Omelia della Veglia Pasquale

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Omelia del nostro Vescovo, S. E. Rev. ma mons. Ambrogio Spreafico

Care sorelle e cari fratelli,
abbiamo iniziato questa Santa Veglia nel buio della notte, con le luci spente, il cero spento. Poi pian piano, dopo aver acceso il cero pasquale, questa casa si è illuminata.
Ognuno ha acceso la sua candela dopo che si è accesa l’unica luce vera, quella che illumina ogni uomo, la luce del Cristo risorto.
Abbiamo cantato la gioia e il senso di questa luce e ascoltato la Parola di Dio a cominciare dal primo libro della Bibbia, la Genesi, per giungere fino alla proclamazione del Vangelo della resurrezione.

 Quanto abbiamo compiuto racchiude il segreto e il mistero non solo della vita cristiana, ma dell’esistenza di ogni uomo e ogni donna. La vita spesso è avvolta nel buio. È il buio dei tempi difficili, come il nostro, il buio della sofferenza e della malattia, quello terribile della morte, che priva di ogni luce gli occhi. Ma è anche il buio dell’amore per se stessi, dell’egoismo, che non ti permette di vedere gli altri, di accorgerti del loro bisogno, soprattutto di chi è più debole e povero. Nel buio non si vede che se stessi e si pensa che il mondo finisca dove finisce la mia ombra, il mio problema, la mia ansia, il mio campo di azione. E poi, quando c’è qualcosa che non va o si affronta una situazione difficile, ci si mette una pietra sopra, come avvenne sopra il sepolcro di Gesù. Che cosa si sarebbe potuto fare di fronte alla morte? Ma alcune donne non si persero d’animo, non si rassegnarono. Si alzarono presto, di buon mattino, e andarono al sepolcro di Gesù. Erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome, che portò l’annuncio del risorto fino alla nostra terra e oggi è la patrona della nostra diocesi. Sono le stesse che erano rimaste con Gesù fin sotto la croce. Che cosa avrebbero potuto fare delle donne? Erano mosse dall’amore per Gesù, ma anche incerte, piene di domande: “Chi ci rotolerà via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”, si chiedevano. Arrivarono al sepolcro e la pietra era stata rotolata via, “benché fosse molto grande”. È il primo miracolo a cui le donne assistono, ancor prima di ricevere l’annuncio della resurrezione. La pasqua rotola via le pietre pesanti che pesano sulla nostra vita e su quella degli altri: le pietre dei pregiudizi, delle condanne, delle mormorazioni, di rancori e inimicizie mai risolte, le pietre che ci impediscono di vedere il volto degli altri e la luce di Dio. Il risorto ha rotolato via anche la pietra della morte, che lo teneva imprigionato nella terra.

   La Pasqua inizia così. Bisogna andare a vedere quel luogo di morte, bisogna cercare Gesù. Non si può più fuggire davanti alla sofferenza e alle ferite dei poveri. Da quel sepolcro noi cominciamo di nuovo a cercare il Signore. Non si cerca il Signore nella forza, non si cerca nella furbizia, non lo cercano uomini sicuri di sé e prepotenti; sono delle donne, deboli e disprezzate, che per prime vanno a cercarlo.  Con le donne, con le nostre incertezze e paure, entriamo anche noi nel sepolcro di Gesù, dove incontriamo un giovane, un angelo di Dio, che si rivolge a noi con affetto: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui”. Non abbiate paura, care sorelle e cari fratelli, di entrare nel buio del sepolcro, nel buio della vita degli altri, nelle loro sofferenze, nel loro dolore. Non abbiate paura di stare davanti al crocifisso, di volgere a lui i vostri occhi. Nell’incertezza e nel timore un angelo ci parla. È la voce di Dio, è la sua Parola, quella che oggi abbiamo ascoltato così a lungo e che ascoltiamo ogni domenica nella Messa. La Parola di Dio è il segreto per ricominciare a cercare il Signore, per incontrarlo. Non continuiamo a cercare il Signore nelle abitudini vecchie, nei sentimenti scontati, come se nulla possa cambiare nella vita. L’angelo ci annuncia che Gesù è risorto, che egli ha vinto la morte, ha illuminato il buio della notte. Non sei più prigioniero di te stesso, del peccato, della morte. Non sei più prigioniero dei tuoi sentimenti incerti, del tuo umore, delle tue preoccupazioni, delle tue paure. Sei libero, sei una donna nuova, un uomo nuovo. Il Signore è risorto! La sua luce ti illumina, ti fa vedere quello che non vedevi, orienta la tua vita, è speranza nei tempi difficili. Il Signore risorto è l’inizio di una nuova creazione, che viene a farci riscoprire che siamo stati fatti ad immagine e somiglianza di Dio, che in ognuno di noi c’è la sua impronta, la sua presenza, che in ogni uomo e ogni donna c’è la presenza di Dio. Il Signore risorto ha vinto l’ingiustizia e la violenza della morte.

  La Pasqua cambia la vita, guida i passi incerti di quelle donne verso gli altri, le libera dalla paura perché comunichino la gioia e la speranza della resurrezione. Ognuno nel suo cuore è chiamato credere a questa resurrezione, a credere che Dio non si è rassegnato alla morte del suo Figlio. La fede libera il cuore dalla paura e dall’incertezza, ed anche dall’orgoglio di chi si crede migliore degli altri. Il Signore è risorto. Egli vive in mezzo a noi, è vivo nelle nostre comunità raccolte in preghiera, vicine a chi soffre, accanto alle ferite di chi ha bisogno. La sua resurrezione è una luce di speranza per il mondo, è protezione per i poveri, è seme di pace e di unità in un mondo di gente divisa. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, non porta frutto”, aveva detto il Signore ai discepoli parlando della sua morte e resurrezione. Quelle donne, dopo la paura dell’inizio che le fece fuggire dal sepolcro, cominciarono a capire la speranza che veniva da quel sepolcro vuoto e andarono ad annunziare ai discepoli quanto avevano visto ed ascoltato. Sorelle e fratelli, anche noi andiamo verso gli altri. Abbiamo qualcosa di nuovo da dire! Abbiamo una speranza per il mondo, una luce nel buio. Non indugiamo nelle nostre incertezze, non prendiamo le parole dell’angelo come una cosa scontata, come abbiamo fatto altre volte davanti alla Parola di Dio. Non diciamo di essere incapaci, deboli, piccoli, incerti, o troppo impegnati. Lasciamo che sia l’angelo di Dio a parlare in noi. Dio ci mette sulla bocca le parole da dire. Diveniamo profeti della resurrezione, che rivela al mondo l’amore di Dio che non si rassegna alla morte e al male. Quella donne abbandonarono in fretta il sepolcro. Non c’è più tempo da perdere nelle incertezze. Il mondo ha bisogno di noi, ha bisogno di donne e uomini della resurrezione, ha bisogno della nostra voce di speranza per i tempi difficili che viviamo. Se il terremoto dei giorni scorsi in Abruzzo ci ha scosso, come ha scosso la terra, lasciamoci scuotere oggi dall’annuncio della resurrezione, perché Gesù sia luce di vita e di amore per noi e per quanti incontriamo. Cristo è risorto dai morti! Veramente è risorto! Amen.
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