Ordinazione sacerdotale di don Angelo Segneri – XXV domenica del T.O.

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«Se uno vuole essere il primo,
sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»
 
omelia in testo e video del Vescovo

Sap 2,12.17-20 – Sal 53  – Giac 3,16-4,3 – Mc 9,30-37

  Cari fratelli e care sorelle, è con gioia che celebriamo questa liturgia di ordinazione sacerdotale di don Angelo durante la settimana missionaria, in cui facciamo memoria della Beata Maria Caterina, che qui ha lasciato il segno della sua ansia missionaria, del desiderio che il vangelo di amore di Gesù arrivasse davvero a tutti. E’ bello vedere che un giovane abbia risposto alla chiamata del Signore. Ed è anche significativo che tu riceva l’ordinazione proprio nell’anno sacerdotale. Dovremmo chiederci, e lo dico a tutti a cominciare dai sacerdoti, se non dovremmo essere più ambiziosi nel cercare di avvicinare i giovani al vangelo e al Signore, perché possano gustare la bellezza di una vita spesa con Gesù al servizio del prossimo.


 

    E domando ai ragazzi e ai giovani: non vi chiedete mai per che cosa vale la pena di vivere? Siamo in una società di gente che vive spesso angosciata da se stessa, prigioniera di se stessa, oppure indifferente, che non sente il bisogno di riflettere. Uomini e donne dallo sguardo fisso su se stessi, incapaci di connettersi agli altri se non a distanza con internet o gli sms, che a fatica sanno vivere almeno un po’ di interesse per gli altri. L’io rimane spesso il centro delle preoccupazioni quotidiane, dei pensieri, dei progetti. Ci si accontenta di trovarci in una società litigiosa, nella quale si cerca il proprio interesse.

    Le parole della lettera di Giacomo non sono tanto lontane dal modo di vivere di oggi: "Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono  forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite e possedere; uccidete,siete invidiosi e non riuscite ad ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare le vostre passioni". Quanta saggezza e profondità in queste parole. Possesso, smania di avere, senso di sé, pretese, sono aspetti del modo di vivere nella nostra società. Tutti pretendono, ma pochi danno con amore, tutti vogliono possedere, ma pochi sanno privarsi di qualcosa per gli altri con gratuità, si chiede per sé ma non si ottiene perché non si chiede con umiltà. Così si costruisce un mondo di gente che litiga per tutto, incapace di dialogo e di rispetto. Questo purtroppo avviene anche nelle nostre realtà ecclesiale.

   Cari amici, oggi siamo qui perché pensiamo che la vita sia un’altra cosa, perché vogliamo farci guidare dal vangelo di Gesù e non dal nostro istinto né dal modello di società che è stato costruito. Gesù ci parla con affetto, come parlava a quei discepoli. Ci parla della sua sofferenza e della sua morte. Quanta paura della sofferenza nostra e degli altri. Preferiamo non parlarne, non vederla, magari allontanando chi soffre, come si fa talvolta con i vecchi. Facciamo fatica a capire, come fecero fatica quei discepoli. E mentre Gesù affida loro la sua sofferenza, essi discutevano su chi fosse il più grande. Noi amiamo discutere, poco ascoltare. Discutiamo anche di fronte al vangelo invece di ascoltarlo e di metterlo in pratica. La società ci abitua a considerare grande chi è ricco, potente, bello, in salute, forte, furbo. Così ci insegna quotidianamente anche la televisione. Vedete, Gesù non ci nega l’ambizione di essere grandi. Bisogna essere grandi, non accontentarsi di quello che si è, non rimanere prigionieri del proprio piccolo mondo e delle proprie abitudini. La grandezza vera ed unica sta però solo in una cosa: "Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti". Caro Angelo, basterebbe questa frase di Gesù per indicarti chi è il sacerdote. Il sacerdote, come Gesù, è il modello del servitore, colui che è chiamato a servirlo all’altare, nella celebrazione dell’Eucaristia innanzitutto, offrendo il pane di vita eterna e il calice della salvezza; poi nell’amministrazione dei sacramenti, attraverso i quali ogni cristiano viene incorporato al Signore e al suo corpo, che è la Chiesa; nell’annuncio della Parola di Dio, che ci aiuta ad apprendere il linguaggio di Dio; nel servizio amorevole a tutti, particolarmente ai più bisognosi. Il celibato, che tu hai già abbracciato nella vita religiosa e nell’ordinazione diaconale,  è segno della tua totale consacrazione al Signore per il servizio a Dio e ai fratelli. Spenditi con amore e senza calcoli per il bene degli altri. C’è tanto bisogno di preti che sappiano mostrare il volto misericordioso e compassionevole di Dio in un mondo talvolta senza pietà. La promessa di obbedienza che hai emesso davanti a me deve portarti a una vita di umiltà e di dedizione, scevra da manie di protagonismo o dalla ricerca di ruoli. Ricorda che il tuo ruolo e il tuo compito sono quelli del servo. Ama la parola di Dio, perché essa possa nutrire la tua vita e tu possa comunicare la sua bellezza e la sua forza a tutti. Tu sai bene quanto i padri della Chiesa, che stai studiando con impegno e passione all’università, fossero radicati nelle Sante Scritture e quanto le loro omelie e i loro scritti siano ripieni della saggezza e dell’umanità che viene dalla Bibbia. Continua a coltivare questo amore, perché tu possa incamminarti come molti di loro sulla via della santità, servo fedele del Signore, figlio della Chiesa nostra madre, amico dei poveri, fratello buono di coloro che con te condividono la vita religiosa, i Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione.

    Caro Padre Riccardo e cari amici del CRIC, il vostro carisma esprime molto bene come la vita del sacerdote, anche diocesano, non può essere isolata da quella degli altri sacerdoti. Oggi la tentazione dell’individualismo e dell’isolamento è molto forte. Dom Adrien Gréa  diceva: "Lo scopo dei canonici regolari e la ragione della loro esistenza è di conservare la vita religiosa nel clero diocesano. E’ perciò evidente che la nostra vocazione esige l’incardinazione in una chiesa particolare". E poi ancora: "Noi siamo i religiosi del vescovo e l’ideale sarebbe che i vescovi stessi siano i superiori dei canonici regolari…". Non ho citato queste parole per mettere in discussione la vostra attuale configurazione giuridica, ma per sottolineare il vostro legame particolare con la Chiesa diocesana e l’esigenza che voi esprimete della vita comune al servizio di una chiesa particolare. Possa allora anche tu essere segno di unità e di comunione nella realtà in cui andrai a vivere. C’è bisogno di uomini e donne che testimoniano la bellezza e la gioia dell’unità in una società che sembra invece sottolineare l’importanza dell’autosufficienza e di una libertà staccata dal bene del prossimo. Ringrazio Padre Riccardo, e i tuoi superiori per avere accettato di rimanere legati alla nostra diocesi. Sono sicuro che insieme potremo condividere e far splendere il carisma di cui siete portatori. Ringrazio, anche se non sono qui, P. Gianbruno e P. Francesco per quanto hanno fatto in mezzo a noi per lunghi anni. Auguro a P. Serafino e a P. Giuseppe di continuare a testimoniarci il vostro carisma.

   Caro Angelo, al termine di queste mie parole, vorrei tornare al vangelo di oggi. Gesù sa che noi facciamo fatica a capire le sue parole. Compie allora un gesto per indicarci quanto egli ci affida. Prende un bambino, lo pone in mezzo a noi e dice: "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato". Accogli tutti come bambini, cioè come donne e uomini bisognosi di amore per crescere e diventare grandi. In realtà siamo tutti bambini accolti dal Signore perché bisognosi. Accogliamoci come bambini per poter diventare grandi nel servizio e nell’amore, sena disprezzare nessuno, senza odiare nessuno, senza allontanare nessuno, come il Signore non ha disprezzato né allontanato noi, nonostante il nostro peccato il nostro scarso amore. Che il Signore ti protegga e ti renda un sacerdote santo!

Amen.

+ Ambrogio Spreafico
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http://massmedia.diocesifrosinone.com/video-vescovo/video-vescovo/ferentino-festa-esaltazione-della-santa-croce-14-settembre-2009.html

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