Care sorelle e cari fratelli,
eccellenza carissima Mons. Siluan. Grazie per essere qui con noi questa sera, lei che è pastore dei fedeli della Chiesa ortodossa di Romania che sono in Italia. La saluto con amicizia e con lei saluto tutti i cristiani romeni che sono qui questa sera. Conosco la vostra Chiesa e il vostro patriarca e so della fecondità della vostra vita cristiana dopo lunghi anni di persecuzione e di difficoltà.
Grazie anche a voi, pastori i di altre confessioni cristiane. La vostra presenza è segno dell’anelito comune verso l’unità. La preghiera unisce nel profondo anche se siamo ancora divisi, perché unisce al cuore di Dio, ai suoi sentimenti e pensieri, ma soprattutto al suo amore che sana le ferite della divisione. Noi cristiani, testimoni del risorto, siamo un segno di quell’unità della famiglia umana che Dio ha voluto fin dalle origini del mondo. Ma come vivere e costruire questa unità, quando non riusciamo talvolta neppure ad essere uniti nella vita di ogni giorno, là dove siamo, con i nostri vicini, concittadini, ancora meno con chi ci è estraneo? Non accettiamo anche noi troppo facilmente la divisione, anzi talvolta ne siamo complici o causa, quando prevale lo spirito di rivalsa, la litigiosità, l’inimicizia, il distacco, la violenza delle parole o delle azioni? Di fronte a questo spirito che sembra pervadere la nostra società, si rimane spesso tristi e rassegnati, come i discepoli di Emmaus. Il Signore ci appare allora lontano dai problemi e dalle difficoltà di ogni giorno e finiamo per vivere come se lui non ci fosse.
Ma oggi Gesù si avvicina a ciascuno di noi, preso dai suoi pensieri e dalle sue tristezze e ci parla con affetto: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!" Sì, noi talvolta siamo stolti e lenti di cuore, perché siamo presi da noi stessi, dai nostri piccoli drammi quotidiani e ci dimentichiamo di tutto quanto ascoltiamo nella parola di Dio, di quel Signore sofferente che va verso la croce e che ci aiuta a guardare lontano, verso le gente che soffre più di noi. Finalmente il Signore ci distoglie da quell’abitudine stolta a guardare sempre noi stessi e ci parla di lui e risveglia in noi il desiderio di rimanere con lui: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno ormai è al tramonto". "Resta con noi", Signore, diciamo questa sera, perché abbiamo bisogno di capire da te come vivere, perché senza la tua parola e la tua compagnia ci perdiamo dietro noi stessi e ci dividiamo dagli altri. Tu hai voluto che noi fossimo uniti nel tuo nome. Non permettere che i semi della divisone, frutto dello spirito del male, si impadroniscano dei nostri cuori e ci conducano lontano da te.
Ma dove incontrarti Signore e dove riconoscerti? Tu ti sei seduto a tavola con quei discepoli delusi e tristi, hai preso il pane e, dopo aver recitato la benedizione, lo hai spezzato e dato loro. In quel momento si aprirono i loro occhi e ti riconobbero. E’ l’Eucaristia della domenica che ci unisce e ci fa incontrare con te. Lì noi ti riconosciamo come l’amico e il Signore della nostra vita. Ascoltando la tua parola, il nostro cuore comincia ad ardere, riprende vita, riprende a battere dello stesso amore che tu ci hai insegnato. Così vinciamo quella rassegnazione triste che ci vorrebbe sempre uguali a noi stessi, lamentosi e prepotenti, pronti a chiedere ma poco disposti a dare. Grazie, Signore, perché non ti tiri indietro davanti alle nostre miserie e difficoltà, ma ci vieni incontro per aiutarci a vivere con te, ad incontrarti ogni domenica, ad ascoltarti nella tua parola. Grazie perché anche il nostro cuore comincia ad ardere e ci sentiamo più ripieni di speranza e di amore. Come quei discepoli donaci di comunicare la gioia dell’incontro con te a tutti, perché la tua risurrezione cambi la nostra vita e rinnovi il mondo intero. Donaci di vivere quell’unità per la quale tu hai pregato.
Questa sera sentiamo nascere in noi sentimenti nuovi, più umani, più in sintonia con quell’amore che tu Signore ci hai insegnato. Siamo diversi, giovani e grandi, uomini e donne, italiani e stranieri, deboli e più forti, ma sentiamo che la preghiera ci rende più vicini nonostante le nostre diversità, uniti dall’amore del Padre. Forse siamo un po’ tutti orfani, perché facilmente ci perdiamo dietro noi stessi, incapaci di farci guidare e aiutare. Insegnaci a dire "Padre nostro" per vivere come tuoi figli, e tra noi come fratelli, perché il mondo sia migliore e più umano.
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Qui l’omelia del Patriarca Mons. Siluan
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