Formazione operatori pastorali Quaresima 2010

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Intro della Parola di Dio

Matteo 4,1-11

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane". 4 Ma egli rispose: "Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (Dt 8,3)

5 Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6 e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

ed essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra". (Sal 91,11-12)

7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". (Dt 6,16)

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". 10 Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:

a lui solo renderai culto". (Dt 6,13)

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Meditazione del Vescovo

   Il racconto delle tentazioni di Gesù è collocato subito dopo il battesimo, dove Gesù inizia la sua manifestazione al mondo, come sottolinea la liturgia bizantina che legge il brano del battesimo nella festa dell’Epifania. Nelle tentazioni Gesù esperimenta subito la forza del male. La sua opera si dovrà misurare con la presenza del maligno. Questa collocazione delle tentazioni è comune ai Vangeli sinottici ed esprime una verità dell’esistenza terrena di Gesù che lo accompagnerà fino alla croce.

   Persino Gesù esperimenta nel deserto la forza prepotente del male, che lo tenta cercando di allontanarlo dal bene, cioè da Dio. Nella Bibbia il linguaggio è sempre concreto. Si parla perciò preferibilemente di maligno, demonio, diavolo, Satana, spirito impuro, piuttosto che semplicemente di male. Il deserto anche per Israele fu il luogo della prova. Talvolta si ha un’idea troppo idealizzata del deserto. Lo si presenta quasi come il luogo privilegiato dell’incontro con il Signore. Tuttavia per Israele nel suo itinerario dalla schiavitù dell’Egitto alla terra promessa il deserto fu innanzitutto il luogo della fame e della sete, della fatica, della tentazione, della ribellione a Dio e a Mosè. Se mai fu Dio a cercare Israele nel deserto e non viceversa. Nel deserto Gesù viene tentato dal maligno.

   Non è si è normalmente consapevoli del male. Talvolta si divide il mondo in buoni e cattivi, un po’ alla Harry Potter, e ovviamente il male e il cattivo sono sempre da un’altra parte rispetto a noi. Altre volte, quando ci si accorge del male magari in un momento difficile (nella malattia, davanti a un problema o alla morte) ci si muove tra la paura e la convinzione che si tratta di qualcosa di momentaneo e passeggero. Passato il pericolo, ci si crede di nuovo immuni e si torna alla vita di sempre, come se niente fosse. In realtà il male non è solo una realtà che sta fuori di noi, nel mondo o negli altri. Il male cerca di entrare in ognuno. Colpisce la presenza quasi ossessiva nel Vangeli degli "spiriti impuri" o immondi", "degli "indemoniati". Sono tra i primi che Gesù incontra assieme ai discepoli. Sono presenti ovunque: un uomo nella sinagoga (Mt 1,21ss), l’uomo solo che vive in mezzo ai sepolcri (Mc 5), un epilettico (Mc, 9,14ss). Il male non è neppure il malessere di una momento, di un periodo o di una situazione. Non è solo qualcosa che passa e di cui ci si libera del tutto, come il mal di denti. Il male è una realtà della storia e della vita, che agisce e insidia gli uomini. Spesso ci sentiamo superiori al male, siamo sicuri che anche se ci dovesse riguardare, saremo più forti, quasi invulnerabili. Si preferisce perciò non pensarci. Finchè non mi riguarda, perché fermarsi a riflettere? In verità ogni giorno ci scontriamo con la sua forza. Le notizie che riceviamo, i fatti a cui assistiamo ce ne parlano. I grandi problemi del mondo, come le guerre, la povertà di milioni di uomini, la morte di tanti innocenti, il terrorismo, la sofferenza e l’abbandono, lo sfruttamento smisurato della terra, sono alcune delle sue manifestazioni. Anche nel nostro mondo ricco ci sono segni evidenti della presenza del male. Forse qualcuno di noi li ha incontrati nella vita dei poveri, dei vecchi, degli stranieri…La violenza e la prepotenza della nostra società, il facile litigio, l’egoismo crescente, non sono segni del male? Ma che cosa si fa? Ci si tira fuori, ci si nasconde, non ci si pensa, come se fosse sempre un problema degli altri. 

   Il male è pervasivo. Come disse Dio a Caino prima che egli alzasse la mano contro il fratello Abele: "Il male è accovacciato alla tua porta; verso di te è il istinto, ma tu dominalo!" (Gen 4,7). Il male tenta ogni uomo. E’ lì, pronto, come dice la Prima Lettera di Pietro: "Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede!" (5,8-9). Tutti siamo tentati di cedere al male. E il deserto, la condizione di debolezza e di pericolo, è il momento in cui è più facile cedere, assecondare la tentazione. Il deserto è anche la vita di oggi, l’isolamento in cui ci si trova, la fatica dei rapporti, la saltuarietà del’amicizia. Il deserto ci circonda. Non è un deserto la vita di chi vive per la strada e non ha nessuno su cui contare? Non è un deserto la condizione di un vecchio solo a casa sua o abbandonato in un istituto, dove si lascia morire perché la sua vita non conta più per nessuno? Non è un deserto la vita di tanti bambini zingari che crescono non per scelta in un mondo di adulti violenti? Non è un deserto talvolta anche la vita di tanta gente cosiddetta normale, che cammina a vive come se gli altri non ci fossero? O il deserto non è pure la paura di legarti a qualcuno, di voler bene, di spenderti un po’ per gli altri? Non è un deserto la conseguenza della fretta e dei cento impegni che lasciano noi e gli altri più soli? Nel deserto di non avere nessuno che ti considera e ti vuol bene crescono sentimenti di ira, di contrapposizione, matura la violenza di chi vuol mostrare di esistere magari scrivendo sui muri o con lo bullismo di una sera o con lo sballo di un po’ di droga? Deserto di parole vere, amiche, che ti sostengano e  ti aiutino. Nel deserto non ci ascolta, perché sopraffatti dall’isolamento e dalla fatica della sopravvivenza. Vedete: si fa più fatica a vivere ostinatamente da soli che aiutando e facendosi aiutare.  Da soli è più difficile accorgersi del male, perché abbiamo bisogno di essere avvertiti, aiutati a vederlo e a capirlo.

   Persino Gesù, che era il Figlio di Dio, fu tentato e trovò risposta nella Parola di Dio, cioè in un certo senso fu aiutato a non cedere alla tentazione e quindi al male. Infatti il problema è cedere al male, ascoltando le parole che ogni giorno cercano di indurci al male.

Le tre tentazioni

  1. Può una pietra diventare pane? Talvolta ci si intestardisce su cose inutili o che noi stessi giudichiamo negative, perché pensiamo che possano cambiare e trasformarsi. Ma le pietre non diventano pane. Ci si abitua a non scegliere il pane. Il pane è la Parola di Dio, che rende consapevoli del male e diventa una forza di bene. Gregorio Magno diceva che la Parola di Dio, la Bibbia, è la lettera d’amore di Dio agli uomini. Si tratta di riflettere, capire meglio le scelte da compiere, non seguire semplicemente l’istinto (o "il cuore", come vorrebbe anche il titolo di un libro famoso: "Va dove ti porta il cuore"). Se il cuore non è aiutato, rischia di assecondare gli umori, le passioni, le tendenze e le opinioni. Dice il profeta Geremia: "Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce. Chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori (17,9-10). Per questo noi siamo qui a riflettere, consapevoli che la Parola di Dio non è qualcosa di vecchio o superato, ma un tesoro di saggezza, che aiuta a fare le scelte giuste e ad accorgersi del male per poter compiere il bene.
  2. Rischia, vedrai che ti andrà bene. Idea della forza, del "comunque andrà bene". Nella nostra società aumenta l’amore per il rischio per metter in mostra la propria forza e le proprie capacità. Ad esempio mi colpisce la passione per gli sport estremi. Altre volte si butta via la vita dietro facili illusioni. Dietro tante insicurezze matura uno spirito di sfida e un certo grado di onnipotenza. Talvolta questo provoca violenza come modo di affermarsi, di mostrare che si esiste. Al tempo di Gesù era diffusa una certa idea di messia: l’inviato di Dio si credeva avrebbe mostrato tutta la sua forza soprattutto nei confronti degli occupanti romani, da cui avrebbe liberato Israele. Sulla croce diranno a Gesù: "Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!" (Mt 27,40). Salva te stesso, fai vedere chi sei. E’ la voce che si sente ogni giorno. E’ la tentazione di chi crede che salvando se stessi si faccia la cosa giusta. Si tratta della tentazione più normale e quotidiana, che mette in discussione l’unica cosa giusta: salvare gli altri, vivere per gli altri, amare gli altri.
  3. L’ultima tentazione sembra quella più chiara e attuale. Essa manifesta lo strapotere del male. La si potrebbe chiamare la tentazione del possesso e del dominio, la tentazione del denaro, del materialismo. C’è una dittatura del denaro, che crea paura e dipendenza. Certo, viviamo un momento difficile economicamente. La disoccupazione e il precariato mettono a rischio il presente e il futuro di tanta gente. Si potrebbe quindi dire che più che una tentazione è una necessità, o almeno una realtà della vita. Eppure si rischia di essere dominati da questa mentalità, che svuota la vita e rende dipendenti, toglie libertà, spazio. Ansia di avere, di possedere, di dominare sugli altri. Occorre fare una scelta: tra Dio e il denaro. Servire implica una dipendenza. Servire Dio è ascoltarlo, lasciarlo entrare nella vita, amare la sua Parola. Bisogna cominciare a credere che anche la vita spirituale  è reale, che è vita e vale la pena di sceglierla. La vita spirituale, cioè nello Spirito di Dio e di Gesù, non è l’illusione di gente che vi cerca rifugio nei momenti difficili. La vita spirituale, la vita con Dio è una realtà essenziale dell’essere umano. La Parola di Dio indica un itinerario spirituale da percorrere per realizzare se stessi, per essere pienamente umani, per diventare uomini e donne che creano spazi di libertà nel loro cuore e là dove operano, spazi dove amare e servire. Mi ha colpito quanto il Papa Benedetto ha detto in apertura del Sinodo sulla Parola di Dio: "Ancor più la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. E per essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura. Alla fine del Sermone della Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza. E così questi primi versetti del Salmo ci invitano a scoprire che cosa è la realtà e a trovare in questo modo il fondamento della nostra vita, come costruire la vita." Sono parole profonde che ci aiutano a capire le fondamenta su cui costruire la nostra vita.

Il brano evangelico termina dicendo: "Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano". Non siamo soli nella lotta per il bene. Ci sono angeli che si avvicinano e camminano con noi, anzi ci servono. Gli angeli, i messaggeri di Dio, nella Bibbia accompagnano gli uomini nei momenti importanti quasi per far percepire meglio la presenza di Dio. Li  troviamo là dove siamo, nell’amicizia che ci lega tra noi e a quanti vivono la stessa fede con noi e nelle nostre comunità.

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