigenze e sofferenze. Ci lamentiamo quando le cose non vanno come
vorremmo, pretendiamo dagli altri, mentre siamo poco disposti a dare,
litighiamo facilmente e non cediamo su nulla senza ottenere, non ci piace il
mondo com’è, ma facciamo poco per cambiarlo perché crediamo che tutto dipenda
dagli altri. Per questo ci perdiamo invece di salvarci. Ci smarriamo nel caos
dell’egoismo, si inaridiscono i sentimenti, tutto si appiattisce nell’abitudine
e nel conformismo. Il linguaggio di Gesù è chiaro perché c’è bisogno di operare
un cambiamento nella vita. Non basta aggiustare le cose, non basta dire: ma io
non faccio male a nessuno. Ma chi fa il bene? Chi si preoccupa del bene comune
al di là dei propri interessi individuali? Bisogna cominciare a “odiare” se
stessi, cioè ad amarci un po’ meno, a difenderci un po’ meno, a non vivere solo
per noi stessi e per i nostri interessi, ad amare il Signore e gli altri, a
cominciare dai più bisognosi. Come? San Lorenzo ci indica una via semplice e
insieme concreta. Sapete che era diacono della Chiesa di Roma: serviva i
poveri, perché questo facevano i diaconi. Quando fu portato davanti alle
autorità romane prima di subire il martirio, gli fu chiesto di consegnare i
tesori della Chiesa che il Papa Sisto II gli aveva affidato prima di essere
martirizzato. Lorenzo voltandosi versi i poveri e i bisognosi che lo
circondavano rispose: “Ecco il tesoro della Chiesa”. Lui aveva fatto una
scelta: servire e amare i poveri. Fu ucciso per il suo amore, ma noi siamo
certi che ha salvato la sua vita perché vive accanto al Signore. Oggi San
Lorenzo ci chiede di compiere una scelta di amore per gli altri, a partire dai
poveri e dai bisognosi. Abbiamo ascoltato nella seconda lettera di San Paolo ai
Corinzi: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà, e chi semina con
larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel
suo cuore, ma non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con
gioia”. Chi vive tenendo per sé, non sarà mai contento e raccoglierà poco dalla
vita. Tratterà male gli altri e andrà in giro sempre con la faccia arrabbiata.
La tristezza non è solo il risultato dei problemi e della preoccupazioni della
vita, che pur ci sono soprattutto in questo tempo di crisi economica, ma è
anche conseguenza dell’egoismo, del continuo pensare a se stessi. Certo mi
potreste dire: da noi non ci sono poveri o bisognosi. Io direi che ci sono, ma
non siamo abituati a vederli. Pensiamo alle famiglie in difficoltà, a chi ha
perso il lavoro e fa fatica a tirare avanti. Oppure pensiamo agli anziani o ai
malati. Quanti soffrono per la solitudine. Non si ha mai tempo per loro. Alcuni
poi vivono negli istituti, ma chi li va a trovare? Sono stato in alcuni
istituti di anziani e ho constatato che spesso non ci vanno neppure i figli. Mi
piacerebbe che il diacono Lorenzo suscitasse qui ad Amareno uomini e donne che
visitino regolarmente gli anziani, per vincere quella terribile malattia che è
la solitudine e l’abbandono. E di solitudine si muore. E poi, ben lo sappiamo,
quanti poveri nel mondo. Abbiamo visto in questi giorni tanti immigrati
arrivare nel nostro paese. Quei barconi davvero pieni di povera gente, spesso
donne e bambini. Abbiamo visto quei poeretti morti, o uccisi, gettati in mare o
annegati. Come possiamo scacciarli o anche solo avere paura di loro. Pensate
agli immigrati di questa terra. Se ne sono andati per la povertà e la miseria,
non certo perché non amavano la Ciociaria. Guardiamoli con bontà, preghiamo per
loro, e se possiamo, aitiamoli. Sapete che la nostra Diocesi ne ha accolti una
trentina, che vivono con noi nei nostri centri di accoglienza.
Servi
e amici dei poveri e dei bisognosi: questo ci insegna il diacono
Lorenzo. L’amore, cari amici, cambia il mondo e salva la nostra vita. Il sangue
di San Lorenzo si scioglie ogni anno per dirci che dobbiamo sciogliere il cuore
all’amore, altrimenti si indurisce, e noi diventiamo freddi, avari,
calcolatori, litigiosi, tristi, indifferenti al bisogno degli altri. “Dio ama
chi dona con gioia”. Sì, Dio ci ama e noi scopriremo il suo amore se inizieremo
a voler bene agli altri, a cominciare da coloro che hanno bisogno. Non abbiate
paura. Il Signore ci vuol bene e ci aiuterà nell’amore a trovare la gioia del
dare, l’unica che resta per sempre e riempie la vita. E il nostro patrono, San
Lorenzo, ci proteggerà, ci guiderà nel bene che faremo, nell’amore che sapremo
dare. E di questo tutti saremo davvero felici, perché la gioia è nel dare più
che nel ricevere.
Segue breve fotogallery per gentile concessione di © Roberta Ceccarelli
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