
Di seguito il testo dell’omelia di S.E. Mons. Ambrogio Spreafico
(Ap 11,19a; 12,1-6a-10ab; 1 Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56)
Care sorelle e cari fratelli,
celebriamo oggi una festa antica, che è conosciuta già nei primi secoli come la festa della “Dormitio”, come è rappresentata anche oggi nell’iconografia orientale, anche se il dogma dell’Assunzione di Maria in cielo è stato proclamato nella nostra Chiesa solo nel 1950.
Questa festa, che si colloca in mezzo al periodo estivo, ci viene a ricordare che, sebbene siamo fatti di terra e siamo tutti mortali, il nostro destino non è la terra, bensì il cielo, è vivere per sempre con Dio. Noi siamo tutti molto attaccati a noi stessi, siamo uomini e donne della terra, passiamo molto del nostro tempo concentrati su di noi, sui nostri sentimenti e pensieri. Siamo spesso dominati dall’umore e dalle abitudini. Ci arrabbiamo quando le cose non vanno come abbiamo pensato, ci lamentiamo degli altri con facilità, e perdiamo spesso la vera dimensione della vita, che non si esaurisce nel presente e nei beni che possediamo, per i quali investiamo molta parte delle nostre energie, smaniosi di avere, tristi quando non abbiamo ciò che vorremmo.
La festa di oggi ci ricorda che esiste un’altra dimensione della vita, oltre a quella materiale: è la vita nello Spirito di Dio, quella che visse Maria, da quando accettò, nonostante le incertezze, di ascoltare non se stessa ma l’angelo di Dio che le parlava e le chiedeva qualcosa totalmente al di là delle sue attese. E’ una vita fatta di ascolto della Parola di Dio, nella quale impariamo a seguire e ad ascoltare Gesù invece di noi stessi. La nostra patrona, Santa Maria Salome, fece la stessa scelta. Per questo
Il Vangelo di oggi ci aiuta a ritrovare questa dimensione della vita che spesso si perde in una società materialista. Maria aveva ricevuto da poco l’annuncio della nascita di Gesù. Giovane donna, era incerta, impaurita. Eppure non si chiuse in se stessa, come di solito si fa quando sopraggiungono le difficoltà o le paure. Si mise in viaggio in fretta per andare a trovare la sua parente Elisabetta e condividere con lei ciò che aveva ascoltato dall’angelo di Dio. Accettò la fatica di un lungo cammino, di circa tre giorni, e nell’incontro con Elisabetta comprese meglio quanto Dio le aveva annunciato. Pur nella paura e nell’incertezza in quell’incontro gustò la gioia di aver creduto nella parola del Signore, come disse Elisabetta: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Bisogna credere di più, care sorelle e cari fratelli, nella forza della parola di Dio, che abbiamo la grazia di ascoltare qui nella sua casa. Il Vangelo ci aiuta a vivere, ci cambia, ci rende più forti, ci libera dall’ossessione di noi stessi, ci dona la gioia che cerchiamo e raramente troviamo. Ma vedete, abbiamo bisogno di incontrare qualcuno che ci aiuti a capire. Quell’incontro tra Maria ed Elisabetta rappresenta in un certo senso quanto avviene ogni volta che voi vi riunite per ascoltare la parola di Dio, come avviene la domenica o negli incontri di preghiera o di riflessione. Si potrebbe quasi dire che quell’incontro è la prima immagine che i Vangeli ci offrono della Chiesa: due donne si incontrano per ringraziare il Signore del dono che hanno ricevuto. E forse ci insegnano anche a pregare. Quando preghiamo, istintivamente ci rivolgiamo al Signore, a Maria o ai santi per chiedere qualcosa per noi. Ma la preghiera è anche ringraziamento, lode a Dio per quanto ci dona, per il suo amore, il suo perdono, la sua misericordia. Chi di noi non avrebbe almeno un motivo per ringraziare il Signore ogni giorno? Ma non ci pensiamo, perché nel mondo di oggi sembra che tutta ci sia dovuto e che gli altri siano sempre in debito con noi. Quindi pretendiamo, ma sappiamo poco dare, quindi poco ringraziare. La parola grazie sembra talvolta sparita dal vocabolario e dalle abitudini del nostro parlare. Per questo dobbiamo essere qui ogni domenica.
Comprendiamo allora il senso e il valore del canto di Maria, il Magnificat. Maria non chiede, loda e ringrazia il Signore: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Solo l’umile sa ringraziare e lodare il Signore. E lode e gratitudine danno gioia. Oggi c’è molta superbia, troppa arroganza e prepotenza in giro, che facilmente diventano contrapposizione e persino violenza. Per questo non sappiamo più dire grazie. Ognuno crede di avere ragione e fa di tutto per difendere e affermare se stesso, sempre contro gli altri. Ciò avviene nella politica – e lo vediamo bene ogni giorno -, ma anche nella vita quotidiana e persino nelle nostre realtà ecclesiali. Siamo diventati incapaci di ascoltarci e trovare quell’accordo che permette di vivere insieme. La beatitudine, la felicità vera, quella che non finisce dopo una serata allegra o la soddisfazione di un obiettivo raggiunto, è solo dell’umile, come dice Maria: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Perché? Perché è stata umile, non ha fatto di testa sua, bensì ha ascoltato il Signore. Per questo Dio “disperde i superbi, rovescia i potenti e innalza gli umili; ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote”. Care sorelle e cari fratelli, vogliamo vivere felici e costruire un mondo umano, bello, di gente buona che vuol bene agli altri, di amici e non di nemici? Ascoltiamo come
