Veglia ecumenica di preghiera in ricordo di quanti in tempi recenti hanno offerto la loro vita

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Marco 8,34-38


Care sorelle e cari fratelli,

è davvero significativo essere qui insieme per questo momento di preghiera e di memoria, nel quale vogliamo unirci a tutti coloro che in tempi recenti hanno offerto la loro vita per il Vangelo. Abbiamo messo sul manifesto la foto di Shahbaz Bhatti che tiene la croce. Era ministro delle minoranze in Pakistan ed è stato ucciso il 3 marzo per il fatto che, come ministro delle minoranze e come unico cattolico all’interno del Governo, si preoccupava della difesa delle minoranze, della libertà religiosa. Era uno di coloro impegnati nella difesa di Asia Bibi, di cui avete sentito certamente parlare. Era nato nel ’68, aveva 42 anni e sin da giovane aveva creato dei gruppi di ascolto della Parola di Dio e per questo, per esprimere il suo sentire e per cambiare la realtà, si era presentato alle elezioni con il partito di Benazir Bhutto e poi era stato nominato ministro delle minoranze. Quando il Governo pakistano ha ridotto i ministri da 60 a 23, lui è stato riconfermato nel suo incarico. Diceva: “Mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato anche a rischio della mia vita.
La mia risposta è stata sempre la stessa ‘No, io voglio servire Gesù da uomo comune’. Questo mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere, voglio solo un posto ai piedi di Gesù”. Oggi egli ha ricevuto un posto ai piedi di Gesù in Paradiso, ma sta anche davanti a noi come una domanda che ci fa riflettere: “Per che cosa viviamo noi? Per chi spendiamo la nostra vita? Che cosa ci rende felici?
Sono le domande di sempre per il cristiano.
Verranno fatte di nuovo a noi personalmente ad ogni nome che leggeremo durante questa preghiera, nomi che racchiudono una storia di amore che ha portato in modi diversi fino al dono della vita. Erano uomini e donne comuni, laici, vescovi, preti e suore, che hanno scelto di vivere secondo il Vangelo, di essere cioè cristiani.
Come noi, avevano ascoltato quelle parole di Gesù del Vangelo di questa sera e avevano scelto di viverle: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. Noi siamo in un mondo che ci abitua a non scegliere, che preferisce gente conformista, che si adatta, che accetta di vivere come tutti, in modo individualista.
Si vive alla giornata, talvolta tristi e con poca speranza. Si guarda il futuro con rassegnazione e pessimismo, convinti che niente potrà cambiare. Si segue ora una moda ora un’altra. Ci si abitua a tutto, persino alla prepotenza, alla violenza e alle ingiustizie.
Per cercare di essere soddisfatti almeno per qualche momento, ci si sfoga chi in un modo chi in un altro, senza badare alle conseguenze e ai risultati, spesso davvero effimeri e passeggeri.
Questa sera siamo chiamati a scegliere: vuoi seguire Gesù o te stesso? Vuoi fare come ti pare e come hai sempre fatto o vuoi scegliere di cambiare il mondo cominciando da te stesso?  La conversione, a cui siamo invitati in questo tempo di Quaresima, comincia da ognuno di noi e dal cambiamento di noi stessi. Comincia a seguire Gesù, ad ascoltarlo, rinnegando te stesso. La parola rinnegare ci fa paura. Se mai ci si abitua ad esaltare se stessi, ad affermare se stessi e le proprie ragioni, ma mai a rinnegare noi stessi. Talvolta neppure quando si è consapevoli di aver sbagliato, si è disposti ad ammetterlo. Cedere, riconoscere di non aver ragione, appare sempre come un atto di debolezza e una sconfitta. Rinnegare, secondo la parola greca del Vangelo, significa separarsi da se stessi, prendere le distanze da sé cominciando a seguire un altro, Gesù, imparando ad amare tutti, a partire dai poveri. Lo sanno coloro che non hanno rinunciato ad amare gli altri, soprattutto i poveri, neppure di fronte alla minaccia della morte.
Annalena Tonelli, medico,  uccisa a 60 anni a Borama in Somalia mentre stava curando i suoi amici malati, scriveva: “La mia vita è per loro, per questi piccoli ammalati, per i feriti, per chi ha mutilazioni nel corpo e nello spirito, per gli oppressi, per gli sventurati, senza averlo meritato. Potessi io vivere e morire d’amore. Mi sarà dato? L’amore vero può solo significare accettare di morire per gli altri, ma tutto senza complicazioni, senza troppe considerazioni o parole inutili”.
Cari fratelli, oggi non vogliamo tirarci indietro di fronte a queste testimonianze e alle parole del Vangelo che di nuovo sono poste davanti a noi. Ci prepariamo a seguire Gesù nel suo cammino di passione, morte e resurrezione durante la settimana santa. Siamo davanti a un uomo che non ha rinunciato ad amarci, che si è umiliato per servirci e liberarci dalla tristezza dell’amore per noi stessi. Oggi ci chiede di seguirlo, di ascoltarlo, di non avere paura di perdere un po’ noi stessi. Ci chiede di amare i poveri e i piccoli, perché nell’amore per loro cambieremo noi stessi. Ci dona la compagnia di tante donne e uomini che hanno trovato la gioia vera e duratura nel dono di sé e nell’amore. Ascolteremo solo alcuni nomi tra i tanti, che ci aiuteranno a comprendere  che davvero la gioia è nel “dare più che nel ricevere”.

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