Omelia della Domenica delle Palme 2011

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Is 50, 4-7
Sal.21
Fil 2, 6-11
Mt 26, 14 – 27, 66

Care sorelle e cari fratelli,

   come ogni anno siamo saliti insieme dalla Chiesa di San Benedetto fino alla Cattedrale tenendo nelle mani rami di ulivo, un po’ come quella folla che accompagnava Gesù verso la città santa, Gerusalemme. Siamo anche noi come loro: donne e uomini come tanti, presi dall’entusiasmo e dalla commozione, ma anche talvolta incerti, dubbiosi, scostanti. Seguiamo Gesù, lo ascoltiamo quando siamo con lui la domenica, ma poi nella vita quotidiana ci lasciamo trascinare dalle abitudini e dal conformismo e dimentichiamo il Vangelo che abbiamo ascoltato.

   Oggi è per i cristiani un giorno straordinario, che ci introduce nella Settimana Santa di passione, morte e resurrezione del Signore. Da oggi vorremmo seguire il Signore più da vicino. Gesù inizia un cammino di dolore e, come sappiamo, non è facile stare accanto a chi soffre. I discepoli stessi all’inizio erano con lui, ma poi lo abbandonarono:
“Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono”.
Strani questi uomini che avevano giurato fedeltà incondizionata, come Pietro che ebbe a dire: “Se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai”. E poco dopo negò di conoscerlo per paura di due serve e di qualche sconosciuto. E poi Giuda, che per denaro lo tradì. Mondo mercato allora, mondo mercato oggi, dove il denaro conta più dell’amicizia, anzi dove talvolta il denaro persino si utilizza per comprarsi gli amici. Se seguiamo i discepoli, vediamo uomini dominati dalla paura e dall’istinto. Gente che non ricorda, non sa stare vicino a un amico con cui avevano condiviso tanto, che li aveva attratti per la sua bontà e per il suo amore, liberandoli dall’amore per se stessi. Sì, amico. Gesù ci considera amici. Lo disse persino a Giuda quando stava per consegnarlo a chi lo avrebbe ucciso: “Amico, per questo sei qui?”. Non era ironia. Gesù lo considera ancora amico, anzi forse in quell’appellativo cercava di tenerlo vicino a sé, nonostante lo avesse tradito. L’amicizia è un dono prezioso di Dio agli uomini che accettano di ascoltarlo e di seguirlo, smettendo di agire di testa propria. Anche Abramo fu chiamato “amico di Dio”. E Gesù prima della sua passione disse ai discepoli: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15).
   Care sorelle e cari fratelli, in questi giorni siamo chiamati a vivere da amici di Gesù, lasciando da parte per un po’ almeno qualcosa di noi per seguire il Signore. Non è istintivo stare vicino a un uomo che soffre. Di solito il mondo fugge la sofferenza e il dolore. La grande preoccupazione quotidiana è salvare se stessi, non certo gli altri. Lo ripetevano anche a Gesù sotto la croce: “Salva te stesso”. E’ la legge della vita: salvare se stessi, mettersi al sicuro, pensare a sé, preoccuparsi di sé o al massimo dei propri. Per questo si disprezzano i poveri, si ha paura degli immigrati e si vogliono rimandare nei loro paesi, si lasciano soli gli anziani e si mettono in istituto. Ma ricordiamoci le parole di Gesù: “Chi vuol salvare la propria vita, la perderà”. Infatti spesso si perde la vita, la si butta via dietro illusioni e vani obiettivi, mai soddisfatti pienamente e spesso tristi. Si vuole sempre di più, mai contenti di quello che si ha. E’ la logica perversa e illusoria della nostra società, che lascia ben poco spazio all’amicizia e alla gratuità dell’amore, per cui molte volte l’amore è puro interesse, tatnta fatica di costruire e di volersi bene anche nelle difficoltà. Per questo ci si separa con così grande facilità. Salvare se stessi è un grande inganno.
   Come allora seguire Gesù? Anzi ci potremmo chiedere: non è troppo difficile? O forse impossibile? In questo drammatico racconto della passione ci sono alcuni che continuano a stare con Gesù. Sono come delle comparse. Simone di Cirene, che lo aiuta a portare la croce. Ha fatto del suo meglio. Ha aiutato un poveraccio, anche se costretto. Lasciamoci forzare all’amore e alla solidarietà! Ci forziamo per tante stupidità, perché non all’amore gratuito per gli altri? Poi ci sono alcune donne, anzi il Vangelo di Matteo dice “molte donne”, tra cui “Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo”, la nostra patrona Maria Salome. Dice il Vangelo che “osservavano da lontano”. Che cosa potevano fare quelle donne in una società che le disprezzava?
Tuttavia non se ne sono andate.
Erano lì.
Impariamo da loro, cari amici. Non andiamocene per fatti nostri. Rimaniamo accanto a Gesù, per imparare a stare accanto a chi soffre e ha bisogno della nostra presenza. Talvolta basta esserci quando uno è nel dolore e nella difficoltà. Già questo ha un grande valore. Infine si presentò Giuseppe d’Arimatea. Non se ne parla prima nei Vangeli. Fece un gesto semplice: chiese il corpo di Gesù per dargli sepoltura. Si prese cura del suo corpo. Il Signore ha bisogno di noi. Il venerdì santo non rimaniamo a casa nostra, interrompiamo almeno per un po’ i nostri impegni, ribelliamoci a una società che continua a fare le sue cose anche il venerdì santo, incurante della grande ingiustizia che si è compiuta in questo giorno.
   La passione e morte di Gesù, fratelli e sorelle, ci mette di fronte al dramma del male, dell’ingiustizia del mondo, alla normalità di una società violenta e prepotente, nella quale ognuno cerca di affermare se stesso. Mentre ascoltiamo questo Vangelo scorrono davanti a noi le tante immagini di sofferenza e di morte di questo mondo. Oggi vogliamo compiere una piccola scelta: fermarsi, guardare, stare vicino, seguire Gesù con tutti coloro che sono nel dolore e soffrono. Almeno in questi giorni non pensare solo a te stesso e al tuo interesse. Diventa amico di Gesù, come Simone di Cirene, le donne, Giuseppe D’Arimatea. E Gesù ti darà la gioia di poter godere della sua resurrezione già fin d’ora in una vita buona, bella, felice, degna di donne e uomini veri, che sanno amare e perdere un po’ di se stessi per il bene degli altri.

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Qui un piccolo contributo fotografico

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