Omelia per la Domenica delle Palme 2010

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Is 50,4-7
Sal 21
Fil 2,6-11
Lc 22,14-23,56

Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione", disse il Signore ai discepoli prima di iniziare il cammino doloroso verso la croce.

Quest’oggi Gesù ripete queste parole anche a noi: desidera stare con noi, celebrare la Pasqua, memoria della sua passione, morte e resurrezione. Ci sembra quasi strano questo desiderio di Gesù. Come può avere desiderio di stare con noi, lui che è il Figlio di Dio, come può avere bisogno di noi, uomini e donne della terra, spesso distratti e presi da noi stessi, che stiamo quando con lui quando riusciamo e abbiamo tempo.

Eppure Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo proprio perché noi comprendessimo il grande desiderio di Dio: vivere in amicizia con noi. C’è come una vena di tristezza nel desiderio di Gesù, quasi già avesse il presentimento dell’abbandono dei discepoli durante la sua passione. Infatti il racconto che abbiamo ascoltato è la storia dell’abbandono di un innocente al suo destino, la congiura architettata dallo spirito del male infastidito da un amore eccessivo, che non vuole che il bene si affermi, che l’amore vinca, che la misericordia e il perdono siano le nuove leggi a cui conformarsi. Ognuno vuole salvare se stesso, persino i discepoli che lo lasciano al suo destino. Eppure li aveva avvertiti nell’orto degli ulivi: "Perché dormite? Alzatevi e pregate per non cadere in tentazione".

   Care sorelle e cari fratelli: "Alzatevi e pregate", ci sussurra il Signore nell’ora del dolore e della paura. Alzati, non continuare a guardare te stesso, non vivere nel sonno dell’abitudine o del lamento, non accettare l’agitazione e la fretta, che ti impediscono di fermarti. Stai davanti a un uomo che ti vuole portare con sé perché  tu capisca il segreto della vita, quello che tutti vorrebbero e cercano in maniera affannosa. Ma Gesù ti dice che questo segreto lo si capisce solo cominciando a seguire un uomo che soffre, che si è umiliato, si è abbassato fino a noi come colui che serve. Ci ha mostrato che l’unica grandezza è nell’umiltà che sa servire ed aiutare, non nel credersi superiori agli altri. Quanta prepotenza e violenza nella nostra società, mentre i poveri sono disprezzati, condannati dal silenzio dei ricchi, lasciati soli dall’indifferenza di gente che bada solo a se stessa. Quella via crucis che oggi abbiamo ascoltato nel Vangelo della Passione ci apre gli occhi sulle tante vie crucis del nostro mondo, percorse da bambini, malati, vecchi, donne e uomini condannati a morte anche se ancora in vita, perché non hanno nulla per cui vivere. Queste donne e questi uomini, più di un miliardo, formano come un grande corteo al seguito di Gesù. Tra di loro forse ci sono anche deboli e poveri accanto a noi, vecchi soli, malati abbandonati a se stessi, uomini disperati, donne ripiegate su di sé. Chi si accorgerà di loro? Le uniche donne che piangono per loro forse sono le madri di tanti orfani. Si troverà un cireneo che li aiuta a portare le loro croci? Ci sarà qualcuno che saprà mostrare un po’ di compassione nell’ora del dolore? Almeno oggi distogliamo gli occhi da noi stessi e volgiamoli a questo corteo, perché tra di loro c’è anche Gesù, il povero, il condannato il carcerato, il perseguitato, il disprezzato e deriso, colui che non ha usato violenza davanti alla violenza, mite, mansueto, come agnello condotto al macello.

   Dove sei? Sembra chiederci Dio Padre quasi ripetendo la domanda che fece ad Adamo ed Eva. Dove ti poni in questo corteo? Sei disposto ad unirti a loro per portare un po’ la loro croce o sei occupato nelle tue faccende come ogni giorno? Sei disposto a diventare anche tu un Buon Samaritano che guarda con compassione quel corteo, si ferma e si prende cura di loro? Questa nostra terra è stata nel passato colpita ferocemente dalla guerra. I più anziani lo ricordano. Quanta violenza, quanta sofferenza inutile, quanto dolore, quanta distruzione senza senso! Frosinone, Ferentino, e molti altri luoghi furono bombardati e spesso distrutti. E’ stata una terra di tanto dolore e tanta povertà. Molti per questo se ne sono andati. Care sorelle e cari fratelli, la nostra terra per grazia di Dio oggi vive nella pace e nel benessere, anche se la crisi economica rende la vita di molti oggi più difficile. Ringraziamo il Signore per la pace stabile in cui abbiamo la gioia di vivere. Eppure spesso non si è felici. Si vive ansiosi, preoccupati, quasi mai contenti di quello che abbiamo, con la smania di avere di più e di ostentare i propri beni, come se la felicità venisse dal possesso. Così spesso si lascia fuori dalla porta, come il ricco del Vangelo, quel corteo di poveri e diseredati della terra che non hanno la grazia di vivere come noi e li lasciamo andare sulla loro strada come fecero con quel condannato a morte quel giorno a Gerusalemme. Ma la vita non è un destino triste, almeno per il cristiano. Pietro lo aveva rinnegato, ma Gesù non lo condannò, anzi fissò lo sguardo su di lui, perché si ricordasse della sua parola, e Pietro pianse amaramente. Gesù si volta verso di noi, ci guarda con amore, come quel giorno fissò lo sguardo negli occhi impauriti di Pietro, perché  possiamo piangere non su noi stessi, ma su quel condannato. Sì, siamo qui perché Gesù ci vuole bene, guarda alle nostre paure, vuole renderci diversi. E a Pietro Gesù osò persino affidare la sua Chiesa. Oggi, al’inizio di questa settimana santa, Gesù si volge verso di noi con amore per affidarci gli altri, a partire da quel corteo che lo segue invisibilmente verso la croce. La Parola di Dio, che abbiamo ascoltato, vuole essere per noi una domanda di conversione, di cambiamento del cuore. La vita non è un destino immutabile. Non siamo condannati ad essere come siamo sempre stati. Lasciamoci guardare dall’amore di Dio e saremo diversi, migliori, più umani. Forse il mondo ci ripete ogni giorno quelle parole che dicevano a Gesù sulla croce: "Salva te stesso". Salva te stesso, pensa a te,  mettiti al sicuro, accresci i tuoi beni, non si sa mai. E’ l’ultima tentazione di Gesù, per noi è la tentazione quotidiana di chi ti vuol far credere che nel pensare a sé ci sia la vera felicità.

   C’era un condannato a morte vicino a Gesù. Non era certo buono. Aveva commesso qualche crimine. Si rivolse a Gesù dopo aver riconosciuto il male fatto: "Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Oggi sarai con me in paradiso". Forse le parole di Gesù ci sembrano eccessive per un così gran peccatore. Eppure basta un po’ di umiltà e una richiesta di aiuto per cambiare del tutto una vita, per passare dal male al bene. Sotto la croce, davanti a tanto dolore, anche noi ritroviamo la stessa umiltà per riconoscere che siamo tutti peccatori bisognosi della misericordia di Dio. Con mestizia, umiltà, mitezza, compassione, ci uniamo al corteo che segue Gesù e anche noi diciamo: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Questa preghiera è l’inizio della conversione, del cambiamento del cuore e del cambiamento del mondo, perché apre le porte del paradiso già a partire da questa terra. Seguiamo il Signore in questa settimana, il giovedì santo nella Liturgia della santa cena, il venerdì sotto la croce, e poi nella Pasqua di Resurrezione, per rinnovare noi stesi e il mondo intero.

Amen.

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