Dedicazione dell’altare della Chiesa di Santa Maria Maggiore in Giuliano di Roma

smariamagggiulianodiroma

Omelia del nostro Vescovo S. Ecc. za Mons. Ambrogio Spreafico

Genesi 28,11-18; Ebrei 13,8-15; Giovanni 4,19-24

   Cari fratelli e care sorelle,
è bello e dà gioia che i fratelli stiano insieme, canta il salmo.

È bello e dà gioia per noi stare qui non solo perché finalmente giunge a compimento questo altare, che oggi viene dedicato, voluto dai vostri parroci, prima don Italo e ora don Giuseppe, e da tutti voi in sintonia con loro, ma perché siamo riuniti nel nome del Signore attorno all’altare, che rappresenta Cristo.

Foto e articolo qui


 

Vedete, nella vita di oggi si vive molte volte nella dispersione, si potrebbe dire divisi in casa, perché ognuno ha il suo da fare, i suoi impegni, i suoi interessi. Incontrarsi, fermarsi con gli altri, ascoltarsi è diventato più difficile. Talvolta non si ha nemmeno tempo dentro la famiglia di fermarsi a parlare e ad ascoltarsi. La fretta toglie spazio all’ascolto, all’attenzione agli altri, soprattutto a chi è più debole, toglie energie di bene, perché si vuole bene a se stessi, ma poco agli altri, e ti dà l’illusione di non aver bisogno di nessuno e di poter fare da solo, senza gli altri, anzi talvolta contro gli altri. 


   Noi siamo qui per questo, perché sappiamo di avere bisogno degli altri. La casa di Dio è il luogo dove al termine di ogni settimana, nel giorno del Signore, la domenica, noi scopriamo che è bello stare insieme, che questa è la vita del cristiano. Il Signore ci raduna nella sua casa, perché sa che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri e che dobbiamo imparare a volerci bene gli uni gli altri, superando l’egoismo, l’indifferenza, gli inutili litigi e arrabbiature, i giudizi malevoli che ci separano. Per questo la chiesa deve essere bella. E voi avete voluto farla bella perché, come abbiamo ascoltato nel libro della Genesi, "questa è la casa di Dio, questa è la porta del cielo". Sì, la casa di Dio, il luogo dove siamo, è la porta del cielo, che ci aiuta a guardare in alto, ad alzare i nostri occhi e il cuore verso il Signore, ci libera dal dominio delle cose, della fretta, dell’egoismo, dell’indifferenza, ci fa scoprire fratelli e sorelle, parte di un popolo, di una famiglia più larga della nostra, la famiglia di Dio.

     A noi, donne e uomini della terra, legati spesso solo alle cose che vediamo e tocchiamo, oggi il Signore apre la porta del cielo. Fa scendere i suoi angeli su di noi come su Giacobbe. Sa che da soli non sappiamo guardare in alto, non sappiamo sognare cose nuove; sa che siamo talvolta rassegnati alla vita e guardiamo al futuro senza speranza. Dio manda i suoi angeli, sono accanto a noi. Nella Bibbia l’angelo è il messaggero di Dio, colui che comunica la sua parola. L’angelo di Dio si avvicina a ciascuno di noi, ci fa ascoltare la parola di Dio, e ci fa guardare in alto, fa incontrare il nostro cuore con quello di Dio, e ci promette di entrare a far parte di un popolo numeroso. Questo popolo è la chiesa di Dio, è la comunità cristiana dove voi vivete qui a Giuliano. Amate di più questo dono del Signore. Siate sempre presenti in tanti nella casa di Dio come oggi, perché qui voi potete scoprire di non essere mai soli e che il Signore nella sua casa fa scendere i suoi angeli su voi per aiutarvi a vivere come fratelli in questo mondo difficile, dove la paura e l’incertezza fanno chiudere in se stessi e fanno dividere dagli altri. Nessuno di noi è padrone di questo luogo, siamo tutti servi, siamo tutti al servizio della casa di Dio e dell’altare che stiamo per dedicare.


   Tutto qui ci aiuta a guardare al cielo. Sapete, la pietra di marmo che porta all’altare rappresenta la Gerusalemme celeste, di cui ci parla il capitolo ventunesimo del libro dell’Apocalisse, che nomina le dodici pietre preziose su cui si fondano le mura della città. Queste pietre ci conducono verso l’altare, luogo del sacrificio di Cristo, l’Agnello immolato, colui che ha dato la vita per noi, non rinunciando ad amarci anche di fronte alla morte, centro di quell’amore che scaturisce dall’unico pane eucaristico. Attorno all’altare noi ritroviamo quell’unità che facciamo fatica a costruire nella vita di ogni giorno. Qui svaniscono le divisioni, i rancori, le inimicizie, le liti, si sciolgono l’egoismo, l’orgoglio, la durezza, la freddezza. Qui impariamo ad amarci l’un l’altro di quell’amore con il quale il Signore  ama ciascuno di noi. Qui la Parola di Dio ci insegna a costruire una città simile alla Gerusalemme del cielo, dove le porte sono sempre aperte e tutti vi possono entrare: i deboli come i forti, i ricchi e i poveri, i giovani e i vecchi, le donne e gli uomini, i sani e i malati, gli autoctoni e gli stranieri. È la città di Dio, al cui centro c’è l’altare, il Signore che nella morte ci ha dato la vita. Per questo sotto l’altare sono state deposte le reliquie dei martiri, uomini e donne come noi, che hanno scelto di non sprecare la vita per se stessi e non hanno avuto paura di voler bene.


  Care sorelle e cari fratelli, tutto oggi ci porta verso il Signore, verso il cielo. Non viviamo con gli occhi bassi, che guardano solo se stessi, impauriti e preoccupati, anche se motivi di preoccupazione ci sono e le difficoltà non mancano. Non accettiamo la divisione e l’egoismo come fatti normali. Non cediamo a quella mentalità così comune che vorrebbe farci credere che il problema di oggi è chiudersi nel proprio mondo, badare a se stessi e non interessarsi degli altri. Il mondo è pieno di divisioni e di violenza. I poveri soffrono molto più di noi. Talvolta la violenza e le divisioni  toccano anche le nostre piccole città e i nostri paesi. Oggi in questa festa risuona la voce paziente e affettuosa di Dio, che ci risveglia  e ci chiede di non vivere senza scegliere, trascinati da un mondo che sembra ripeterti ogni mattina: pensa a te stesso. Il Signore ci dà forza, la sua parola è luce per le nostre giornate. L’olio santo con cui ungeremo l’altare ci comunica la forza che viene da Dio. È la forza dello Spirito, spirito che guarisce, sostiene, aiuta, rinnova i cuori, insegna a voler bene. Abbiamo tutti bisogno di amore. L’altare è la sorgente dell’amore e della grazia di Dio. Veniamo ogni domenica a dissetarci a questa sorgente. Il Signore ci chiede oggi di compiere una piccola scelta: essere qui ogni domenica, per mostrare al mondo che siamo una sola famiglia, che si nutre alla sua mensa e che ascolta la sua parola. Sì, davvero "questa è la casa di Dio, questa è la porta del cielo". E noi ti ringraziamo Signore, perché ci raduni dalla dispersione per renderci la tua famiglia. Insegnaci ad amarci e ad amare soprattutto i deboli. Fa che questo altare sia per tutti noi fonte di misericordia e di compassione, fonte di umiltà e di speranza, fonte di cambiamento e di conversione del cuore,  fonte di vita e di amore. Grazie Signore per il dono paziente del tuo amore e per questa casa che ci rende fratelli.

Amen.
firmaspreafico-mini.jpg

Share