Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Inizia domani, venerdì 18 gennaio, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: ce ne parla don Silvio Chiappini, parroco di S. Paolo Apostolo, a Frosinone, e responsabile diocesano per il dialogo ecumenico ed interreligioso.
E venerdì 25, giorno in cui la Chiesa ricorda la Conversione di S. Paolo, incontro con i giovani della Pastorale Giovanile.


Come spiega don Silvio: <<si aprirà domani la Settimana che le Chiese e le Comunità Ecclesiali dedicano ogni anno alla «Preghiera per l’Unità dei Cristiani».
Il tema di quest’anno pone in evidenza la coscienza, ormai chiara nelle Chiese, di uno sforzo costante, non tanto nella volontà o nelle capacità umane, di superare le divisioni ancora presenti nelle comunità cristiane; quanto la necessità di aprire il cuore all’ascolto della Parola del Signore circa il superamento delle barriere e la ricerca dell’unica Chiesa di Cristo.
La Chiesa Cattolica
nel suo ultimo Concilio, detto, Vaticano II, aveva più volte sottolineato questa necessità, tanto che il Decreto sull’Ecumenismo (Unitatis Redintegratio) terminò con un’affermazione fondamentale: «questo santo proposito di riconciliare tutti i Cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, una ed unica, supera le forze e le doti umane e perciò ripone tutta la sua speranza nell’orazione di Cristo per la Chiesa» (UR 24)
Tale concezione ribadisce il ruolo essenziale della preghiera nella comunità Cristiana e conseguentemente fa crescere la spiritualità e la fratellanza tra i cristiani, sottolineando che la vita della comunità cristiana è realmente esultante e prospera solo attraverso una vita di preghiera, viva e costante.
Monito fondamentale in un mondo, come il nostro, che in alcuni momenti da l’impressione di aver perso il gusto della contemplazione di Dio, del dialogo con Lui, della lode e del ringraziamento, quasi che aprirsi a Dio significhi chiudersi a se stessi o rinunciare alla propria libertà e indipendenza.
S.Paolo nella lettera ai Galati 5,1 aveva posto in risalto che «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi», dunque, conoscere e dialogare con Dio non significa distruggere, ma anzi riabilitare e riaccogliere la propria libertà. Chi comprende ciò non ha paura di confrontarsi con nessuno, neanche con chi non condivide la propria idea. Anzi colui che è contrario e ne spiega la motivazione, diventa occasione di approfondimento e di riflessione.
Il confronto nella libertà e nella Verità genera sempre la crescita di entrambe le parti. Solo quando si impedisce all’altro di esprimere la propria idea, si mortifica il dialogo e il percorso della conoscenza reciproca e dell’accoglienza. Per fare questo è necessario un cuore limpido e chiaro abituato a confrontarsi con la Verità pura, che per il Cristiano è Dio stesso>>.

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