Omelia per il Corpus Domini – 6 giugno 2010

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"Egli si dona a noi
senza risparmiarsi…"

Gn 14,18-20;
1 Cor 11,23-26;
Lc 9,11b-17

Care sorelle e cari fratelli, la solennità di oggi, che ci vede uniti insieme da tutta questa città ci rende partecipi di un evento cuore della nostra vita di fede: Gesù si fa cibo e bevanda di salvezza per tutti. Egli, la parola di Dio fatta carne, non solo è davvero diventata carne, uno di noi, ma continua a vivere in mezzo a noi proprio quando ci ritroviamo a celebrare la divina Eucaristia, memoriale della sua morte e resurrezione.


Qui si racchiude il segreto e il mistero più prezioso della vita cristiana. Per questo noi cristiani fin dalle origini consideriamo la domenica il giorno più bello e importante della settimana, di cui forse dovremmo riscoprire il senso in una società mercato che insegna a dare valore solo a quanto si produce e si possiede. Nell’Eucaristia noi rendiamo grazie al Signore per il dono che ci ha fatto: nel pane consacrato egli si dona a noi come ci ha donato la sua vita e il suo amore senza risparmiarsi. Il primo miracolo dell’Eucaristia è proprio questo: ricevere con gioia il dono di Dio alla nostra vita. Da qui noi impariamo a capire che non si può vivere solo per avere, per possedere per sé, per tenere quello che abbiamo. Chi accumula per sé e non sa dare nulla agli altri perderà anche quello che ha, come ci ammonisce il Vangelo, perché nell’egoismo del vivere tutto appassisce e passa. Purtroppo la società ci abitua al possesso, a vivere per avere. Da qui tante angosce inutili e dannose. E’ vero, la crisi economica rende più difficile la vita di tanti, soprattutto di chi ha perso il lavoro o vive nelle ristrettezze materiali. Per questo nei tempi difficili è ancor più necessario non accettare questo modo di pensare, dire no a una vita spesa solo per sé. Nel Vangelo abbiamo ascoltato di Gesù che si preoccupa della gente che lo segue. Era numerosa ed affamata. I discepoli davanti a un bisogno così grande reagiscono in modo istintivo e direi comprensibile. Essi dicono a Gesù: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. Sano realismo, diremmo anche noi. Come facciamo ad andare incontro al bisogno di tanta gente, dei tanti poveri del mondo? E poi ci verrebbe forse da dire: ci pensino le parrocchie, la caritas, le istituzioni pubbliche. Il Signore non accetta la risposta dei discepoli e afferma: “Voi stessi date loro da mangiare”. Così il Signore si rivolge anche a noi. Date voi da mangiare, trovate voi le risorse, i modi per andare incontro al bisogno degli altri. Ma Signore, non abbiamo che cinque pani e due pesci, come possono bastare per tutti i bisognosi del mondo? Come non rispondere in questo modo? Anche noi forse ci ritroviamo con poco. Eppure tutti abbiamo qualcosa da dare, fosse un po’ di tempo, di attenzione, di amicizia, una parola di conforto e di consolazione, un sostegno, o talvolta anche un aiuto materiale. Ricordatevi: nessuno è tanto povero da non poter aiutare uno più povero di lui. La povera vedova dei Vangeli aveva solo una piccola moneta, eppure questa ha avuto più valore di quanto i ricchi gettavano nel tesoro del tempio. Chi di noi può dire di non avere nulla da dare? Solo chi pensa di essere in diritto di avere, di chiedere, di pretendere dagli altri. Sì, talvolta noi crediamo di essere sempre in credito nei confronti degli altri, e quasi mai in debito. Vogliamo, ma troppo poco sappiamo dare. Quel giorno avvenne qualcosa di straordinario, su cui concordano tutti i primi tre vangeli: Gesù prega, spezza i pani e li dà ai discepoli che li distribuiscono e, mentre li distribuiscono, i pani si moltiplicano e bastano per tutti. E così i pesci. Noi siamo necessari perché quei pani si moltiplichino. Il Signore ha bisogno di noi. E il miracolo è anche questo: i discepoli, pur nel loro scetticismo, ascoltano Gesù, danno quel poco che hanno e mentre lo dividono con gli altri il cibo basta per tutti. Care sorelle e cari fratelli, a quel miracolo possiamo partecipare anche noi. Non tenere per te quello che hai. Se tu ascolti il Signore e impari a dare, anche se poco, quel poco basterà per te e per gli altri. Sono convinto che ognuno di noi ha esperimentato già questo miracolo nella sua vita, quando si è privato di qualcosa di suo e lo ha condiviso con gli altri. E forse in quel momento siamo anche stati contenti, perché la gioia viene dal dare e non dal possedere o dal ricevere. Pretendiamo meno dagli altri e saremo più liberi e più felici. Nel deserto di quel giorno cominciò a fiorire qualcosa di nuovo e inaspettato. Tutta quella folla fu saziata perché qualcuno non ebbe paura di dare il poco che aveva ed altri accettarono di distribuire il dono ricevuto. Così cambia il mondo, fratelli e sorelle. Così la nostra società potrà diventare più umana e più bella e la vita sarà veramente degna di essere vissuta. Non accettiamo la logica egoistica di questo mondo mercato, in cui ha valore solo ciò che si vende e si compra. Il Figlio di Dio, Gesù, si è fatto dono per noi, per renderci una famiglia di fratelli e sorelle, gli uni pronti a venire incontro al bisogno degli altri, soprattutto dei poveri. Nell’Eucaristia della domenica noi celebriamo questo miracolo, che diviene realtà e impegno per ognuno di noi. Ringraziamo il Signore per il dono grande che continua a farci e preghiamolo perché ognuno nel suo piccolo non si tiri indietro quando il Signore ci chiederà di dare quello che abbiamo. Ricordiamo che qui sta l’unica vera felicità, che oggi il Signore ci fa riscoprire.

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