Comunità benedettine di Veroli e Boville in festa

Celebrato, a Veroli, il 50° anniversario della Prima emissione dei voti dell’abbadessa Madre Maria Letizia Cianchetti. A Boville Ernica, invece, due le nuove professioni.

Quest’anno l’11 luglio, festa del Patrono d’Europa San Benedetto, ha coinciso con il cinquantesimo anniversario della Prima emissione dei voti di Madre Maria Letizia Cianchetti, abbadessa della comunità benedettina di Veroli. Così, nel nome del grande propagatore di fede e di civiltà, si è inserito lo speciale ringraziamento per il cammino di consacrazione di una sua figlia. Una festa segnata dal ricordo di molti, che ha avuto il cuore nella preghiera e nella Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro vescovo Ambrogio, nella piccola chiesetta del cenobio, alle ore 11.00.
In un mondo stordito dalla fretta e dall’efficientismo, il giubileo d’oro di una claustrale potrà sembrare a molti un concentrato di anacronismi; ma c’è da augurarsi, invece, che in tanti desti speranza utile per scuotere la patina opaca che, spesso, avvolge e imprigiona quell’attenzione che deve essere rivolta alla vita e alle opere di un Dio presente e operante. Il Signore della storia ha pensieri e sentieri diversi dalla nostra mentalità e dalle traiettorie dei nostri programmi.
Per la cronologia si parla di mezzo secolo; per la società moderna di una follia; per la fede di un percorso di luce in cui tanti Si alla Grazia di Dio hanno moltiplicato passi per il regno dei cieli.Come ha sapientemente sottolineato il Vescovo nel corso dell’omelia, i monasteri sono segno di un grande segreto della Chiesa: la loro maternità, la capacità di guardare gli altri con simpatia, con attenzione, con amore vero; in una società dominata dal materialismo, dal mettere se stessi al centro di tutto, i monasteri sono segni alternativi di una vita diversa, di un nuovo umanesimo. La grandezza vera non consiste nell’occupare i “primi posti”, è interessarsi degli altri, farsi “servitori” – come insegna Gesù – e questa ricchezza rende umano e migliore il mondo. Saremo “grandi” se sapremo voler bene. San Benedetto questo lo capì molto bene. Vissuto in un tempo difficile, non scelse la via della sterile contestazione, la sua alternativa fu quella di vivere in modo autentico e così i monasteri sono diventati luoghi di una nuova umanità, fari di fede, di cultura della vita.
Così, un monastero fondato nel 1577 per volontà dei cittadini, ha ancora qualcosa da dire se nel 2009 festeggia una sua monaca che, attraversando il tempo con la preghiera e il lavoro, può umilmente testimoniare il raro dono della fedeltà, la gioiosa libertà di vivere nel nascondimento, del dare a Dio il primo posto. Giorno per giorno, ricominciando sempre, rinnovando costantemente il proprio Eccomi. Madre Letizia Cianchetti, della frazione verolana di Colleberardi,, ha varcato la soglia della clausura in giovane età, dedicandosi a vari servizi comunitari. Il 13 agosto del 1986, è stata eletta abbadessa ed ha iniziato a svolgere per la comunità il servizio più delicato ed esigente. Tanti gli avvenimenti, briciole di storia in cui la prima disponibilità alla sequela di Cristo ha trovato continuità e vivacità di espressione. Nella piccola chiesa del monastero, tra mura che custodiscono la preziosa offerta di vite nascoste con Cristo in Dio, Madre Maria Letizia, davanti al vescovo, sabato scorso, ha nuovamente promesso stabilità, conversione dei costumi e obbedienza secondo la Regola del Santo Padre Benedetto e le Costituzioni del Monastero di S. Maria dei Franconi. Con il canto del “Suscipe” (Salmo 118,116), tanto caro ai figli del grande Patriarca, ha rinnovato il proprio abbandono fiducioso in Chi mai delude perché è Amore purissimo.
Una corona di sacerdoti – in gran parte appartenenti alla vicaria di Veroli – e la partecipazione di familiari e fedeli, ha trasformato l’evento in un’occasione speciale per condividere un fraterno ed anche commosso “grazie” a Dio per la preziosa perla di bellezza nel mistero delle cose che non passano e che continuano a portare eternità ad una umanità stanca e disorientata.
La vita consacrata è linfa vitale per la Chiesa e, nella ricchezza, è unità del Corpo mistico di Cristo; il traguardo raggiunto dalla perseveranza di questa Sposa costituisce un dono non solo per la comunità monastica ma anche per la Diocesi, per la Chiesa, per la città stessa di Veroli, che da secoli ospita tra le antiche mura questa “cittadella dello Spirito”, come anche la vicina Boville Ernica e Ferentino con la presenza delle monache clarisse.
Come ha ben detto Mons. Spreafico nel concludere la bella omelia ricca di tanti spunti di riflessione, “nessuno è tanto contemporaneo e presente alla propria epoca quanto il vero uomo di preghiera” (D. M. Turoldo), e cinquant’anni di esistenza educata da tale verità non sono vecchiaia ma vitalità! La vita monastica, infatti, è un segno di amore, di un Dio che ci vuol bene e che chiede a ognuno di essere grande nell’amore. E Madre Letizia, che l’ha scelta ascoltando la voce del Maestro, fa parte di questa buna notizia; in questo senso, il suo giubileo d’oro non è tanto indice di tempo che passa, ma piuttosto un invito a credere che nel solco del bene il chicco di grano, si, sparisce, ma per portare molto frutto, per donare “pane” per il futuro di tutti.

E la comunità benedettina vissuto un altro, intenso, momento di gioia domenica pomeriggio presso il monastero di San Giovanni Battista in Boville Ernica. Qui, alla presenza del nostro Vescovo, di una corona di sacerdoti, della comunità benedettina solennemente riunita e di tanta gente del paese, le giovani Sofia e Maribel hanno vestito l’abito monastico e professato i voti di povertà, castità e obbedienza. Con questa prima professione, le novizie impegnano a seguire i voti di castità, povertà e obbedienza secondo la Regola del Santo Padre, proclamando il loro “si” al Signore per una vita totalmente dedita alla Sua opera. L’imposizione dell’abito monastico e la consegna della Regola rappresentano, infatti, l’impegno a vivere la specifica vocazione cristiana al servizio di Dio e dei fratelli, nell’esercizio di opere buone. Non si tratta ancora del Si definitivo, ma la freschezza con la quale le due ragazze hanno fatto risuonare nella chiesa del monastero il canto del “Suscipe”, ha il sapore entusiastico delle primizie del dono. È testimonianza di fede, è il Si alla comunità che le accoglie in modo pieno, è impegno a vivere nell’unità dell’amore per diventare trasparenza della Luce nella Chiesa e per il mondo.
Nell’omelia, il vescovo Spreafico ha richiamato il valore della gioia che scaturisce da una vita pienamente vissuta con e per il Signore; tante volte, infatti, si fa l’esperienza di incontrare gente triste, dai volti rabbiosi che continua a lamentarsi per ogni piccola cosa e questo avviene perché si è particolarmente innamorati solo di se stessi. Gesù, invece, libera dall’ossessione di se stessi e colma mediante la sua Parola; questo trasfigura l’uomo e la donna che, guardando a Lui, imparano a imitarlo e a seguirlo. Preghiera e vita fraterna, ecco i cardini della vita religiosa, misti a una vita operosa come voleva il Santo Padre Benedetto. Rivolto alle ragazze, il vescovo ha poi continuato esortandole a essere “luce per attrarre altri a seguire il Signore”. In un mondo in cui ciò che conta è il denaro, scelte di vita come queste diventano il segno autentico che ciò che conta è lo Spirito e la vita nello Spirito.
Sonia e Maribel dopo il taglio dei capelli – segno di rinuncia alle vanità del mondo – e la vestizione dell’abito monastico da parte della Madre abbadessa, Madre Maria Raffaella Capogna, hanno ricevuto il nome monastico rispettivamente di Suor Maria Agnese e Suor Maria Edgarde. L’augurio del Vescovo è stato quello di una sobrietà di vita, del saper comunicare con la vita il Vangelo e di guarire i cuori con l’offerta della preghiera.

Un grazie al Signore, allora, per il dono di così belle vocazioni e preghiamo, come Chiesa diocesana, affinchè oggi i nostri giovani non chiudano il cuore alla voce di Dio, ma con totale disponibilità sappiano rendere con la vita lode all’Altissimo e servizio alla sua Chiesa.   
 


Fotografie realizzate da don Giovanni Magnante

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Disclaimer
Le foto presenti in questo articolo sono state effettuate in una celebrazione ecclesiale di pubblico dominio che coinvolge tutti i fedeli della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino.
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