MEDITAZIONE DI AVVENTO PER I GIOVANI

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S.E. Mons. Ambrogio Spreafico Meditazione di avvento per i giovani S.Paolo in Frosinone, dicembre 2008

Ci troviamo insieme all’inizio dell’Avvento, il tempo nel quale si apre la venuta del Signore, nel quale la buona notizia del Signore si fa spazio in mezzo agli uomini. Avvento è inizio di un tempo nuovo. E guardando al Natale sentiamo la necessità di non avvicinarci come sempre, carichi di sentimenti misti, buoni e rassegnati, preoccupati e in fondo anche svagati. Quel bambino povero che nasce a Betlemme – e noi lo attendiamo- viene incontro all’attesa di tanti poveri nel mondo, attesa di un futuro più umano, attesa di guarigione, attesa di aiuto, di salvezza.


L’Avvento raccoglie l’attesa dei poveri anche quando il mondo non lo sa fare. Infatti, e lo abbiamo constatato tante volte, viviamo in un mondo che spesso non sa attendere nulla di nuovo e di buono. Noi stessi talvolta non ci attendiamo niente di buono, abbiamo paura del futuro, siamo incerti, spaventati. Tanta gente non ha alcuna attesa e alcuna speranza, molti sono oppressi dalla rassegnazione. Constatare questo vuol dire cominciare a cambiare qualcosa dentro di noi e attorno a noi.

Ma subito viene la paura di cambiare, di  guardare in modo diverso la realtà, viene la paura di interrompere le abitudini di sempre. La paura, purtroppo, è diventata compagna costante delle giornate di molti e a volte lo diventa anche per noi. Paura che non viene dichiarata, non viene manifestata, ma che diventa come una amarezza sorda, una domanda che non trova risposta, un desiderio di chiudersi, di difendersi, di non pensare, di non lasciarsi invadere da cose che vengono da fuori, perché temiamo che ci indeboliscano, che ci preoccupino, temiamo che ci rendano più infelici. La nostra società è impaurita. Della paura e della sicurezza se ne fa un motivo per difendersi dagli altri, soprattutto dai poveri, come gli stranieri o i nomadi, ma anche per chiudersi in se stessi e per pensare che il primo problema è preoccuparsi di se stessi, pensare a sé e al proprio futuro.

I poveri esistono. Talvolta sono accanto a noi, come può essere un malato, un anziano, una famiglia che attraversa un momento difficile, uno straniero. Sono anche lontani dal nostro mondo, come i bambini che non conoscono altro che una vita di violenza, di umiliazione, di privazioni: bambini che non hanno cibo, bambini che non hanno affetto, bambini che non hanno pace, bambini che non hanno sicurezza, bambini di cui non ci si cura perché tanto si saprà che la loro vita è troppo breve. Ci sono prigionieri che vivono senza speranza, sono i condannati a morte che abbiamo ricordato proprio il 30 novembre nella giornata delle "Città per la vita", in cui più di mille città nel mondo si sono unite per l’abolizione della pena di morte. Sono contento di dirvi che anche cinque comuni della nostra diocesi hanno aderito per la prima volta a questo evento: Frosinone, Veroli, Ferentino, Torrice e Boville.

Per riflettere ancora su questo, vorrei leggervi alcune parole scritte da un condannato a  morte, rinchiuso nel braccio della morte in Texas, negli USA. Il suo nome è Joseph Lave, e scrive questa lettera il 5 ottobre 2007:

«Cara Teresa,

Dio è buono ogni giorno!

Come voi già sapete, Dio ha operato un miracolo nella mia situazione salvandomi,  soccorrendomi in quello che poteva essere l’ultimo minuto della mia vita.

Solo 30 ore prima io stavo per morire per opera dello stato del Texas.

Non c’è alcun dubbio che io sono stato salvato da Dio e dalla forza della preghiera. Vorrei ringraziare davvero molto tutti voi per quella che è la più grossa benedizione per la mia vita.

Vorrei ringraziare Carlo e Teresa per l’enorme regalo che mi hanno fatto nel cercare di salvare la mia vita, anche contattando per questo la Chiesa Cattolica e il Vaticano. Tutto questo è andato ben al di là delle mie aspettative. Non trovo parole appropriate per esprimere la mia gratitudine per tutta la Comunità di Sant’Egidio.

Ora, Teresa, sono rimasto stupito quando ho realizzato che oramai erano 10 anni che ci scrivevamo! Il tempo vola……davvero!

Quanto a me, c’è voluto del tempo perché mi riprendessi da questa drammatica esperienza, ma comunque, come ormai sappiamo entrambi, in Dio tutto è possibile!

Ci sono buone notizie sulla pena di morte, circa una settimana fa la Corte Suprema degli USA ha accettato di rivedere il caso di un condannato in Kentucky, perché il veleno iniettato durante l’esecuzione causa terribile dolore al prigioniero, e rappresenta quindi una violazione della Costituzione del nostro paese. Per questo la Corte ha sospeso le esecuzioni in tutto il paese e questo durerà circa sei mesi. In questo periodo non ci saranno esecuzioni! Questa è una benedizione per tutti noi! Speriamo che sia un altro passo verso l’abolizione totale della Pena di Morte. Dio vi benedica

Joseph»

Come questo condannato a morte anche tanti ammalati attendono un giorno migliore. Alcuni non lo sperano più, si sono rassegnati o chiusi in una sorda disperazione. Sono i malati che con l’età, invecchiando, non sono più amati da nessuno e considerati come un peso; sono i malati che non appartengono al nostro mondo, non hanno il privilegio delle nostre opportunità e delle nostre condizioni e per questo hanno davanti a sé segnato un destino di morte.

Si può essere rassegnati? O si può essere rassegnati magari per sé o per quello che noi vediamo avanti? Noi proviamo a comprendere meglio il senso di questo Avvento. Avvento non è un tempo in cui rinchiudersi e pensare solo a sé. L’Avvento è per noi invece il tempo in cui aprire il cuore, in cui aprirsi alla fiducia. La Parola di Dio si sta realizzando nella nostra vita e accanto a noi. Avvento è un tempo in cui non cedere più alla pressione del male, alla forza della rassegnazione. Avvento è liberarsi dall’ossessione di una gioia effimera, fatta di soddisfazioni momentanee, che non rendono felici.

Cari amici, è necessario credere di più alla Parola del Signore , accoglierla di più nel proprio cuore e lasciare che essa guidi i nostri passi e le nostre giornate, perché questo è il modo per rispondere alla domanda, all’insinuazione sorda che vuole mangiare spazio alla speranza, che vuole rubare spazio alla fiducia. Per questo noi ci siamo raccolti, convinti che il Signore non tarda nell’adempiere la sua promessa. Perché ascoltare? Perché il Signore continua a parlare. Perché fermarsi a riflettere? Perché il Signore sta tornando in mezzo a noi. Perché spendere tempo di fronte alla Parola di Dio? Perché essa è lampada per i nostri passi, luce per il nostro cammino e lampada e luce per tanti nel mondo.

   Ci ritroviamo qui, allora, all’inizio del tempo di Avvento da tanti luoghi della nostra diocesi per preparare la strada del nostro cuore al Signore. Si, il Signore viene quando qualcuno prepara la strada, il Signore Gesù può nascere quando c’è qualcuno che lo riconosce e lo accoglie. Sappiamo dal Vangelo che a Betlemme non ci fu posto per Gesù nell’albergo. E’ la condizione del Natale. Ma non dobbiamo abituarci al fatto che il Natale non sia vissuto da tutti e anzi sia come ignorato da molti. La nascita del Signore intendo, non il Natale in quanto celebrazione. Non dobbiamo abituarci al fatto che il Signore continui a nascere fuori dall’albergo. Come imparare ad ascoltare in un mondo dove non ci si ascolta? La Parola di Dio ci aiuta ad ascoltare, perché di fronte ad essa riusciamo a fermarci come questa sera e a far tacere noi stessi.

   Abbiamo ascoltato la lettura di un brano del primo libro di Samuele, quando Dio in un momento difficile della storia del suo popolo si rivolge a un giovane. "La Parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti". Era un tempo difficile, di passaggio per il popolo di Israele, che era giunto nella terra promessa, ma viveva in mezzo ad altri popoli con cui doveva fare i conti. La convivenza non era facile. Vivere con chi è diverso da noi chiede uno sforzo di comprensione e di amore. La gente era disorientata, anche per la struttura della società in cui si veniva a trovare. Samuele vive con un anziano sacerdote, che forse gli aveva già parlato molte volte del Signore, ma non sembra che il giovane Samuele, oltre a stare nel tempio, lo conoscesse e lo avesse mai sentito parlare. Talvolta anche a noi i più grandi ci hanno parlato di Dio, ma non sempre le loro parole sono arrivate al nostro cuore e il Signore è rimasto talvolta lontano, non è entrato a far parte della nostra vita, è stato soffocato dalle paure e dalle preoccupazioni di ogni giorno. Il vecchio Eli si indeboliva, i suoi occhi non riuscivano più a vedere. Sembra, cari amici, la situazione del nostro mondo, dove qualche volta si ha l’impressione che ciò che apparteneva al passato non rimane o si indebolisce, che anche quel poco di benessere che avevamo acquisito, magari a fatica, stia scomparendo….. La parola di Dio era rara, le visioni non erano frequenti. La parola di Dio è rara, non perché il Signore abbia smesso di parlare, ma perché essa non viene comunicata e accolta. Mancano infatti spesso uomini e donne che ti dicano cose vere, che sappiano parlare al cuore, che quando parlano non ti illudano e non ti ingannino. Per questo il futuro appare incerto  e mette paura. Non si vuole guardare oltre il presente. Si preferisce prendere quello che c’è, subito, buttarsi su qualcosa che ti dia un attimo di felicità. Un mondo senza visioni e senza sogni non resiste a lungo, si inaridisce, si spegne. Il cuore si inaridisce se è senza sogni e senza speranza.

   Ma quella notte avviene un fatto straordinario e inaspettato. Eli, il vecchio sacerdote, dormiva. Anche lui si era abituato a quel silenzio e si era come rassegnato alla mancanza di parole e di visioni. Ci si abitua allo scorrere del tempo, anche alle cose che non vanno, al male a cui assistiamo, a un modo violento e conflittuale di vivere. Il Signore voleva cominciare qualcosa di nuovo e si rivolse al giovane Samuele. Il giovane pensava fosse la voce del vecchio Eli e corse da lui. Quanto è difficile riconoscere la voce di Dio! Essa si confonde con le voci degli uomini, con le parole gridate, quelle di chi vuole avere ragione, di chi si arrabbia, litiga, tratta male gli altri. La Parola di Dio sembra debole nella notte, per lo più ignota, sconosciuta. Sì, anche noi la conosciamo poco, perché leggiamo poco la Bibbia. Ma il vecchio Eli, che come la Chiesa non si stanca di accoglierci, capisce e dice a Samuele per la terza volta: "Se ti chiamerà, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Così rispose allora Samuele, quando si sentì chiamare per la quarta volta.. Quanta pazienza ha il Signore, per aiutarci a riconoscere la sua voce fra le tante parole che sentiamo ogni giorno.

   Ascoltare la voce di Dio, cominciare ad ascoltare Dio che ci parla, come parlò al giovane Samuele: ecco il segreto dell’avvento. Sapete che c’è stato un Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio. Il Papa ha detto: "La Parola di Dio è solida, è la vera realtà su cui basare la propria vita. Essa è la vera realtà E per essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto." Siamo incerti? Siamo insicuri? Viviamo in un mondo pieno di paure e insicurezza? Affidiamoci con maggiore fiducia alla Parola di Dio, leggiamola ogni giorno o almeno cominciamo a leggerla. Raduniamoci con i nostri amici per comprenderla meglio e per pregare. Diventare profeti significa essere innanzitutto uomini e donne che ascoltano la parola di Dio e che cominciano a prenderla fra le mani. Ogni giorno un piccolo brano ci aiuterà a guardare la vita in maniera diversa, a essere migliori, ad essere buoni con gli altri, a vincere quell’istinto aggressivo che sembra dominare le relazioni, a non difendere solo noi stessi, ma gli altri, soprattutto i più deboli e più poveri e i deboli. Natale di solidarietà, è il titolo di questo nostro incontro. La solidarietà di impara dal vangelo, cominciando ad accogliere Gesù che viene, perché siamo stanchi di un Natale solo consumista. Siamo anche noi, come Samuele, profeti dell’amore di Dio soprattutto per i poveri. Loro hanno bisogno di noi, della nostra amicizia e della nostra attenzione. Ma tutto comincia qui, nella casa di Dio, nel luogo dove possiamo ascoltare non noi stessi, le nostre sensazioni e i nostri pensieri, ma il Signore che ci parla attraverso la sua parola. Qui noi, come il giovane Samuele, possiamo imparare un vero segreto di vita e di amore. E poi nella vita, a scuola, all’università, al lavoro, ovunque, non accettare mai di essere complice del male o di un modo indifferente ed egoista di vivere. Cerca il bene, comunica la pace, aiuta chi ha bisogno e sarai felice, perché davvero, come dice Gesù, "c’è più gioia nel dare che nel ricevere." Se vuoi essere protagonista, sii discepolo di Gesù, ascolta la sua parola, impara a voler bene a tutti, soprattutto a chi è nel bisogno, perché Gesù a Natale trovi posto nel tuo cuore e nel mondo.

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