
Nel cenacolo di Gerusalemme riuniti con Maria, la
madre del Signore, gli Apostoli vivono in preghiera e fraternità, celebrando il
memoriale dell'Alleanza: quella sera, però, straordinariamente accade nel
cenacolo una manifestazione di Dio. Non la memoria, ma la realtà: Dio si
manifesta nel rombo che sconquassa e riempie la casa, nelle lingue di fuoco che
si posano su Maria e sugli Apostoli, in un vento impetuoso.
E' l'esperienza dello Spirito Santo: il vento, il
rombo, il fuoco sono gli elementi rivelatori della presenza divina e richiamano
il racconto di Esodo 19,16.
Non è stato difficile nell'applicazione spirituale
dei Padri della Chiesa, interpretare quelle Lingue di fuoco come la ripartizione
in tutte le lingue del mondo, del linguaggio di Dio. Quasi la voglia di Dio di
gridare in ogni lingua, ad ogni uomo, il suo grande Amore. In effetti è proprio
ciò che accade nel cenacolo quando Pietro parla a quanti sono accorsi, tutti, e
sono di tantissimi Paesi diversi, lo capiscono. Una sorta di contro-Babele:
dalla confusione delle lingue alla comprensione di un linguaggio solo.
Anche
noi celebriamo oggi, cinquanta giorni dopo la Pasqua, la festa della Pentecoste
e siamo chiamati dalla parola di Dio a rinnovare in Gesù l'Alleanza con Lui e a
non spegnere lo Spirito Santo che è in noi.
In realtà la comprensione della Pentecoste non è
popolare come ad esempio il Natale o la Pasqua; (vedo la fatica che faccio
quando alle nostre cresime voglio parlarvi dello Spirito Santo) tuttavia lo
Spirito di Verità, il Consolatore, l'Avvocato che ci difende, come si esprimeva
Gesù, è il nucleo centrale della fede della Chiesa, è il cardine della nostra
presa di coscienza a proposito della nostra identità.
"Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Perché mi
comporto così? Perché non mi comporto così?". Sono le domande esistenziali che
spesso, troppo spesso, non ci poniamo vivendo una sorta di trascuratezza che
rende sempre più scollata la nostra Fede dalle scelte quotidiane della vita. In
questa direzione l'Alleanza è stata infranta da tempo!
Non vorrei che si intendesse in modo riduttivo
questo mio appello, quasi venissi a chiedere più preghiere, maggiore
partecipazione alle messe, o cose del genere. No! Lo Spirito Santo che abbiamo
ricevuto nel Battesimo e nella Confermazione, grida dentro di noi il diritto di
Dio di chiamarci "figli miei" perché siamo suoi figli e, lo siamo davvero
proprio per il dono dello Spirito Santo (cioè della sua vita, del suo amore) e
ci chiede di rinnovare l'Alleanza con Lui. A questo, io faccio appello!
Mi sembra di sentirla qui, oggi come sempre, la
catechesi di Gesù che ci sollecita a prendere coscienza della nostra vera
identità…come se, mostrandoci il suo Corpo, ci dicesse :"Ecco, sono un uomo come
voi, nato da donna come voi ma sono anche il figlio di Dio perché il Padre
dall'eternità mi ha dato tutta la Sua Vita, il Suo Spirito!
Oggi io chiedo al Padre che anche a ciascuno di voi
dia il mio Spirito, lo Spirito del figlio, affinché ciascuno di voi, uomo come
me, possa diventare figlio di Dio come me per sempre".
Essere figlio di Dio non è un privilegio, non dà
poteri straordinari: è uno stile di vita che ci porta a fare le scelte
della nostra vita, con Dio nostro Padre.
Significa concretamente amare come Lui; perdonare
come Lui; comprendere e sostenere gli altri come fa Lui.
Stile di vita che
apre gli occhi ed il cuore davanti al fratello che chiede solidarietà, dignità,
pace, sicurezza, crescita della propria persona, proprio come nella seconda
lettera San Paolo ci spiega.
Con lo sguardo fisso su Maria la Vergine piena di
Spirito Santo, chiedo alla sua materna protezione di intercedere anche per noi,
in questo Cenacolo, il dono dello Spirito Santo; la capacità di abbandonarci
alla Santa volontà di Dio come ha fatto lei!
Amatissimi fratelli e sorelle, di questa Santa
Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino, invitandovi ad un abbandono fiducioso,
vorrei donarvi la mia esperienza di speranza come l'ho appresa fin da piccino
sulle ginocchia di mia madre.
In modo particolare l'offro a voi, fratelli e
sorelle, anziani, o malati, o portatori di handicap che soffrite e siete
sfiniti; la offro a voi cui sembra che tutto va male; a voi fratelli ristretti
nel carcere; a voi piccoli e poveri che non riuscite a vedere l'amore di Dio
nostro Padre perché noi non vi siamo sufficientemente vicini.
Ecco il dono: pregate con me!
"Dio è mio Padre – mi ama pazzamente- fa per me
meraviglie – io mi fido di Lui e a Lui mi abbandono. Voglio perciò credere che
qualsiasi cosa mi accada, bella o brutta che a me possa sembrare è invece un suo
squisito e delicato atto d'amore per me e gli dico: "Grazie Papà".
Amen!
+ Salvatore, vescovo
