Chiesa che servo
Estratto dal
Convegno 2003
Riflessioni
ed indicazioni pastorali
Qualcuno ha scritto: "Siamo passati da Società Cristiana a Cristiani nella
Società", ed è vero. Già trent'anni fa i Vescovi Italiani, in un profetico
documento pastorale «Vivere la fede oggi», del 4 aprile 1971, esprimevano
una serie di interrogativi attualissimi anche oggi e che a me sembrano ben
descrivere questo passaggio che non esito a definire epocale.
«A prima vista –
dicono
– si potrebbe avere l' impressione che il popolo
italiano conservi intatto il patrimonio religioso tradizionale. La nostra
gente, quasi dovunque, continua a chiedere il battesimo, la comunione e la
cresima per i propri figli, vuole celebrare il matrimonio in chiesa ed
esige la sepoltura religiosa….Ma quanti sono consapevoli degli impegni di
vita cristiana che questi sacramenti presuppongono e
coinvolgono?
Le feste si rinnovano con puntualità e solennità, secondo le
antiche consuetudini; ma si può sempre dire che tutto questo nasca da un
profondo "senso religioso-, da una autentica "fede" cristiana"?
(CEI. Vivere la fede oggi, EDB 1971, n3.)
Domande inquiete ed
inquietanti ma che, se nel 1971 suonavano allarme, oggi sono indubbia
realtà.
A questi
interrogativi pressanti dobbiamo rispondere noi, oggi e senza deleghe!
Certamente
la «domanda religiosa» è ancora abbastanza presente nel nostro Paese:
riguarda, in generale, la richiesta dei sacramenti e di alcuni «gesti»
religiosi (in particolare la benedizione delle case), anche se al contempo
si registra una forte penetrazione della secolarizzazione e
dell'indifferenza religiosa.
Come
suggerivano i Vescovi, occorre interrogarsi sulla qualità di questa
domanda e di tutte le altre, soprattutto quando sono domande implicite.
È
indispensabile, non solo per il Pastore, per il Missionario, per
l'Operatore pastorale ma anche per ogni Uomo di buona volontà, saper
ascoltare il Grido dell'Uomo che, sia come preghiera o come bestemmia,
sale ogni giorno verso Dio. (Cfr. Esodo 3)
Con
un'immagine presa dal fenomeno del caldo eccessivo e della conseguente
siccità che ha fatto esaurire fresche sorgenti, per anni generose, vorrei
dire – a proposito della situazione religiosa del nostro Paese – che, a
monte, il " rubinetto" è stato chiuso.
Abbiamo l'illusione
che ancora sia vivida la polla d'acqua, per il fatto che il flusso ancora
arriva a valle… ma è in esaurimento. Finito quanto é nel deposito della
condotta… arriverà la siccità.
Intendo
dire che in una situazione di cristianità ( la sorgente a monte viva e
zampillante, cioè il rubinetto aperto) le feste, le domande di sacramenti,
ecc. (cioè la condotta che porta a valle) significavano una certa buona
salute spirituale e pastorale. Era una società cristiana che condivideva
l'insegnamento della Chiesa ( almeno in gran parte); che viveva con la
coscienza di ciò che era bene e ciò che era male; che aveva forte il senso
del peccato; che tra una cosa e l'altra, almeno una volta al mese,
frequentava la chiesa; infine la mentalità e la cultura era decisamente
cristiana.
Oggi non
siamo più in situazione di cristianità ( cioè a monte il rubinetto è
chiuso) perciò a valle arrivano pochi residui della cristianità, molto
poveri per altro, perché inquinati dal secolarismo e dal consumismo. La scristianizzazione è palese.
Una domanda
inquietante allora si impone : "che fare?"
La serie
di riflessioni ed intenti che seguono, come dicevo, sono messi a
disposizione di tutti, non solo dei presbiteri o degli Operatori ma
davvero di tutti!
Infatti
ciascuno di noi è chiamato a riflettere e a prendere a cuore i rilievi e
le urgenze segnalate da una lettura sapienziale degli eventi e della
storia. Ove sapienziale significa lo scendere in profondità a cercare le
cause, le responsabilità e, soprattutto, i coinvolgimenti per la risposta.
Per questa
lettura sapienziale non ci possono essere deleghe in bianco né scuse con
dichiarazioni di appartenenze diverse: per i Cristiani l'interesse e
l'impegno nascono dal Messaggio del Vangelo; per i non credenti, la
fondazione va ricercata nel rispetto della Dignità della Persona Umana.
Per tutti – credenti e non – il fine da perseguire è il Bene Comune.
I vari
capitoletti del testo: "La Chiesa che servo", sono delle provocazioni per
riflettere ed anche delle indicazioni per la creatività che è richiesta da
chi vuole fare sul serio.
Il volumetto, messo a
disposizione di tutti, diventa per tutti un vademecum per il servizio.
Anzitutto
vi si può apprendere l'arte difficile del dialogo e lo stile del
rapportarsi agli altri; vi si può attingere materiale per la catechesi;
orientamenti educativi per gli Insegnanti di Religione; indicazioni per
accompagnare le famiglie ed i giovani; sprone per l'impegno a favore dei
deboli e degli ultimi; ma soprattutto sono indicati i punti irrinunciabili
di non ritorno per un cristiano "serio"!
Infine,
con la Cattedra dei Piccoli e dei Poveri, si offre la strada evangelica
dell'Amore che si dona senza riserve, come ha fatto Gesù.
Il Signore
Gesù e, con Lui, una "batteria" di poveri, di malandati, di falliti, di
immigrati, di carcerati, di barboni, di minori maltrattati, di uomini e
donne senza ideali, di gente che assieme alla dignità ha perso tutto…
contano su di te e su di me: e se ci mettessimo insieme per rispondere
"Eccomi!"? … Che ne dici?
LA
CHIESA CHE SERVO
Chiesa, cosa hai da
dire la mondo e all'Uomo moderno?
"Le gioie,
le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie, le
speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è
di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore."
Inizia cosi, con
questa dichiarazione solenne d'intenti, la Costituzione Pastorale "
Gaudium et Spes" sulla Chiesa nel Mondo del Concilio Vaticano II.
Era stato Paolo VI
che, all'inizio del suo mandato, aveva chiesto ai Padri del Concilio di
rispondere ai grandi interrogativi: " Chiesa, cosa dici di te stessa?" e "
Chiesa cosa hai da dire al mondo e all'uomo di oggi?" La Lumen Gentium e
la Gaudium et Spes, furono i documenti della risposta, anche se tutto il
Concilio, in tutti i suoi Documenti, ebbe come sua massima ambizione
quella di trovare nuove forme, nuove vie per ridire l'antico messaggio del
Vangelo all'uomo moderno.
Chiesa, cosa ha da
dirti il Mondo e l'Uomo moderno?
Quasi in
contemporanea, dalle cattedre di quest'uomo moderno, si teorizzava la
"morte di Dio", anzi la impossibilità addirittura di parlare di Dio.
Ringrazio il Signore
per il dono dello Spirito con il quale guida la Chiesa! I Padri non si
scoraggiarono, anzi, c' insegnarono che le difficoltà, le opposizioni, le
contraddizioni lungi da essere "contro", sono invece delle vie preziose di
dialogo, proprio a partire da esse stesse!
Dio è morto? Questo si
crede? Ma è vero! Dio è morto in Gesù Cristo; per riscattare l'uomo Dio è
diventato debole, è diventato uomo ed è morto sulla croce.
Lo stile del dialogo
Per
dialogare con l' uomo di oggi, gonfio di sé; preoccupato di apparire più
che essere; preso dal miraggio del possesso; stretto dai gravi contrasti
politici, sociali, economici, razziali ed ideologici; tormentato dalla
fame e dalla miseria; vittima egli stesso della violenza che ha innescato
e tuttavia ricco di potenzialità, opportunità, intelligenza e genialità… (cfr.GS
Proemio, passim), occorre farsi piccoli e deboli, come Lui, il Signore
Gesù morto per Amore.
In quegli
anni, " Dio è morto", era addirittura cantato e ritmato da milioni di
giovani; le parole e la musica erano di Guccini, cantate dai Nomadi. Con
voce grave e rauca ripetevano che " nei campi di sterminio, Dio è morto;
nei miti della razza, Dio è morto; ai bordi delle strade, nelle fedi fatte
di abitudini e paure, Dio è morto!…"
Però cantavano anche
che "al terzo giorno Dio è risorto! In ciò che noi crediamo, Dio è
risorto; nel mondo che faremo, Dio è risorto!"
La Chiesa,
"pronta a dare a tutti ragione della propria Speranza" ( 1 di Pietro
3,15 ) sapeva bene che il Dio che è morto lo era per l'egoismo degli
uomini, per la prepotenza, per il soffocamento della verità e della
giustizia e tuttavia sapeva anche che Lui era morto per salvare quelli che
sono schiavi della morte. Di conseguenza decise di morire anch'essa con
il suo Dio morto per amore, e, dimenticandosi, si dedicò all'impegno per
l'uomo, nel dono della vita per gli altri… ed in questa morte, Dio è
risorto!" ( cfr. GS n10).
Imparando a parlare il
linguaggio degli Uomini
A
rileggere la storia della Chiesa lungo i secoli, ci si rende conto di
quanto consequenziale fosse per la Chiesa vivere in prima persona la
condiscendenza di Dio verso l'uomo. ( cfr. Dei Verbum n.13 )
Se la condizione per
parlare con l'uomo è incarnarsi, Dio l'ha fatto e ha dovuto imparare il
linguaggio degli uomini (cfr. Ebrei, I,1-2 e il commento di Tertulliano, [Adversus
Praxean, 16, 3-4 ] "…Così sempre, anche Dio imparava a conversare in
terra con gli uomini… Egli imparava, per spianare a noi la via della fede,
perché [spiegandocela con le nostre parole (ndr) ] più facilmente avremmo
creduto che il Figlio Suo è venuto in questo mondo" ).
Da questa tenace santa
volontà di dialogo di Dio, anche la Chiesa ha imparato a "parlare" il
linguaggio dell'uomo, incarnandosi anch'essa nella quotidianità, nella
problematicità, nella vita e nella storia di quest'uomo amato da Dio!
Fedeltà a Dio e
Fedeltà all'Uomo
La
condiscendenza, però, per quanto ampia e generosa, non permette al
cristiano di perdere l'identità, l'adesione alla propria storia, l'amore
travolgente per il Signore, anzi, proprio questa fedeltà facilita il pari
rispetto per l'identità e la vita dell'altro cui non si possono imporre
vie obbligatorie, né fardelli insopportabili… La condiscendenza fa entrare
in dialogo-confronto, si pone in ascolto, stima i valori dell'altro … suo
unico fine é tentare di raggiungere le profondità di tutti nella certezza
che, a quei livelli, sia lo splendore della verità a parlare al cuore
dell'Uomo.
A salvaguardia della
dignità della Persona
Il nucleo
centrale della Gaudium et Spes è certamente l'attenzione, il rispetto, la
dignità che si deve riconoscere alla Persona Umana. Tutti siamo persone e
la vita umana è valore universale. Garantirla nel suo esistere e
tutelarla nella sua dignità è responsabilità anche politica che la
comunità internazionale, insieme a ciascuno di noi, è chiamata ad
esercitare per il raggiungimento del bene comune (cfr. specialmente GS ai
nn. 40-44).
Oggi nel
mondo la dignità della vita umana è violata. Molti sono gli ambiti in
cui questo accade, dalla guerra alla povertà; dal rifiuto della vita
nascente alla trascuratezza della vita in situazione difficile; dal
sapere privilegio di alcuni al potere monopolio di pochi.
Non posso ignorare, ad
esempio, che a Frosinone, ogni mercoledì, puntualmente, vengono eliminati
bimbi che, ritenuti un peso, pagano le conseguenze di scelte infelici.
Dicendo no alla loro vita si impedisce a Dio di operare, proprio
attraverso loro, le meraviglie del suo amore. Ma sono anche vite eliminate
quelle di chi, non è amato, non è accolto, non è considerato, non è
stimato, né si fa nulla per la sua Persona.
Accogliere ed amare la
vita nascente, che cresce, in difficoltà ed in fase terminale, è un
impegno per la crescita della Società, è un impegno per la Pace.
L'impegno della nostra
Chiesa per il servizio all'Uomo
Noi
Cristiani di Frosinone-Veroli-Ferentino, seguaci di un Dio che è morto per
amore, ed è risuscitato perché noi risorgessimo con Lui, sentiamo
l'impegno di appartenere ad una famiglia, quella umana, che va oltre i
confini nazionali e le logiche economiche.
Crediamo che tutti
siamo veramente responsabili di tutti e non possiamo rimanere
indifferenti di fronte alle clamorose differenze che esistono nella vita
delle persone.
Affermiamo che ogni
uomo è una risorsa, un bene prezioso per gli altri, e a sua volta chiede
agli altri di essere accompagnato e aiutato nel suo cammino verso il
compimento definitivo.
Nessuna persona può
essere considerata solo un soggetto economico passivo il cui valore è
commisurato alla sua capacità di acquisto.
Con il
Convegno ecclesiale: "Chiesa, comunità al servizio della Gioia e della
Speranza di ogni uomo", vogliamo realizzare un sogno: non ci accontentiamo
più di guardare l'altro come un povero da aiutare, uno a cui fare
beneficenza… Vogliamo invece essere qui, in questa diocesi di
Frosinone-Veroli-Ferentino, cittadini come tutti gli altri, impastati con
la storia del mondo ma portatori, nel cuore e nell'impegno, di un modo
nuovo di vivere, insegnato da Gesù nel Vangelo. Vogliamo imparare a vivere
in una comunità solidale capace di andare oltre i confini del proprio
tornaconto, per condividere con ogni uomo le risorse che sono per tutti, a
partire da noi, qui,ora, subito!
Questioni più urgenti che interpellano
la vita della nostra Comunità Cristiana:
Bene primario è la
Pace, male gravissimo la Guerra!
In questo
anno 2003, abbiamo parlato di Pace ed abbiamo spiegato le nostre Bandiere…
ma non sono cessati i conflitti tra noi e ci siamo trascinati in piccole e
meschine beghe di paese e di campanile: come facciamo a formulare proposte
di pace se non partiamo da noi? A pensarla così, si diventa certamente
dei perdenti, come del resto perdente fu il nostro Signore morto per amore
dell'altro. Dobbiamo imparare da LUI..
La dignità
della vita umana è offesa in ogni angolo del mondo, da conflitti che
coinvolgono popolazioni vulnerabili. Donne e uomini, bambini, adulti e
anziani, in divisa o abiti civili, sono attori inconsapevoli di violenza
e sterminio, dolori e angosce… come si fa a dire che queste atroci
sofferenze "sono anche le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo"
se non ci impegniamo, noi per primi, a non sprecare il denaro nel vuoto
consumismo imparando dalla scuola dei piccoli e dei poveri uno stile
sobrio di vita?
Giovani per un Mondo
Nuovo, speranza dell'Uomo
A Tor
Vergata, durante la Giornata Mondiale dei Giovani, abbiamo ascoltato le
parole del Papa: «Nel corso del secolo che muore, giovani come voi
venivano convocati in adunate oceaniche per imparare a odiare, venivano
mandati a combattere gli uni contro gli altri. Oggi siete qui convenuti
per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete a essere
strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche
di persona se necessario.
Voi non vi
rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame; restano
analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento
del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere
questa terra sempre più abitabile per tutti.»
A voi giovani, il
Convegno offre questa opportunità, vi compete per diritto nativo!
La famiglia
La
famiglia è il luogo privilegiato dell'esperienza dell'amore e, per noi
cristiani, della trasmissione della fede. La famiglia cristiana è infatti
il più qualificato ambiente educativo e di trasmissione della fede. Le
spetta perciò anzitutto comunicare i primi elementi della fede ai propri
figli, sin da bambini. E' la famiglia la prima «scuola di preghiera», l'
ambiente in cui si insegna quanto sia importante stare con Gesù ascoltando
i Vangeli che ci parlano di lui.
I Vescovi
Italiani ritengono, poi, che la famiglia svolga un ruolo delicato e
decisivo nella società nonostante l'evidente crisi culturale che
l'attanaglia e perciò indicano l'accompagnamento delle famiglie come
priorità di importanza decisiva e di conseguenza invitano tutti ( credenti
e no) a promuovere anzitutto serie riflessioni sui perché delle frequenti
crisi matrimoniali. Ritengono altresì improrogabile la creazione di un
servizio teso ad ascoltare, accompagnare e sostenere le famiglie in
difficoltà, avendo ben chiaro che la medicina dell'amore fraterno e della
misericordia è l'unica in cui la Chiesa creda fermamente.
A questo
fine, una delle scelte da compiere è quella di riuscire a stabilire, da
parte delle comunità cristiane, attraverso i presbiteri, i religiosi e gli
operatori pastorali, rapporti personali con ogni famiglia – sia che
frequenti la Chiesa sia che non la incontri mai – in un tessuto
relazionale nuovo, veramente capillare.
Come
vescovo ritengo importante il contributo e l'apporto che le donne potranno
portare affinché la nostra Chiesa diocesana possa assumere un volto
diverso, più sensibile e più umano. Ad esse, a ciascuna in particolare,
chiedo di garantire pienezza di umanità al loro Uomo ed ai loro figli a
partire dal generoso dono di sé.
Le Povertà ed il
diritto alla scuola, alla cultura, alla casa, al lavoro proficuo…
La dignità
della vita umana è offesa dalla scandalosa differenza tra la vita dei
paesi ricchi e di quelli da questi impoveriti. Un bambino su venti in
Africa muore prima di compiere cinque anni. Un bambino su due non va a
scuola.
Nella
nostra Missione del Rwanda abbiamo attivato le adozioni scolastiche a
distanza, grazie della vostra generosità! Credo che dobbiamo educare i
nostri ragazzi – in famiglia, a scuola, nella catechesi di iniziazione
cristiana – a considerare la scuola e le moltissime possibilità che hanno
a disposizione ( lo sport, il cibo, il vestito…) come un dono prezioso
che altri non hanno e che perciò non possono sciupare nel disimpegno
quanto, nell'altra faccia della Terra, bambini come loro non possono
neppure sognare. L'impegno di tutti noi con nuovi stili di vita, più equi
e più solidali, ci educa alla Pace, al rispetto delle persone, alla
condivisione delle risorse.
La presenza scomoda
degli "immigrati"
In Italia, ed anche da
noi, la presenza degli immigrati non sempre è vista con occhio sereno,
non sempre suscita interesse ed accoglienza, ma piuttosto apprensione e
paura: a volte persino rifiuto. E ciò accade anche all'interno della
nostra comunità cristiana.
La domanda che ricorre
spesso è "Quanti sono?", ma quasi mai ci si domanda: "Chi sono, cosa
fanno, come vivono, cosa cercano, cosa hanno nel cuore, cosa ci portano di
buono?".
A tutte queste domande
noi, Cristiani di Frosinone-Veroli-Ferentino, vorremmo dare una risposta.
La nonconoscenza, infatti, e la "deformazione delle notizie", fanno
percepire l'immigrato "come problema e non come persona" in tal modo ci
viene impedito di coglierlo vicino a noi con uguali aspirazioni, uguali
sentimenti profondi, uguali bisogni, uguali paure, "che il colore della
pelle non può cambiare".
Sappiamo bene che per
questa conoscenza della "storia personale" di chi viene "da un altro
mondo", non bastano le indagini, le cifre e neppure i dati ufficiali: è
indispensabile invece un cambiamento di mentalità e di cuore che – in un
dialogo onesto – ci faccia scoprire che le ricchezze delle loro culture,
il loro coraggio, le loro speranze, le loro paure e le loro angosce
possono essere anche le nostre.
Il debito Estero dei
Paesi del terzo Mondo e… quello privato!
Moltissime
volte abbiamo parlato, fatte proposte ed anche collette per il debito
estero: ricordate le iniziative di Avvento e Quaresima degli anni 2000 e
2001 in occasione del Giubileo? Cercammo – con tutta la Chiesa Italiana
– di alleggerire il peso del debito estero dei Paesi Poveri perché
sapevamo bene che la Povertà di questi Paesi compromette la dignità della
vita umana di milioni di persone. Passata l'emozione, però, non se ne
parla più e gli interventi per dare case, cibo, medicine e istruzione a
persone che sono per noi come altri noi stessi, sono passati nel
dimenticatoio. Cambiare stili di vita non alleggerisce certamente il
debito dei popoli e tuttavia è una strategia per educarci a condividere
volontariamente quanto i nostri fratelli vivono obbligatoriamente.
Il Papa insegna, e lo
dice alle Nazioni, "la remissione del debito è questione di giustizia
prima che di solidarietà."
Non dico un'assurdità
se accenno al fatto che, soltanto dietro l'angolo di casa nostra, molti
nostri fratelli, meno fortunati di noi o peggio colpevoli di negligenza,
sono strozzati dai debiti…e se partissimo da loro?
Agli Uomini di buona
volontà nel servizio sociale, politico, amministrativo, economico.
In un incontro molto
importante con Uomini della Scienza e del Pensiero, il Papa ha affrontato
il problema della globalizzazione e, rifacendosi alla lettera enciclica
Centesimus annus, ha sottolineato che l'economia di mercato è un modo
per rispondere adeguatamente alle necessità economiche delle persone, pur
rispettando la loro libera iniziativa (cf. nn. 31 e 58). La
globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le
persone ne faranno. Nessun sistema è fine a se stesso ed è necessario
insistere sul fatto che la globalizzazione, come ogni altro sistema, deve
essere al servizio della persona umana, della solidarietà e del bene
comune.
Di
conseguenza i cristiani nella vita sociale, politica, amministrativa ed
economica… hanno chiaro il criterio di discernimento nelle scelte da
operare e cioè: "il valore inalienabile della persona umana, fonte di
tutti i diritti umani e di tutti gli ordini sociali. L'essere umano deve
essere sempre un fine e mai un mezzo, un soggetto e non un oggetto né un
prodotto di mercato"
La globalizzazione –
afferma ancora Giovanni Paolo II – non deve essere un nuovo tipo di
colonialismo. E' nell'uomo in sé, nell'umanità universale scaturita dalla
mano di Dio, che bisogna ricercare le norme di vita sociale ( Giovanni
Paolo II ai partecipanti alla Settima Sessione Plenaria dell'Accademia
delle Scienze – 2003).
Per un Progetto
rinnovato a partire da noi, qui, ora:
La cattedra dei Piccoli
e dei Poveri
Noi,
cristiani e Uomini di Buona Volontà, di questa Provincia di Frosinone, ci
vogliamo impegnare seriamente ad imparare dai Piccoli e dai Poveri come
sia possibile che l'anelito della Gaudium et Spes: "Le gioie, le speranze,
le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di
tutti coloro che soffrono, siano pure le nostre gioie, le nostre speranze,
le nostre tristezze e le nostre angosce…". L'impegno, lo sappiamo bene,
non si improvvisa! Cresce, giorno dopo giorno, nell'apprendimento,
nell'esercizio, nella sperimentazione.
Personalmente ho
imparato tantissime cose frequentando la quotidiana cattedra della vita,
confrontandomi con essa, interrogandomi e verificando… È Gesù stesso che
suggerisce di prendere in esame la vita del piccolo e del povero perché,
proprio a questi il Padre ha rivelato i misteri del regno dei Cieli che –
al contempo – ha tenuto nascosti ai professori, ai dottori, ai potenti e
agli intelligenti ( cfr. Luca 10,21-22).
-
La cattedra
significa che ci sono alcuni che parlano insegnando ed altri che stanno
in ascolto imparando. (a volte noi cristiani impegnati siamo solo
insegnanti). -
Piccoli e poveri lo
si può essere in tantissimi modi diversi e ognuno di noi lo è per
qualche verso. (questa autocomprensione ci carica di responsabilità). -
Tutti si possono
rendere conto che facendo esperienze di limitatezza e di povertà ci si
apre, almeno un poco, a Dio e si giudicano meno gli altri. ( questo crea
fiducia e disponibilità). -
Ho sentito tante
persone dire che aiutando chi è in difficoltà è più quel che si riceve
che quel che si dà. -
Ogni gruppo
parrocchiale dovrebbe ascoltare i piccoli e i poveri come momento
fondante, strettamente collegato all'ascolto della Parola. ( i piccoli
ed i poveri intesi come principio ermeneutico della Parola di Dio e
della vita). -
Non basta aiutare i
piccoli e i poveri, occorre farsi aiutare da loro, riconoscendo che
hanno esperienze privilegiate e che noi abbiamo bisogno di imparare da
loro. (dice l'Apocalisse: "tu ritieni di essere ricco e quindi dici che
non hai bisogno! ed invece…") -
Per imparare dai
piccoli e dai poveri bisogna liberarsi dal fascino dei potenti e dei
ricchi, che ci condiziona e ci lega in tanti modi, di cui spesso
addirittura, neppure ce ne accorgiamo. ( ove potente e ricco non è solo
denaro e potere ma tutto ciò che lega la nostra persona e la costringe a
non operare la giustizia, la verità, l'amore. Ad esempio televisione
spazzatura, il consumismo, i falsi ideali, gli idoli perversi…) -
Per attivare la
Cattedra dei piccoli e dei poveri bisogna liberarsi dei tanti padroni e
signori che ci tengono al guinzaglio: a partire dall'egoismo,
dall'invidia, dalla gelosia per arrivare al desiderio smodato di potere,
di possesso, di autosoddisfazione…. -
La cattedra dei
piccoli e dei poveri significa un atteggiamento interiore che trasforma
tutti i nostri rapporti con gli altri, grandi e piccoli, ricchi e
poveri, sia che parliamo sia che ascoltiamo. -
La cattedra dei
piccoli e dei poveri può essere una vera novità, in senso evangelico se
diventa uno stile che, come è richiesto dai vescovi Italiani, ci fa
ripartire dagli ultimi e ce ne fa fare la scelta preferenziale. -
La cattedra dei
piccoli e dei poveri, accettazione dell'insegnamento che ci viene dalle
loro dure esperienze, deve essere un argomento centrale nei discorsi che
si fanno tra i cristiani, ben sapendo che il mondo parla in tutt'altro
senso.
Prospettive concrete di
impegno
In questa
prospettiva chiedo ai Professionisti cristiani di andare alla scuola dei
piccoli e dei poveri per studiare quanti "zeri" ci sono nello stipendio di
questi e poter di conseguenza programmare quanti "zeri" ci potranno essere
nelle loro parcelle…
Chiedo ai
politici ed agli uomini di potere che si dicono cristiani, di andare a
studiare alla cattedra dei piccoli e dei poveri quale sia il prezzo che i
poveri pagano sulla loro pelle per il gioco politico di parte o di
interesse privato che il potere sceglie a scapito del bene comune.
Chiedo ai
giovani che si preparano ad essere i professionisti, i politici e gli
economisti di domani, a frequentare in tempo la cattedra dei piccoli e dei
poveri per non perpetuare la specie dei signori e dei padroni del mondo.
* Vorrei
rassicurare i grandi del mondo ed i signori della politica che "il cosa
significhi giustizia sociale", lo possono insegnare bene coloro che ogni
giorno sono le tragiche vittime della ingiustizia.
* Chiedo ai bravi
ragazzi cristiani, di andare ad analizzare nel laboratorio della cattedra
dei piccoli e dei poveri, quanto sono amare le lacrime di una ragazza cui
si è dato amore per gioco o quanto sia cocente l'umiliazione del ragazzo
tradito….
* Ma vorrei
chiedere loro di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri soprattutto
per imparare di quanto amore è necessario caricare i nostri "gesti di
carità" perché questa abbia lo spessore della Carità di Dio. (allora
comprenderemo che non si tratta di dare qualcosa da € 5 in su… ma di
dare Tutto! E tutto é l'Amore di Dio!).
* Vorrei chiedere
ancora ai giovani, di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri che sono
le loro famiglie che vivono con dignità e gioia cristiana, nonostante le
difficoltà, le malattie, l'insuccesso, la disoccupazione, i problemi della
vita, per imparare da loro cosa significhi fedeltà, sobrietà, povertà,
obbedienza alla volontà di Dio. Questa scuola purtroppo è la più marinata
di tutte!
* Chiedo, infine,
ai giovani di andare alla scuola dei piccoli e dei poveri per imparare da
loro cosa sia l'essenziale; cosa sia l'attesa di un lumicino di speranza;
quanto valga il fatto che uno si fermi a parlare e sappia anche ascoltare;
cosa significhi vita scomoda, precaria, difficile… e capire finalmente
che i poveri della povertà non ne parlano mai: la vivono!
* Chiederei
ai genitori di imparare dalla piccola e povera Maria di Nazaret a saper
essere in ascolto dei figli conservando e meditando nel cuore le loro
parole, i loro gesti, le loro pene… frammenti di memoria da custodire
gelosamente per restituirli, arricchiti dalla pazienza, dalla comprensione
… e, a volte, dalle lacrime. Mentre ai giovani chiederei di imparare dal
piccolo e povero Gesù ad essere come lui obbedienti e crescere nel dialogo
e nell'amore della famiglia.
* Mentre chiedo ai
genitori cristiani di andare a "cercare angosciati" come Maria e Giuseppe,
i loro figlioli e ad essere disponibili anche a non capirli, come è
accaduto ai genitori di Gesù (Lc 2,50 ), chiedo ai figli di accettare,
come Gesù, di non essere a volte capiti!
* Mentre chiedo
ancora alle mamme e ai papà di saper stare con dignità sotto la Croce
quotidiana dei loro figlioli sapendo che è più importante che essi
compiano la volontà del Padre loro che è nei cieli (Gv 19,25) piuttosto
che " fare contenti mamma e papà", chiedo ai figli di rendersi conto che
le loro azioni, sempre, sono una croce per i loro genitori e che sarebbe
tanto bello condividere con loro scelte e sogni….
* Chiedo infine, a me
ed ai miei preti, di imparare dai piccoli e poveri discepoli del Signore a
saper essere fedeli a Dio e ai fratelli, fino alla croce.
Proposta per attivare
in parrocchia, nei gruppi, in famiglia, la Cattedra dei Piccoli e dei
Poveri
Si tratta di imparare,
cioè di abituarsi, a far fronte alle varie situazioni, alle scelte da
fare, alle decisioni da prendere, alle valutazioni di fatti e persone…a
partire dalla domanda fondamentale:
"In questa situazione
come reagirebbero il piccolo e il povero? Cosa pensano, come e quanto
subiscono, quanto sentono che è ingiusto per loro." Non c'è bisogno di
chiamare fisicamente un piccolo o un povero per rispondere a queste
domande: tutti noi sappiamo bene quale è la verità.
Lo sappiamo ma –
dolorosamente – non ci pensiamo o, peggio, come Caino facciamo le
spallucce…dicendo "che ci posso fare?". Ed invece si possono fare
tantissimi interventi!
Attivare
la cattedra è mettere in pratica quanto insegna Gesù cioè di: "non fare
agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi" anzi" di amare l'altro
come ci ha amato Lui!"
Conclusione
"Dove
troveremo tutto il Pane… per sfamare tanta gente?" Si domandano
esterrefatti i discepoli quando Gesù, con molta risolutezza, dice loro
"dovete provvedere voi a dare loro il pane necessario".
Forse anche noi ci
troviamo nello stesso imbarazzo dei discepoli: Gesù, ieri ed oggi, invita
a non perderci d'animo anzi ci offre il Suo Pane, il Suo Vino che – come
diciamo nella Liturgia – sono anche il frutto della terra e del nostro
lavoro! Questa partecipazione al Mistero è stupenda.
Mi
commuove pensare che, ancora oggi, la divina condiscendenza chieda la
nostra collaborazione e partecipazione divenendo così credibili testimoni
della Carità di Dio a partire dalla "nostra piccola partecipazione" fatta
di perdono e misericordia vissuti in memoria di Lui.
Credo che
ci dobbiamo convincere che si è testimoni credibili del Suo amore, non
quanto ci sentiamo pronti, forti, "in forma"per poterlo fare, dove, quando
e come ci piace; bensì si è testimoni credibili del Suo amore quando,
nella nostra situazione quotidiana, qualsiasi essa sia, sappiamo perdonare
e fare comunione con tutti i fratelli dando – anche noi – in cibo noi
stessi!
Che pazzia di amore,
che vortice alto cui siamo chiamati! Com' è bello, allora, essere
cristiani così! …E se ci provassimo?
