Omelia in Cattedrale: Te Deum 31 dicembre 2009

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Il Signore faccia risplendere il suo volto su di noi
e ci faccia grazia.
Il Signore rivolga a noi il suo volto
e ci conceda pace

Care sorelle e cari fratelli,
grazie a tutti di essere qui in questo momento di ringraziamento. Ringrazio le autorità civili e militari, in particolare il Prefetto Paolino Maddaloni, che ha appena assunto il Suo incarico nella nostra provincia e non ha voluto mancare a questo appuntamento, e il Sindaco Michele Marini per il saluto che ci ha rivolto all’inizio della fiaccolata.


 

Abbiamo percorso un breve tratto di strada di questa città, per affermare simbolicamente il valore della pace in un mondo segnato da piccoli e grandi conflitti, dalle guerre sparse per il pianeta fino ai banali e futili litigi che tanto caratterizzano la vita quotidiana. Tutti abbiamo bisogno di pace, di vivere in un clima meno conflittuale, più sereno e amichevole, considerando gli altri un po’ meno nemici e un po’ più fratelli, o almeno uomini e donne con cui costruire un futuro comune. Se dovessimo fare un bilancio, non possiamo certo dire di concludere un anno facile e tranquillo. La crisi economica ha pesato a livello mondiale e continua a condizionare la vita delle famiglie e di tante persone anche di questa terra. La disoccupazione ha raggiunto livelli che non vedevamo da molti anni con conseguenze drammatiche. Anche se non ci piace riconoscerlo, c’è gente povera persino nelle nostre città e nei nostri paesi, gente che vive male, in miseria, senza che nessuno se ne accorga, anziani soli o abbandonati a se stessi nei cronicari.  Se poi guardiamo i recenti dati del Sole 24 Ore, la nostra provincia non brilla certo per un’elevata qualità della vita. E purtroppo tutti sappiamo che nei tempi di crisi i tentacoli della criminalità organizzata trovano terreno fertile per allargare il loro potere economico.

   Il Santo Padre ha dato come titolo alla giornata mondiale della pace del 1 gennaio: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato". Queste parole sono un messaggio e un invito almeno a riflettere e a un impegno rinnovato. Siamo in una terra dove gli egoismi individuali e collettivi hanno causato gravissimi danni al creato. La terra, le acque, l’aria sono state danneggiate e inquinate da uno sviluppo sfrenato e senza controllo, da una smania di benessere e di denaro che non ha avuto la lungimiranza di calcolare i risvolti negativi a cui ciò avrebbe condotto. L’egoismo ha sempre conseguenze drammatiche, che non sempre chi lo vive riesce a vedere, perché esse si rivelano nel tempo. Ma oggi noi le vediamo o, se fatichiamo a credere alla loro drammaticità, gli altri ce la mostrano con chiarezza disarmante. D’altra parte siamo purtroppo in buona compagnia, visto che i grandi della terra sul problema ambientale non sono riusciti a mettersi d’accordo quasi su nulla. Che fare? Si potrebbe dire che non dipende da noi, anche perché non  siamo i primi responsabili dell’attuale disastro ambientale. Eppure dobbiamo almeno interrogarci sul nostro stile di vita, sulla nostra responsabilità come cittadini e come cristiani di fronte alla creazione e all’umanità intera. Non possiamo far finta di niente e tanto meno scaricare la responsabilità sugli altri. Ciò vale innanzitutto per i responsabili delle istituzioni civili, ma tocca ognuno di noi, perché siamo davanti a un modo di vivere, a un modello di società e di convivenza che non produce più il benessere sperato.

  Non sono certo qui in questa cattedrale per indicare delle soluzioni. Non  spetta a me. Vorrei però, a partire da questa messa di ringraziamento e dalla giornata della pace, chiedere al Signore di aiutare tutti noi ad individuare le vie per rispondere ai gravi problemi della nostra società. Come Dio disse a Mosè: "Il Signore faccia risplendere il suo volto su di noi e ci faccia grazia. Il Signore rivolga a noi il suo volto e ci conceda pace". Abbiamo tutti bisogno della grazia di Dio, di quell’amore gratuito – che la Bibbia chiama grazia – che solo può dare un nuovo impulso al nostro agire e può aiutare ad avere una coscienza più chiara del bene comune, per il quale tutti siamo chiamati ad operare. Ci sono talvolta troppi interessi personali in gioco anche nell’amministrazione del bene comune. Grazia e pace: ecco quanto la Parola di Dio ci propone mentre si conclude il 2009 e inizia il nuovo anno. La grazia è il modo di essere e di agire di Dio stesso. La parola grazia esprime l’assoluta gratuità del suo amore, che, nonostante il peccato dell’uomo, è disposto persino a mandare il suo Figlio nel mondo pur di avvicinarsi a noi e di incontrarci. E’ il mistero del Natale che abbiamo celebrato: Dio si abbassa, si umilia, si fa servo, si avvicina perché noi, vedendolo, possiamo gioire della sua presenza, come gioirono i pastori e i magi accorsi alla mangiatoia di Betlemme. E’ un bambino, un piccolo, un indifeso colpito con la sua famiglia da una grande ingiustizia: non trovarono posto nelle case di Betlemme. Gesù non si presenta come un grande del suo tempo, non come un re che elimina i nemici con la violenza delle armi. Eppure possiede una forza che l’umanità non conosce. E’ la forza di un piccolo, che con la mitezza sconfigge la prepotenza e la violenza dei grandi. Per questo Erode ne avrà paura, perché la forza debole di quel piccolo mette in discussione un mondo prepotente e violento, nel quale si cerca ad ogni costo il proprio interesse a scapito del bene degli altri. A lui interessa solo il nostro bene. Per questo il suo esistere, il suo parlare, il suo agire sono solo grazia.

   E infine pace. L’avevano cantata gli angeli sulla grotta di Betlemme: "Pace in terra agli uomini che egli ama". Quanto bisogno di pace! Nell’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ha parlato della stretta connessione tra ecologia umana e ecologia ambientale. La nostra società ha urgente bisogno di ricostruire un’ecologia umana, uno stile di vita segnato dalla ricerca di un bene che coinvolga gli altri, capace di raggiungere tutti, soprattutto i più deboli, i bisognosi, i poveri. Ringrazio tutti coloro che nella nostra Chiesa diocesana e nella società civile, si prodigano con gratuità per gli altri, soprattutto per i poveri. Ho apprezzato più volte l’attenzione delle amministrazioni per le necessità dei più bisognosi. Vorrei ricordare quanto Benedetto XVI ha detto proprio domenica pranzando con i poveri amici della Comunità di Sant’Egidio, ricordando le parole che  San Lorenzo prima del martirio disse a coloro che volevano impadronirsi dei tesori della Chiesa: "Voi poveri siete il tesoro della Chiesa". Non c’è pace senza amicizia con i poveri e i diseredati della terra, senza un cuore che batte per gli altri e sa guardare oltre i confini del proprio piccolo mondo. Ad Amaseno conserviamo un reliquiario con il sangue di San Lorenzo, che si scioglie ogni anno in occasione della sua festa. Che questo prodigio possa essere un segno per la diocesi intera, perché si sciolgano i cuori di tutti all’amore  e alla compassione. Possa il Signore compiere il prodigio in ognuno di noi, nelle nostre città, nelle parrocchie, nella associazioni, nelle istituzioni, perché la risposta alla crisi parte innanzitutto dal cambiamento di noi stessi. Abbiamo bisogno di una nuova ecologia umana, un’aria più pulita dall’egoismo, più libera dall’amore per se stessi per gustare la grazia e la pace che ci vengono donate dal Signore, per rinnovare la Chiesa innanzitutto, la società, le istituzioni, l’ambiente. Superiamo il facile lamento e l’abitudine a criticare a giudicare per impegnarci tutti personalmente, ognuno nell’ambito che gli compete, per una città e un territorio migliori. Non accettiamo con rassegnazione e vittimismo le cose come stanno, ma in uno spirito di fattiva collaborazione, lavoriamo insieme per il bene di tutti. Questo è il mio augurio ed anche il mio auspicio per l’anno che inizia. Possa la Vergine Maria, Madre di Dio, con la quale iniziamo l’anno nuovo, aiutarci ad ascoltare con fedeltà la Parola di Dio. Ci protegga dal male, stenda il manto della sua misericordia sulle nostre città, sui paesi, su ognuno di noi, sulle nostre famiglie, sui piccoli, sui vecchi, sui malati, sui bisognosi, e ci porti tutti davanti al Signore, perché gioiamo della sua presenza e del suo amore.

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