Omelia del Mercoledì delle Ceneri (2011)

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Care sorelle e cari fratelli,  oggi inizia con il rito delle ceneri il tempo di Quaresima, tempo di Dio tra gli uomini, tempo prezioso, forse strano in un mondo come il nostro, dove sparisce giorno dopo giorno il senso del peccato, dove si esaltano la forza, la ricchezza, la bellezza, la salute, dove ci si esibisce davanti agli altri, mentre si disprezzano i deboli e i poveri. Eppure noi siamo qui perché la Parola di Dio tiene desta in noi la consapevolezza di quello che siamo: uomini e donne deboli e fragili, peccatori bisognosi del perdono e della misericordia di Dio. Questa coscienza è uno dei segreti del cristiano, tanto diverso dal senso di impunità di un mondo di uomini e donne per cui tutto è lecito, nel quale non ci si scandalizza più di niente, con un senso di onnipotenza e di eternità che sembrano voler sfidare la debolezza e persino la morte.


   “State attenti – dice Gesù – a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro celeste”. La tentazione non è solo di esibire la propria giustizia, ma di esibire se stessi nel bene e nel male, pur di ricevere il consenso e l’approvazione degli altri. Il materialismo della nostra società domina i cuori e i pensieri. Si cercano soddisfazioni e approvazioni, senza mai essere soddisfatti e contenti. Ogni giorno si trovano motivi per irritarsi e lamentarsi. Cari fratelli, il problema vero non sta fuori di noi, non sta nelle cose che abbiamo o non abbiamo, sta nel cuore, nei pensieri, nei sentimenti. L’insoddisfazione e le delusioni non sono solo la conseguenza di quanto non va o di risultati non raggiunti, ma rivelano un problema interiore. Proprio per questo il Vangelo della Quaresima ci richiama con decisione a compiere scelte interiori, personali, non esibite. Ci chiede di metterci innanzitutto di fronte a Dio prima che agli uomini e alle loro approvazioni. Talvolta dobbiamo riconoscere che proprio nella casa di Dio e nelle cose di Dio si rischia di vivere in maniera esteriore, cercando, e anche pretendendo, approvazioni e consenso dagli uomini piuttosto che da Dio. Per tre volte Gesù afferma che la ricompensa ricevuta con l’approvazione degli uomini esclude la ricompensa di Dio. E’ proprio l’opposto di quanto spesso si vive e si cerca.    La parola di Gesù tuttavia ci viene in aiuto indicandoci la via concreta per intraprendere l’itinerario spirituale della Quaresima,  a partire da ciò che siamo chiamati a compiere come suoi discepoli: elemosina, preghiera, digiuno. L’elemosina è un gesto molto semplice, raccomandata spesso dalla Bibbia. Il libro di Tobia ne è un esempio, ma si potrebbe citare anche la fine del terzo capitolo del libro del Siracide, dove si legge: “L’acqua spegne un fuoco acceso, l’elemosina espia i peccati”. L’elemosina contiene in sé il segreto di un amore gratuito, non calcolatore, libero, che non giudica prima di dare né si aspetta qualcosa in cambio. E’ l’esatto opposto di un mondo calcolatore ed avaro. Per questo essa “espia i peccati”, provocando il perdono di Dio, conseguenza della gratuità del suo amore.  E la Quaresima è perciò anche un invito a chiedere il perdono di Dio in tutti quei momenti che la Chiesa ci offre, a cominciare dalla sacramento della confessione.    Poi la preghiera. La preghiera accorda la nostra vita con il Signore, ci libera dall’ossessione delle cose e del possesso, ci rende uomini e donne capaci di guardare gli altri e la realtà con gli occhi e il cuore di Dio. La preghiera è la forza del cristiano. L’invito a “pregare il Padre nel segreto” sottolinea la necessità della preghiera personale, quel ritagliarsi spazi di preghiera e di meditazione delle Sante Scritture che ci aiutano a vivere come uomini di Dio, trovando quotidianamente la forza necessaria per affrontare le difficoltà e gli impegni della vita. Questo invito non sminuisce il valore della preghiera comunitaria, perché, come dice Gesù: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20). Nella mia recente lettera pastorale ho voluto sottolineare il valore della domenica, come giorno in cui la comunità si riunisce per celebrare la Divina Liturgia, riscoprendo il senso di essere la famiglia di Dio, una comunione di uomini e donne convocati dalla sua parola, che ritrovano la loro unità e la gioia dell’amore reciproco.    Infine il digiuno. C’è un digiuno dal cibo, che dovremmo praticare di più seguendo gli insegnamenti della Chiesa soprattutto in questo tempo di Quaresima. Esso è un segno di distacco da quei beni per i quali spesso si vive, per cui ci si preoccupa e ci si angoscia. Il digiuno è anche memoria dei tanti in questo mondo che non hanno neppure il necessario per vivere, e sono circa un sesto degli abitanti del pianeta. Il digiuno materiale ci richiama alla necessità di un digiuno spirituale, digiuno da se stessi, dall’amore per sé, dalla continua difesa di se stessi e talvolta dall’ostentazione di sé davanti agli altri, digiuno dalle passioni che ci rendono irascibili e litigiosi. Nella Bibbia il digiuno era un atto solenne e pubblico, come abbiamo ascoltato nel libro del profeta Gioele: “Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno solenne, indite un’adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un’assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti…Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore e dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo”. Care sorelle e cari fratelli, riscopriamo insieme il bisogno di invocare il perdono del Signore, uniamoci alla Chiesa intera per essere raggiunti in questo tempo dalla grande misericordia di Dio e dal suo amore per noi. Non rassegniamoci a vivere nell’abitudine, non accettiamo il conformismo che ci rende succubi di quell’egoismo che fa vivere per se stessi e per il proprio interesse, preghiamo il Signore perché la Quaresima sia per ognuno tempo di conversione, di cambiamento di noi stessi, tempo del perdono e dell’amore di Dio, tempo di un rinnovato amore tra di noi e per i poveri. Le parole della Quaresima siano per ognuno quelle che il sacerdote pronuncia ponendoci le ceneri sul capo, le stesse che Gesù disse all’inizio della sua vita pubblica: “Convertitevi e credete al Vangelo”.  
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