7 dicembre 1987 – 2007: Mons. Boccaccio Vescovo da vent’anni

vescovoemadreteresa.jpg

Domani, 7 dicembre 2007, ricorre il Ventennale dell’Ordinazione Episcopale del nostro Vescovo Salvatore: vi proponiamo un’intervista su questi primi due decenni.


7 dicembre1987 – 2007: XX annivesario dell’Ordinazione Episcopale di don Salvatore

Vescovo da vent’anni: Salvatore Boccaccio fu ordinato vescovo il 7 dicembre del 1987.  Prima a Roma, poi in Sabina quindi a Frosinone, un’avventura tra la gente che gli ha insegnato tanto e alla quale ha dato la sua vita: gli ex terroristi a Rebibbia, i malati degli ospedali, gli operai senza occupazione, le famiglie dissolte dai problemi dell’esistenza, le vittime dell’usura, preti e laici stupendi al suo fianco, in compagni degli uomini di questo mondo.  Oggi, a Frosinone, nel suo studio, un po’ sofferente per la recente operazione al menisco, emana forte l’entusiasmo per una chiamata alla quale vuole rispondere sempre il suo sì, con un obiettivo sopra tutti gli altri: una vera rivoluzione, far sì che la gente si voglia bene, Gli abbiamo posto qualche domanda, per ricordare insieme questi vent’anni da Vescovo. 


1)      
D: Quale fu la reazione alla nomina a Vescovo?


Vescovo: Fino al 24 ottobre 1987, giorno in cui mi comunicarono la volontà del Papa,  ero un uomo libero in una parrocchia di 35mila abitanti e con alcuni sacerdoti collaboratori sentivo che dovevamo annunciare e testimoniare Gesù nel territorio. È stato un periodo stupendo…Con il 25 ottobre e la notizia che il Santo Padre mi aveva scelto come Vescovo ausiliare di Roma Nord ho provato panico, inadeguatezza e tanta paura. Sapevo che fare il Vescovo non è una funzione amministrativa, né di cerimonie e liturgie: essere Vescovo cominciò a significare sempre più che dovevo manifestare la presenza reale e salvifica del “Grande Pastore delle anime nostre”. Ho imparato che dovevo assorbire e caricare su di me il male, la sofferenza, la problematica, di tutti i 740 mila fedeli del settore, delle circa 4000 suore e degli oltre 300 sacerdoti.

 2)       D: Che differenza c’è tra l’essere Vescovo 20 anni fa e oggi?

Vescovo: a 20 anni di distanza sento che devo ancora imparare molto, soprattutto a fare tesoro degli insegnamenti che anche senza accorgersene tutti i miei fedeli mi hanno offerto: ho negli occhi e nel cuore i detenuti di Rebibbia, erano gli uomini del processo Moro e mi commosse profondamente la fatica di revisione del passato, il loro condannare l’uso delle armi e la guerriglia; e non era per avere sconti di pena, erano fatti di coscienza. E poi, ho negli occhi e nel cuore i degenti degli ospedali, dei poveri che venivano alle mense e cercavano di esprimere la loro gratitudine. Preti stupendi e religiose coraggiose che, in un settore del Nord a base abbiente come i Parioli, si tuffavano nelle 18 borgate (come  Pietralata, Valmelaina, Casal Bruciato, Tiburtino III, …) per testimoniare la presenza di Gesù fra la gente..Ho imparato molto da loro: ad ascoltare, a condividere, a non giudicare e soprattutto ad amare e prendersela a cuore.


3)       D: Essere Vescovo a Roma, in Sabina, in Ciociaria…

Vescovo: Questa ricchezza si è riversata negli otto anni vissuti in Sabina: cifre diametralmente opposte, ma cuori e bisogni altrettanto feriti. Ho continuato ad imparare: un giorno ho detto in un incontro di popolo, subito dopo la venuta del Papa, "sto imparando dal vostro generoso darvi da fare, dal vostro sentire che la parrocchia e la Diocesi vi stanno a cuore. “I care” diceva don Milani, mi interessa, è uan cosa che mi riguarda, e io vi chiedo di farne il vostro motto". Proprio da questo, ho sentito che per me “I care” diventava un imperativo irrinunciabile. Otto anni sono volati in un baleno. Un fotografo impietoso, il 3 ottobre 1999 ha colto il mio volto pieno di lacrime, mentre salutavo il magnifico popolo di Sabina che mi aveva accompagnato. Forse, proprio quelle lacrime hanno dato una spinta per il mio impegno a Frosinone.Qualche giorno dopo, il 17 novembre, ordinando sacerdote  don Slawomir Paska dicevo "voglio andare tra i giovani, il mio posto è lì, altro che starmene nei soliti salotti a fare delle belle conversazioni". In quei giorni molto fu scritto su tutta la stampa e feci un appello ai giornalisti: "collaboriamo affinché i giovanili possano titolare: “Rivoluzione a Frosinone, la gente si vuole bene”. E’ questo ancora il mio obiettivo, far sì che la gente si voglia bene: se insieme ci impegneremo per questo, tante cose cambieranno a Frosinone, una vera rivoluzione delle coscienze.

 4)   D: Quali sono gli interventi urgenti, oggi, a Frosinone?

Vescovo:
ho una grande pena nel cuore, di imparare a fare il Vescovo sulla pelle dei fedeli, dei sacerdoti, dei poveri,…e avverto che ogni impegno che assumo è un superamento degli errori, delle superficialità, nelle negligenze trascorse. E tuttavia, sento che sacerdoti e fedeli mi comprendono e si stringono fiduciosi attorno alle proposte. Prova ne è l’affluenza sempre maggiore ai convegni, agli incontri, agli esercizi spirituali, … e l’attenzione alle indicazioni delle lettere pastorali. E’ una grande ricchezza che si riverbera su tutta la società frusinate: se i laici cristiani, aiutati e sostenuti dai sacerdoti,  comprenderanno sempre meglio che il loro compito è quello di animare il mondo in cui sono inseriti secondo gli insegnamenti del vangelo, potremo rendere a questa terra il servizio migliore che il Signore ci chiama a fare, essere il sale del mondo.

Oggi, 7 dicembre, celebrerò l’Eucarestia e all’atto penitenziale intendo chiedere perdono al Signore e ai fratelli delle mie molte lacune del mio ministero episcopale e ringraziarlo per il gran bene che attraverso me, indegno, ha voluto fare alle persone che Egli mi ha fatto incontrare…

Share