
"Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola".
Cari fratelli e sorelle, è con grande gioia che oggi ci ritroviamo in questa antica chiesa abbaziale per conferire l’ordine del diaconato ad Andrea e Francesco.
Essi si sono preparati negli anni del seminario a questo passo, che li avvicina al sacerdozio.
Ringraziamo il Signore per averli custoditi nella fedeltà alla vocazione nella Chiesa nostra madre e maestra.
La liturgia di ordinazione dice: "Fortificato dal dono dello Spirito Santo, il diacono sarà di aiuto al vescovo e al suo presbiterio nel ministero della parola, dell’altare e della carità, mettendosi al servizio di tutti i fratelli". Il diaconato esalta il senso della vita cristiana come servizio a tutti i fratelli. Vedete, cari Andrea e Francesco, oggi voi ricevete con chiarezza quanto dovrà accompagnarvi per tutta la vita: essere servi e non padroni. Voi non state salendo un gradino nella scala sociale, come forse qualcuno potrebbe pensare, ma se mai lo scendete, perché il servo è colui che sta sotto, si sottomette alla volontà di un altro, ascolta e obbedisce. Il diaconato non è neppure un trampolino di lancio verso la meta del presbiterato, raggiunta la quale finalmente uno si sistema, termina la sua preparazione, e forte del suo ruolo o status si pone al di sopra degli altri come maestro che può permettersi il lusso di considerare finita la sua scuola, smettendo di ascoltare e cominciando ad insegnare. Il diaconato è infatti solo il primo grado del sacramento dell’ordine, che non si dimette quando si diventa sacerdoti e neppure da vescovi. Questo è significato ad esempio dal fatto che il vescovo per il rito di ordinazione episcopale indossa sotto la casula anche la dalmatica, per indicare non solo la pienezza dell’ordine, ma anche che egli mantiene in sé stesso il senso e il valore dei tre gradi del sacramento. Gesù lo ebbe a dire con estrema chiarezza ai discepoli: "Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo, sarà vostro schiavo" (Mt 20,25-27).
Care sorelle e cari fratelli, il cristiano autentico è servo, perché si preoccupa innanzitutto della vita degli altri prima che della propria. Invece nella vita di oggi ci si abitua a comandare, a possedere, magari padroni solo di una cucina, di un appartamento, di un ufficio, di un gruppo, ma almeno padroni, e quindi tesi ad affermare se stessi, imponendosi sugli altri, litigiosi e prepotenti, più preoccupati di difendere la propria posizione che di servire. Al servizio è strettamente connessa l’umiltà. Lo aveva ricordato Gesù nella parabola rivolta ad "alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: ….quando avete fatto tutto quanto vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17,10). Siamo tutti servi inutili. Quanto facciamo di buono è solo per la gloria di Dio e per il bene degli altri, non certo per la nostra gloria o per attrarre su di noi approvazione. Voi, Andrea e Francesco, siete chiamati a vivere in questo spirito di servizio e di umiltà. Nel diaconato non ricevete qualcosa che passa, ma un dono necessario per tutta la vostra vita, perché è ciò che ha caratterizzato lo stesso stare di Gesù con noi, il suo divenire uomo, come ben dice l’apostolo Paolo di Gesù, che "umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (Fil 2,8). E ricordatevi: l’umiltà non è l’umilismo di chi finge di accondiscendere a un altro solo per attirarsi simpatie o apprezzamento. L’umiltà del servizio nasce dalla consapevolezza che davanti a Dio siamo tutti povere creature mendicanti del suo amore e del suo perdono. Nessuno è giusto né buono per natura, ma perché ascolta e si sottomette alla volontà di Dio.
In questo spirito siete chiamati innanzitutto al ministero della parola. Amate perciò la parola di Dio, leggetela e meditatela ogni giorno. Come la Vergine Maria custodite nel vostro cuore la parola di Gesù. Gregorio Magno esortava: "Che altro è la Sacra Scrittura se non la lettera di Dio alla sua creatura? Leggila dunque con ardente affetto. Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo Creatore. Impara a conoscere nelle parole di Dio il cuore di Dio" (Gregorio Magno, Epistole V, 46). Così, quando dovrete aiutare gli altri a crescere nella vita di fede con la catechesi e le omelie, saprete dire parole sapienti che aiutino a vivere in uno spirito evangelico, e potrete comunicare con la parola di Dio il cuore di Dio. Il mondo ha bisogno di questo pane che sazia. Nella liturgia e nell’amministrazione dei sacramenti diventate ministri dell’altare. L’altare è Cristo stesso. Accostatevi ad esso con umiltà, con quello spirito di servizio che deve caratterizzare ogni ministro dell’altare, dove l’unico protagonista è il Signore, che viene a visitarci per farsi cibo e bevanda di salvezza. E infine ministri della carità. Il mondo ha bisogno di uomini e donne che sappiano vivere e comunicare la misericordia, la compassione, l’amore che sono stati il segno della presenza di Gesù in mezzo a noi. Manifestate la vostra carità in particolare verso i poveri e i deboli, perché la Chiesa è "Chiesa di tutti, ma soprattutto dei poveri", ed essi ci precederanno nel Regno di Dio. Nei tempi difficili che viviamo il diacono deve esprimere la gratuità dell’amore di Dio che è il segno distintivo del cristiano. Perciò non lasciatevi ingannare dalla nostra società materialista e calcolatrice, che rende possessivi e avari. Siano invece la generosità e la larghezza dell’amore a caratterizzare il vostro agire.
La solennità dell’Immacolata Concezione, che si apre questa sera, ci aiuta a riflettere sul senso di quanto oggi celebriamo. La Vergine Maria si presenta come la risposta a quel peccato che fin dalle origini separò l’uomo e la donna dall’amore di Dio e dalla pienezza della vita con lui. La risposta di Maria nasce dall’ascolto obbediente di chi, umile donna, si pone come serva di fronte a Dio che le parla: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". Si vive da servi, e non da padroni sicuri, solo se si ascolta il Signore che si rivolge a noi, restando quindi discepoli per tutta la vita. Di Maria afferma Sant’Agostino: "Ha fatto, sì certamente ha fatto la volontà del Padre Maria santissima, e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo. Perciò Maria era beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel suo grembo" (Sant’Agostino, Discorsi, 25,7-8). Per questo ho voluto dedicare il convegno diocesano a riflettere sulla parola di Dio, a partire dal giubileo della nostra patrona Santa Maria Salome, perché è dall’ascolto che nasce e cresce la nostra fede.
Cari Andrea e Francesco, il Signore vi insegni a vivere sempre da discepoli e da servi, perché gli altri incontrandovi possano trovare in voi i segni dell’amore di Dio e essere aiutati ad incontrare il Signore nelle difficoltà di ogni giorno. Il celibato che abbracciate sia per voi non una scelta di solitudine, ma esprima la gioia di una vita donata a tutti senza avarizia ed egoismo. Maria Santissima vi protegga e vi aiuti a comprendere e a vivere la gioia e la grandezza del servizio. E Santa Maria Salome, discepola umile e fedele, vi insegni a seguire Gesù per tutta la vita.
Amen.
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della riflessione di S.E. Mons. Ambrogio Spreafico
Vescovo della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino,
nella sezione Mass Media
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