
Care sorelle e cari fratelli,
è sempre una grande gioia celebrare insieme e ancora il Natale.
Noi lo diamo per scontato, ma tale non è, non solo perché alcuni di
coloro che lo hanno celebrato lo scorso anno con noi non ci sono più,
ma anche perché il Natale rimane ogni anno un giorno straordinario: Dio
si fa così vicino al mondo da diventare uno di noi. Quanto amore in
questa decisione. Dio si abbassa, si umilia, viene ad abitare sulla
terra, diviene uomo come noi.
Questo fatto ci tocca profondamente, apre un squarcio di luce nelle tenebre di questa notte, nel pessimismo generale, nell’abitudine a lamentarci e a sentirci vittime ora dell’uno ora dell’altro. “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce…Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”, dice la prima lettura del profeta. Sì, oggi nel buio di tante giornate, nel buio della paura, delle difficoltà della vita, dell’egoismo che ci fa chiudere in noi stessi, si inserisce uno squarcio di luce, ci raggiunge all’improvviso: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E’ Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi. Non essere triste, non lasciarti prendere dal pessimismo, non guardare sempre te stesso, alza gli occhi, lascia le tue abitudini e le tue paure, come fecero i pastori, vai a Betlemme e troverai Gesù.
Per questo siamo qui. Come i pastori abbiamo sentito la voce dell’angelo che ci ha chiesto di venire a Betlemme. Questa chiesa oggi è come il presepe di Betlemme, un presepe vivente, perché qui insieme incontriamo Gesù che nasce in mezzo a noi. Chi sono coloro che accolgono Gesù? Maria, una giovane donna di Nazaret, piccolo e sconosciuto paese della Galilea, periferia del potente impero romano. Giuseppe, un carpentiere di cui non sappiamo quasi niente. Dei pastori, gente disprezzata che faceva la guardia al loro gregge. Sono gente umile, piccola, povera, sconosciuta. Gesù non nacque a Gerusalemme, né a Roma, né in una delle grandi città del tempo. I suoi venivano da Nazaret e Maria lo diede alla luce a Betlemme, altro piccolo villaggio, noto solo a dei pastori. Care sorelle e cari fratelli, facciamoci umili e piccoli anche noi. Quanta prepotenza, quanta superbia nella vita di ogni giorno! Per questo ci si arrabbia e si litiga con tanta facilità, si giudicano e si disprezzano gli altri, non ci si prende cura di coloro che hanno bisogno. Ognuno vuole affermare se stesso, averla vita, aver ragione, mostrare la sua forza. Il Natale ci viene a dire con chiarezza che la forza che cambia il mondo viene da uomini e donne piccoli e umili, da un Dio che si è umiliato per amore nostro, non dalla prepotenza di gente che fa da padrona e vuole imporsi sugli altri.
Dal Natale di Gesù la storia prese come un altro indirizzo. Anche storicamente quel giorno ha sancito una separazione, facendoci contare gli anni prima e dopo Cristo. Il Natale di ogni anno dovrebbe diventare per ognuno di noi uno stacco, una separazione temporale e spirituale. Ciascuno dovrebbe dire: da oggi comincia qualcosa di nuovo, un tempo diverso. Da Natale non può essere tutto come prima. Ma istintivamente questo noi lo vorremmo per gli altri, desidereremmo che gli altri – i nostri familiari, i vicini, i parenti, questo e quell’altro – fossero diversi. Oggi il Signore che nasce chiede a noi di essere diversi. Ognuno oggi può cominciare una vita nuova, avere un cuore nuovo, può dal Natale rinascere a nuovi sentimenti. “Non temete – disse l’angelo ai pastori – ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. “Non temete”, non abbiate paura. Quante paure nella nostra vita, paura del futuro, della malattia, delle difficoltà. La paura talvolta ci paralizza e ci fa chiudere in noi stessi. Non avere paura, ci dice l’angelo di Dio. Vai a Betlemme e troverai Gesù. Questa è Betlemme, la “casa del pane”, perché questo significa il suo nome. Qui, nella chiesa di Dio noi troviamo il pane che sazia. E’ Gesù che si fa cibo nel Vangelo che ascoltiamo e nell’Eucaristia. Vieni qui ogni domenica e non solo a Natale. Qui puoi trovare gioia e pace. Per questo ho voluto consegnare proprio oggi a tutta la diocesi la mia lettera pastorale, una riflessione sulla bellezza e l’importanza della Domenica, il giorno del Signore, il giorno della gioia , della festa, dell’amore gratuito, il giorno in cui rinascere ogni settimana a vita nuova.
Siamo a Betlemme. Quando i pastori arrivarono a Betlemme e trovarono un “bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”, ascoltarono un canto degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. E’ l’inizio del Gloria, che oggi ricominciamo a cantare dopo il tempo di Avvento. Sì, gloria a Dio. Siamo qui per unirci al canto degli angeli, che rendono gloria a Dio. Vedete, ci troviamo in un mondo di gente che cerca gloria per sé, riconoscimenti, complimenti, onori, ricchezza. Quando noi rendiamo gloria a Dio, lo lodiamo e ringraziamo durante la Santa Messa o con la preghiera, è come se ci liberassimo un po’ da noi stessi, dalle nostre pretese e ambizioni. La lode al Signore ci rende uomini e donne più liberi da quell’egoismo che vuole per sé. Per questo quando usciamo dalla Chiesa ci sentiamo quasi più sollevati, più leggeri, perché l’egoismo appesantisce, ingombra il cuore e i pensieri, rende la vita più difficile, separa dagli altri. Gli angeli infatti dissero “gloria a Dio” e “pace agli uomini”. Se rendiamo lode a Dio, se lo preghiamo, troviamo pace. La pace viene dall’incontro con Gesù bambino, il Dio con noi. Qui è la pace, qui è la gioia. Forse noi facciamo fatica a credere a questo, perché siamo abituati ad affannarci dietro piccole soddisfazioni, che una volta finite ci lasciano come prima. Oggi Gesù che nasce ci vuole donare una gioia duratura, una serenità del cuore che ci renda migliori e più umani.
Siamo venuti a Betlemme, abbiamo accolto Gesù. Ma cosa succederà domani? Cosa avverrà di questo bambino, figlio di Dio, nella nostra vita? Maria e Giuseppe non trovarono posto per quel bambino nelle case di Betlemme e dovettero deporre il loro piccolo in una mangiatoria. Gesù si accontenta persino di una mangiatoia, purché ci sia un posto dove essere accolto e custodito. Facciamo del nostro cuore la mangiatoia di Betlemme. Accogliamo Gesù, imparando ad ascoltare il Vangelo, partecipando alla Messa della Domenica, volendo bene ai deboli, ai malati, agli anziani, ai bisognosi. Facciamo delle nostre case la mangiatoia di Betlemme, perché Gesù trovi ancora posto nel mondo. Ricordati, se troverà posto nel tuo cuore, troverà posto anche intorno a te. Tocca a noi, cari amici, essere come Maria e Giuseppe, aprire il cuore e vivere con Gesù, farlo crescere in noi e nella vita delle nostre comunità, là dove siamo ogni giorno. Teniamo con noi Gesù, custodiamo la sua Parola per poter trovare quella gioia del cuore che desideriamo, amiamo gli altri, soprattutto i poveri. Facciamoci umili e piccoli davanti a Gesù per poter essere grandi nell’amore. Questo è il mio augurio, questa sia la nostra vita: da questo Natale nasca in noi un cuore nuovo, il cuore di Dio. Amen
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