Festa del Corpus Domini – giugno 2009

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Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26

C
are sorelle e cari fratelli, la festa che oggi celebriamo ci riporta nel cuore della vita cristiana e di quanto di più prezioso il Signore ci ha lasciato in quell’ultima sera con i suoi prima di essere condotto verso la croce. Nel momento del dolore e nell’avvicinarsi della morte egli ha ancora il tempo e il cuore per pensare a quei discepoli, che poco dopo lo avrebbero tradito ed abbandonato. Oggi noi celebriamo in maniera solenne quel memoriale della sua passione, morte e resurrezione, che ci vede riuniti insieme ogni domenica: l’eucaristia. Il sacerdote ogni volta ripete quelle parole che rendono il pane e il vino corpo e sangue di Gesù. 


Ringraziamo il Signore per il miracolo della sua presenza tra noi, per non averci voluto abbandonare, lasciandoci in balìa di noi stessi, dei nostri sentimenti e delle nostre paure. Egli è venuto a darci un pane di vita eterna, che non perisce, che nutre la nostra fame di amore, che cambia un mondo di gente che cerca affannosamente un pane solo per sé e non è mai sazia. Questo è uno dei grandi problemi del mondo: uomini e donne si affannano alla ricerca di un cibo che nutre solo il corpo e non sono mai sazi. Vogliono sempre di più. Costruiscono una società che non corrisponde neppure ai loro bisogni reali, nella quale il modello è avere di più per spendere di più, contare di più, dominare di più. Quanta insoddisfazione fa nascere questo modello di società. La fa nascere nei giovani, che cercano nel bullismo, nello sballo o nelle piccole soddisfazioni di un momento, come la droga o il gioco, quella gioia e quella realizzazione che non trovano. La fa nascere negli adulti, che non contenti del loro livello di vita si affannano per avere di più. La ritroviamo negli anziani, che si convincono di non avere più nulla da dare  e di essere inutili ad una società mercato, dove conta solo quello che si ha. Noi tante volte li facciamo sentire così e li lasciamo soli. Nella vita di ogni giorno si diventa facilmente prepotenti, si perde il rispetto degli altri, perché ciò che conta sono i miei interessi, si diventa aggressivi e persino violenti nelle parole e nei comportamenti. Con fatica si riesce a dialogare, perché dialogare è innanzitutto ascoltare le ragioni degli altri e non affermare le proprie. Si costruisce così una società di gente che se ne va per conto proprio, vite parallele di individui che non si incontrano, ma si scontrano. Cerchiamo un pane che sazia, ne abbiamo fame, ma non lo sappiamo apprezzare quando ci viene dato gratuitamente. Oggi questo pane ci viene dato di nuovo, in maniera solenne viene addirittura portato in processione per le strade delle nostre città perché almeno ci accorgiamo della sua esistenza e del fatto che Gesù lo vorrebbe dare a tutti. Ma qualcuno potrebbe obiettare: che bisogno ho di questo pane? Ho bisogno di ben altro. Forse è vero. Abbiamo bisogno anche del pane della vita quotidiana, soprattutto in questo tempo di crisi e di difficoltà, nel quale molte famiglie vivono in ristrettezze economiche, che talvolta privano persino dell’essenziale. Tuttavia caro amico, hai bisogno anche del pane che viene dal Signore come hai bisogno di essere felice, perché questo pane sazia l’anima e lo spirito, riempie il cuore e nella difficoltà sostiene, aiuta, dà speranza. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, dicono le Scritture. Non puoi vivere solo accontentandoti del cibo che sazia le tue esigenze materiali. Hai bisogno di nutrire il cuore e lo spirito, altrimenti non troverai quella gioia che cerchi ogni giorno, non realizzerai te stesso, ti illuderai di star bene un momento, ma poi ricadrai in quell’insoddisfazione che spesso ti accompagna. Non ti sei mai chiesto perché ti trovi tante volte triste e insoddisfatto? Forse ti manca qualcosa di essenziale, di indispensabile, qualcosa che sazi la tua fame e sete di felicità. Dice il profeta Isaia: “O voi tutti assetati , venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia. Su ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi deliziosi…” (Is 55,1-3). Le parole del profeta erano indirizzate a un popolo che viveva momenti difficili. Era tornato dall’esilio e si ritrovava in una città con ancora i segni della guerra. Oggi sono rivolte a noi come un appello accorato. Esse sono di grande attualità, perché la parola di Dio è sempre attuale se ascoltata con il cuore. Questo cibo dell’Eucaristia ci viene dato gratuitamente. Ogni domenica nella Santa Messa lo possiamo gustare. Esso è “il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli”. Non disprezziamolo. Care sorelle e cari fratelli, abbiamo bisogno di un cibo di vita eterna. Siamo stanchi di saziarci di cose effimere, che passano e non ci lasciano soddisfatti. Questo cibo crea unità dove c’è divisione, perdono dove ci sono rancori e vendette, amicizia dove c’è inimicizia, pace dove ci sono animosità e litigi, gioia dove c’è tristezza, speranza dove ci sono disperazione e rassegnazione; è consolazione per chi è nel dolore e nella prova, guarigione per chi è malato, forza per chi è debole. Abbiamo bisogno di vivere una comunione più profonda. Spesso si vive divisi, ognuno per se stesso. I più deboli sono lasciati soli, i poveri disprezzati, i piccoli e i giovani senza aiuto. Il Signore ci viene incontro, il suo pane vuole nutrire uomini e donne che cercano un cibo che non perisce, la sua parola ci vuole istruire perché sappiamo dove andare e in che cosa confidare. In una società dove davvero sembra che ognuno persegua il proprio interesse e ben poco il bene comune, ci chiediamo se non dovremmo essere noi cristiani a seguire l’esempio del Signore Gesù, che ha dato la sua vita per noi e ci ha amati in modo gratuito. Care sorelle e cari fratelli, donandoci il suo corpo, Gesù ci rende partecipi del suo amore gratuito. Non rinunciamo ad amare con gratuità in questo mondo mercato, dove ha valore ciò che ha un prezzo. Non rinunciamo all’unità che scaturisce dal suo corpo, che è anche la sua Chiesa, resa una dal dono di se stesso a noi. Non accettiamo la logica di chi vuole solo il suo interesse e non cerca quello degli altri. Resistiamo a questo modo di vivere. Il Santo Padre nel giorno di Pentecoste ha parlato di “inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale”. Sì, c’è un inquinamento atmosferico e della terra a cui ci siamo tristemente abituati, ma c’è un ben più grave inquinamento dei cuori e dello spirito che rende la nostra società malata e rende tutti noi meno felici. Contrastiamo l’inquinamento spirituale, cominciando da noi stessi, dalle piccole scelte di amore della vita. Tutto può cambiare intorno a noi, ma se non cambia il nostro cuore, per noi rimarrà ogni cosa come prima. A Pentecoste lo Spirito Santo è sceso su di noi e sul mondo come forza di cambiamento profondo. Accogliamo lo Spirito, che è forza di amore e di pace, mentre adoriamo il corpo e il sangue del Signore, cibo di vita eterna e bevanda di salvezza.
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