Conferenza Episcopale Laziale
2° Convegno Ecclesiale sul Laicato
Ambiti privilegiati della missione dei laici cristiani nella città dell’uomo
Roma, Santuario del Divino Amore, 11 e 12 giugno 2004
Presentazione
Questo fascicolo vuol essere la pubblicazione delle Tesi finali scaturite dai lavori del II Convegno Regionale sul Laicato, che si è celebrato nei giorni 11 e 12 giugno 2004 in Roma presso il Santuario del Divino Amore, sul tema: "Ambiti privilegiati della missione dei laici cristiani nella città dell’uomo".
Lo scopo del sussidio è di offrire a tutte le Comunità ecclesiali delle Diocesi del Lazio l’opportuna conoscenza di quanto emerso dal Convegno per un rinnovato slancio a favore di un’azione pastorale sempre più attenta ed adeguata ai laici nella Chiesa.
La variegata e molteplice presenza ed azione del laicato nel tessuto dell’odierna società suggerisce di consegnare il sussidio ai Consigli Pastorali Diocesani e di parrocchia, alle Consulte per l’apostolato dei laici, ai Responsabili di associazioni, movimenti e gruppi laicali, perché l’annuncio del Regno di Dio, attraverso l’opera di cristiani laici ben formati e consapevoli del loro ruolo, giunga e germogli in tutte le realtà nelle quali essi operano.
Nell’auspicio che il testo possa essere di particolare utilità, invochiamo l’intercessione della Vergine Maria, che dal suo Santuario del Divino Amore ha vegliato sul Convegno, di voler ora portare a maturazione i frutti sperati.
+ Pier Luigi Mazzoni
Arcivescovo di Gaeta
Presidente della Commissione Regionale
per il Laicato
INTRODUZIONE
di
S. Eminenza Cardinale Camillo Ruini
Vicario di S. Santità
Presidente della Conferenza Episcopale del Lazio
Siamo a metà del nostro cammino. Fin dall’inizio prevedemmo che questa tematica del laicato nelle Chiese del Lazio fosse oggetto di tre Convegni: uno lo abbiamo celebrato, il secondo lo stiamo celebrando, il terzo lo celebreremo. Quando noi pensammo nella Conferenza Episcopale del Lazio, all’inizio degli anni 2000, a questa tematica, c’era anche la prospettiva che il Convegno della CEI avesse questo stesso titolo. Adesso il Convegno della CEI che avrà luogo a Verona nell’autunno del 2006 ha leggermente cambiato titolo, però nella sostanza darà largo spazio a queste tematiche del laicato; più che tematiche sulla natura del laicato, queste in verità sono tematiche sull’impegno della Chiesa, e quindi soprattutto dei laici, in questi argomenti fondamentali Quindi il lavoro di questi due giorni, insieme a quello di un anno e mezzo fa, e quello che faremo in futuro, è un lavoro che poi confluisce, insieme a quello di molte altre regioni, nel compito che ci aspetta a Verona.
Parlavo di argomenti fondamentali. E’ importante che noi abbiamo consapevolezza che queste sono tematiche che non si esauriscono, che accompagnano i laici e più in generale l’impegno della comunità cristiana. Il tema del nostro Convegno parla di ambiti privilegiati della missione dei laici. Io credo che potremmo dire anche, molto semplicemente, dimensioni fondamentali, perché sono le dimensioni della vita quotidiana. Questo è l’aspetto sotto il quale ogni cristiano laico deve esprimere il meglio di sé. Non soltanto nei momenti particolari, speciali ma nella vita quotidiana e in quelle che sono le dimensioni della vita quotidiana come la famiglia, il lavoro, lo studio, ecc.
In queste dimensioni fondamentali dobbiamo sempre tenere presenti due ottiche strettamente congiunte, proprio per quanto riguarda i laici, la testimonianza, l’azione, la presenza dei laici. Una è l’ottica del contributo al buon andamento, al progresso, al miglioramento non soltanto economico, non soltanto tecnico ma soprattutto etico ed umano di ciascuno di questi ambiti di vita. Noi qui abbiamo da fare i conti con sfide continue che ci vengono proposte e che spesso sono difficili da affrontare; però dalla famiglia al lavoro, all’ambito socio-politico, a quello della cultura, dell’istruzione, ecc, noi dobbiamo cercare il miglioramento dell’ambito stesso, secondo le sue leggi proprie e le sue dinamiche intrinseche: quella che tradizionalmente veniva chiamata la promozione umana. Ma oggi sempre più, proprio come laici che vivono la vita quotidiana, che vivono gli ordinari rapporti di cui è fatta la vita, da quelli dentro la famiglia a quelli del luogo di lavoro e a tutti gli altri, dobbiamo porci nell’ottica dell’evangelizzazione.
Questo aspetto oggi va particolarmente accentuato, insieme all’altro. Va accentuato perché siamo in un epoca nella quale non si può dar affatto per scontata una visione cristiana della vita, che va proposta non soltanto nei luoghi di culto, nelle nostre riunioni, ma nel concreto svolgersi della vita stessa. Questa è l’opera dell’evangelizzazione: proporre, testimoniare, anche esplicitare con la parola la visione cristiana della vita in ciascuno degli ambienti, a cominciare dall’ambiente più prossimo che è l’ambiente della nostra famiglia, in modo che sia il più possibile una autentica famiglia cristiana.
L’ultima annotazione riguarda soprattutto il primo dei due aspetti che ho indicato, cioè quello della "promozione umana". Questo richiede certamente quella che Weber chiamava "l’etica della testimonianza", ma anche l’etica della "responsabilità" che ci invita in primo luogo a conoscere com’è la realtà oggi. Questi Convegni possono essere veramente utili se ci fanno fare un passo avanti comunitario, condiviso, nel comprendere la realtà contemporanea. Si può e si deve poi intervenire su questa realtà; ma per intervenire con frutto bisogna ben conoscere le dinamiche attuali che sono diverse da quelle di pochi anni fa e che continuamente cambiano e si evolvono.
Per questo una presenza responsabile, che voglia essere incisiva e che possa in qualche modo orientare – perché questo è sempre il nostro scopo, il compito nostro e dei nostri fratelli, come ha detto il Papa al Convegno Ecclesiale di Loreto nel 1985
– richiede conoscenza e comprensione delle situazioni.
Il peggiore errore che possiamo commettere è quello di pensare che, dato che siamo in possesso di una dottrina ben fondata e sicura, essa ci permetta di capire automaticamente la realtà e di avere delle ricette pronte per essa. Non è così, i fondamenti dottrinali sono e rimangono sicuri, ma la realtà si evolve e va capita, interpretata e per quanto possibile anticipata per poter avere una presenza significativa, per poter essere "classe dirigente" nella vita del Paese, nel senso di fermento capace di orientare.
L’augurio che vorrei fare al nostro Convegno è che, per ciascuno di questi ambiti privilegiati, possiamo uscire da qui con qualche idea precisa che sappia cogliere la situazione di oggi e sappia offrire delle indicazioni perché il fermento del Vangelo possa essere efficace dentro queste situazioni e pilotare l’evoluzione e il cambiamento delle situazioni stesse.
Cercheremo di darci dei tempi solleciti per poter mettere a disposizione di tutte le Diocesi quello che si è potuto concludere qui. Sarà soprattutto un lavoro di sintesi, per precisare alcune osservazioni anche linguistiche, ma non credo sia un lavoro troppo difficile perché mi sembra che siamo già arrivati ad un buon livello di maturazione e nel cammino preparatorio del Convegno erano già stati raggiunti risultati positivi.
Voglio perciò ringraziare tutti per il lavoro che verrà svolto.
PRESENTAZIONE DELLE TESI
a cura del prof. Walter Fratticci,
Incaricato della Commissione Regionale per il Laicato
Le Tesi finali, che qui si presentano, costituiscono la conclusione del percorso di riflessione che, sulla scorta dello Strumento di lavoro affidato all’attenzione delle diocesi e delle considerazioni da queste successivamente prodotte, ha trovato il suo momento di sintesi e proposta nel 2° Convegno Ecclesiale Regionale.
Nella carica propositiva che le anima, esse danno espressione ad una decisa e sincera volontà di comunione ed insieme sono segno della crescente consapevolezza ecclesiale della necessità di una rinnovata presenza missionaria della Chiesa, a partire dalla sua componente laicale, nel contesto socio-culturale contemporaneo.
Le Tesi si propongono pertanto come un contributo di corresponsabilità ecclesiale, che le comunità ecclesiali del Lazio, attraverso i loro delegati riuniti a Convegno, presentano ai loro Pastori quale materiale per il discernimento pastorale; ed in tal modo si pongono in piena sintonia con le indicazioni formulate dai Vescovi della Conferenza Episcopale Laziale che, nel fascicolo di presentazione alle Chiese laziali dell’itinerario triennale di riflessione pastorale sui laici, al punto 1.4, scrivevano così: «Sulla base di quanto emerso dal Convegno (nei suoi tre incontri previsti), i vescovi della CEL scriveranno una lettera pastorale (breve ma incisiva) sul tema del laicato a tutto il popolo di Dio nella regione».
Il fulcro attorno al quale ruotano le tesi è quello definito dallo Strumento di lavoro, che è poi il tema del Convegno, ovvero gli ambiti privilegiati della missione dei laici nella città dell’uomo. Nelle tesi si tenta perciò di rispondere alla domanda che lo Strumento di lavoro formulava nel seguente modo: «come si definisce e secondo quali modalità si declina la presenza del laico cristiano, segnato vocazionalmente nel battesimo dall’indole secolare, nei diversi ambienti di vita?» (p. 13) Secondo la prospettiva definita da questa domanda sono stati organizzati in una traccia di lavoro, discussa ed integrata in sede di Convegno, i materiali che i gruppi di lavoro diocesani hanno prodotto. La famiglia, il lavoro, la scuola e l’università, la cultura e le comunicazioni sociali, la politica, il tempo libero e lo sport: lungo questi sei ambiti di interesse pastorale, che sono, come dice il Cardinale Ruini, le dimensioni fondamentali della vita quotidiana, si sviluppano secondo una costante prospettiva missionaria le tesi, con analisi, considerazioni, suggerimenti e concrete proposte di azione.
Per tutto questo le Tesi fanno mostra di una vivacità ecclesiale, segno sicuro della ricchezza dei doni che lo Spirito gratuitamente dispensa, da non disperdere nei mille rivoli di una pastorale di routine, ma da valutare appieno e da utilizzare per la "nuova evangelizzazione" di un mondo che cambia.
2° Convegno Ecclesiale sul Laicato
Ambiti privilegiati della missione dei laici cristiani nella città dell’uomo
Roma, Santuario del Divino Amore, 11 e 12 giugno 2004
TESI FINALI
PREMESSA
1. In qualità di delegati delle Chiese del Lazio, riuniti a convegno per il secondo tempo dell’itinerario ecclesiale definito dal piano triennale sui Cristiani laici, missionari di Cristo in un mondo che cambia, grati al Signore per la preziosa opportunità che ci viene offerta, affidiamo ai nostri Pastori, per il discernimento ecclesiale legato all’esercizio del ministero episcopale, i risultati delle nostre riflessioni.
2. Le tesi, che hanno concentrato l’attenzione sugli ambiti privilegiati della missione, scaturiscono da un paziente lavoro di studio ed analisi pastorale, che ha coinvolto in sede locale, a diversi livelli, le varie componenti del Popolo di Dio; ora le presentiamo quale segno di corresponsabilità ecclesiale, nello spirito delle indicazioni ricavate dal primo Convegno Ecclesiale Regionale, secondo il metodo del discernimento comunitario.
LA MISSIONE DEI LAICI
3. Il profondo e radicale processo di trasformazione, che sta investendo in questo scorcio di millennio con risonanze planetarie la società contemporanea, impone alla Chiesa un riassetto lungo un asse decisamente missionario. La frammentazione culturale, che, negando l’idea stessa di ordinamento gerarchico di valori, è disposta a riconoscere alla Chiesa un ruolo solo come agente di socializzazione tra i tanti, chiama la comunità dei credenti ad una nuova modalità ed un nuovo stile nell’evangelizzazione.
4. Rigettando la suggestione di una malintesa centralità, la comunità ecclesiale è perciò chiamata a essere presente, alimentata dalla Parola e dal Pane di vita e sotto la guida dello Spirito di Dio, negli interstizi e lungo le frontiere della società. Lì particolarmente i laici sono chiamati ad annunciare la buona notizia di Dio, ricco di misericordia, ad un’umanità sempre più smarrita ed inquieta che attende segnali di speranza. Lì sanno di trovare il luogo della loro testimonianza e santificazione, lavorando per la costruzione della civiltà dell’amore e così affrettando la venuta del Regno. Abitando il cambiamento, in atteggiamento di paziente ascolto e critico discernimento, ai laici incombe il compito di rendere culturalmente e socialmente rilevante l’annuncio evangelico, testimoniando con la loro vita e narrando con le parole della gente la bellezza della fede. È la via di Gesù, quella umanissima dell’incontro personale, sono le relazioni umane, vissute con autenticità e costruite con quella confidenza e fiducia che facilita l’ascolto ed il dialogo, il primo e fecondo terreno su cui il laico può render presente ai suoi compagni di vita la novità dell’esistenza cristiana.
PER UNA FORMAZIONE LAICALE
5. Questa speciale vocazione dei laici deve essere sentita dalla Chiesa tutta come fonte di grande ricchezza. Essa allora va pienamente riconosciuta, incoraggiata, promossa e valorizzata. Non deve far sorgere paure o gelosie, ma suscitare nuove energie per la comune missione ecclesiale. E se finora l’indole missionaria della vocazione laicale ha faticato ad affermarsi – e spesso tra gli stessi laici – a tutto vantaggio di un profilo ecclesialmente più introverso, disegnato in funzione dei bisogni della comunità, è peraltro tempo di ripensare nella sua giusta dimensione vocazionale l’agire cristiano dei laici.
6. Ciò richiede con ogni evidenza un deciso investimento formativo che, avendo come oggetto la vocazione laicale, impegni nondimeno tutta la comunità ecclesiale, nella pluralità dei ministeri che la compongono. All’impoverimento spirituale ed anche culturale della vita quotidiana occorre rispondere con percorsi continuativi ed organici di formazione, centrati sull’esistenza delle persone, dal forte radicamento comunitario ed insieme aperti al dialogo ed al confronto con le nuove emergenze che il tempo presente pone; avviando così la ricomposizione della drammatica scissione tra la vita e la fede.
7. Per questo occorre far sì che la comunità ecclesiale ritorni ad essere essa stessa ambiente formativo e di discernimento comunitario. È la comunità infatti il luogo di accoglienza e rimando missionario, l’ambiente umano rinnovato in cui il credente può trovare ascolto alle sue domande ed acquisire le ragioni della sua speranza testimoniante. Essenziale in tale opera è il contributo dei sacerdoti; da essi i laici hanno il diritto di attendere l’aiuto necessario a comprendere l’indole secolare come primario dovere di stato vocazionalmente fondato; ad essi chiedono il sostegno per vivere in pienezza negli ambienti di vita la propria vocazione; da essi si aspettano un sincero apprezzamento del loro carisma ed un convinto riconoscimento del loro servizio ecclesiale. Ciò non si darà tuttavia senza una permanente formazione dei presbiteri, sin dagli anni della preparazione alla vita sacerdotale, dal taglio squisitamente pastorale. Allo stesso modo essenziale è il contributo delle aggregazioni laicali, che sono sempre più chiamate a svolgere un prezioso ruolo di formazione, sostegno ed accompagnamento spirituale, e pertanto chiedono di essere pienamente integrate dentro il cammino comunitario.
8. Rivolgiamo ora la nostra attenzione agli ambiti individuati nello Strumento di lavoro, con la consapevolezza che ogni ambiente dove palpita l’esistenza dell’uomo, anche quelli meno visibili, è luogo di testimonianza e contesto di annuncio evangelico.
LA FAMIGLIA
9. Dell’indole secolare propria dei laici la famiglia costituisce senz’altro la prima espressione. Accogliendo il progetto di Dio che lo chiama alla comunione di vita familiare, il laico concorre al piano divino di salvezza e così testimonia che la vita nuova è veramente già iniziata. Per questo la famiglia cristiana, fondata sacramentalmente sull’alleanza sponsale di Dio per l’uomo, già con la sua semplice esistenza è e deve sempre più diventare annuncio vivente di quell’Amore che vince la morte e si dona totalmente e senza riserve.
10. In questo magistero quotidiano la famiglia si afferma come soggetto ecclesiale a tutti gli effetti. In quanto comunità di amore, comunità di vita e di grazia, la famiglia possiede una costitutiva dimensione ecclesiale e si pone come segno efficace di salvezza nella e per la Chiesa tutta; che in questo modo non potrà non essere contagiata e stimolata a vivere pienamente la comunione che la sostanzia, come "famiglia di famiglie". La comunità ecclesiale, da parte sua, potrà valorizzare la famiglia nella misura in cui lascerà che sia la famiglia stessa, con i suoi limiti, ma anche con le sue risorse, oggi diverse da ieri e perciò da individuare e capire, a parlare alla società ma anche alla chiesa e nella chiesa.
11. La medesima soggettività della famiglia la rende inoltre primo ambiente missionario di una fede da coltivare, custodire, sostenere. Gli sposi tra di loro ed insieme verso i figli, e, reciprocamente, i figli verso i genitori, sono compagni e maestri di un cammino di fede e di umanità; spetta infatti anzitutto ai genitori di introdurre i loro figli nella vita di fede e di comunione ecclesiale, come pure determinante può essere lo stimolo che i figli possono dare alla riscoperta della fede da parte dei loro genitori. La famiglia è così luogo fondamentale dell’educazione al discernimento vocazionale, esperienza vissuta di accoglienza, comprensione e rispetto del dono dell’altro, vera frontiera di mediazione culturale. La preghiera in famiglia e la partecipazione comune alla celebrazione eucaristica domenicale, ma ancora la sobrietà nelle scelte e l’ascolto reciproco sono perciò elementi qualificanti la vita cristiana della famiglia.
12. Non meno importante è poi il ruolo che la famiglia cristiana gioca nel tessuto delle relazioni umane, tanto nella Chiesa quanto nella società; e questo, quanto più oggi sulla famiglia viene addensandosi un pericoloso e progressivo fraintendimento, che la equipara ad ogni specie di "unione". Nata da un progetto d’amore, essa è chiamata ad irraggiare oltre sé l’amore, rendendosi disponibile a condividere con altre famiglie non solo la forza che la sostiene, ma anche il carico di esistenza che talora affatica e persino oscura il progetto originario. Accompagnamento spirituale verso le famiglie in formazione o in difficoltà, solidarietà anche economica, vicinanza e condivisione d’affetti e di prove sono gli atteggiamenti che oggi devono far riconoscere ed identificare la famiglia cristiana. Non ultimo, la famiglia è invitata ad esprimere un nuovo protagonismo sociale, che la renda capace di contribuire con la propria specifica e qualificata partecipazione alla costruzione del bene comune.
13. Perché la famiglia possa vivere pienamente la fedeltà alla propria missione non è però più sufficiente un’attenzione pastorale sporadica o motivata da occasionali situazioni, quali ad esempio la celebrazione dei sacramenti. Occorre invece, come richiesto anche dal Direttorio di pastorale familiare, un vero rinnovamento nei metodi e nell’impostazione della catechesi e della pastorale familiare, che aiuti concretamente i laici a vivere la fedeltà alla propria vocazione familiare. C’è bisogno di una nuova attenzione e capacità di operare con fantasia e creatività, di una pastorale insomma non solo per la famiglia, ma anche con la famiglia, che sappia sperimentare percorsi innovativi, riconoscendo e valorizzando il protagonismo ecclesiale e sociale della famiglia e delle associazioni laicali, in un rapporto dialogico tra i soggetti ecclesiali (Uffici diocesani, parrocchie, aggregazioni laicali) coinvolti.
IL LAVORO
14. Come e più della famiglia, il lavoro (autonomo, dipendente, professionale e imprenditoriale) costituisce oggi frontiera della presenza missionaria dei laici. L’ambiente di lavoro è oggi in effetti uno dei luoghi – quello più rilevante, per il numero dei soggetti coinvolti ed il tempo da questi impegnato in esso – in cui la Chiesa, anzitutto nei suoi membri laici, incontra l’uomo contemporaneo. La qualità del contatto quotidiano, in tutti i suoi risvolti umani, etico-sociali ed anche spirituali, che i laici, singolarmente e associativamente, riescono ad instaurare nell’ambiente di lavoro, risulta perciò decisivo ai fini dell’evangelizzazione.
15. Non va però sottaciuto che la deriva individualistica ed economicistica del processo di ristrutturazione e globalizzazione in atto nel mercato del lavoro, – processo che peraltro occorre imparare ad interpretare anche come opportunità, che il tempo presente ci offre – sembra generare una generale sensazione di stanchezza e di sfiducia. Ad essa il cristiano impegnato nel lavoro deve contrapporre la ricerca e la testimonianza di una nuova etica del lavoro, centrata sulla persona e capace di ispirare abiti virtuosi. Ai laici cristiani si impone sempre di più di essere coscienza critica nel rifiuto della logica della violenza e della sopraffazione, o quella, altrettanto perversa, del profitto fine a se stesso; presenza coraggiosa nella riaffermazione di valori come l’onestà, la giustizia, la competenza professionale; promotori di armonizzazione tra le esigenze produttive, la dignità del lavoro e la salvaguardia del territorio, nell’ottica di una nuova politica di solidarietà sociale a tutela del lavoro e difesa della dignità del lavoratore.
16. Ma ancora di più, il laico è oggi chiamato, nel corso della sua stessa attività lavoratrice, a dar ragione del fondamento teologico del lavoro. Oltre che mezzo di sussistenza e contributo al progresso della società, il lavoro è infatti modalità specificamente umana di collaborazione all’opera creatrice di Dio; per ciò stesso si iscrive totalmente e pienamente nell’ottica vocazionale che qualifica l’indole secolare dei laici. Così, attraverso le persone che vi agiscono, il mondo del lavoro è luogo della edificazione del regno di Dio.
17. Da qui discendono propriamente gli impegni dei laici impegnati nel lavoro. Un vasto patrimonio di esperienze della storia del laicato cattolico è a loro disposizione: l’associazionismo di tipo sindacale o più propriamente religioso, le varie forme di cooperazione solidale, gli esempi di testimonianza quotidiana sul posto di lavoro. Accanto ad esse, vanno collocate le nuove modalità di azione che si prefiggono di diffondere la coscienza della dimensione spirituale e del fondamento del lavoro.
18. Tutto ciò diventa possibile, in un contesto segnato dalla mancanza di lavoro ed anche da una crescente incertezza e precarietà, ad una precisa ed irrinunciabile condizione: che nelle Comunità ecclesiali, nei gruppi e nei movimenti si torni, o si cominci, a parlare di lavoro, per coglierne la valenza teologica, ma anche per dar vita ad idonee strutture di ascolto e sostegno delle situazioni di disagio lavorativo, non sostitutive o in competizione, ma collaborative con quelle istituzionali o meno presenti sul territorio; che ci si interroghi sulla nuova cultura del mondo del lavoro e sulle trasformazioni in atto in esso, con momenti di formazione specifica; che ci si faccia carico dell’orientamento al lavoro secondo ben precisi riferimenti di tipo vocazionale e non solamente economico.
LA SCUOLA E L’UNIVERSITA’
19. Il mondo della scuola e dell’università condivide con quello della famiglia e del lavoro molti tratti comuni. Come quest’ultimo, è ambiente di vita dove si sperimentano relazioni significative, asimmetriche e tra pari; dove dunque determinante è la qualità del rapporto umano, attraverso il quale passa l’annuncio di Gesù Cristo. Dal che consegue che primi evangelizzatori dei loro giovani compagni, sempre più distanti dai luoghi ordinari di vita della comunità ecclesiale, sono pertanto anzitutto i giovani cristiani.
20. Al pari della famiglia, il sistema scolastico-universitario possiede inoltre una sua specifica natura educativo-formativa. Prima e più che veicolo di istruzione e formazione professionale, esso è in verità luogo privilegiato della formazione dell’identità culturale personale, che si costruisce in un processo di conquista progressiva di sé nel flusso vivente di una tradizione culturale che, nel caso dell’Italia, reca tracce profonde di cristianesimo e che tuttavia presenta tratti crescenti di problematicità. La costruzione di una visione del mondo e della storia in termini di integrazione e dialogo interculturale, di pace, equità e giustizia non possono prescindere dall’essenziale fatica del discernimento e della riappropriazione dei valori che hanno definito l’identità della civiltà europea. Grande è perciò la responsabilità dei laici che operano nella scuola e nell’università, sia come docenti o personale ausiliario, sia come studenti, relativamente alla elaborazione e trasmissione di una cultura rispettosa della dignità dell’uomo ed aperta alla trascendenza. La fede infatti parla con le parole della cultura; e l’inculturazione della fede è oggi snodo centrale della stessa evangelizzazione.
21. Bisogna evidentemente a tal fine rimotivare il senso della presenza laicale in quest’ambito. Essere laici a scuola e all’università deve condurre a vivere la funzione docente non come esercizio anonimo ed asettico di professione, ma come servizio e riferimento di una relazione dalla forte valenza educativa, come sollecitazione alla crescita umana e culturale degli studenti nel rispetto della vocazione personale propria di ciascuno, con forme di orientamento ed accompagnamento umano e spirituale scevre di paternalismo. Essere laici a scuola e all’università significa per i giovani vivere il tempo dello studio come opportunità di messa a profitto dei talenti ricevuti ed occasione di testimonianza; significa impegnarsi in prima persona nella difesa del diritto ad una istruzione di qualità. Per tutti essere laici a scuola e all’università impegna ad agire affinché il processo formativo sia sempre centrato sulla persona dello studente.
22. È perciò necessario che tra i cristiani docenti si sviluppino forme di coordinamento per un approccio pedagogico condiviso e coerente con una visione evangelica della vita, onde sviluppare un’interazione culturale che sappia innestare nel continuum della ricerca disciplinare il rimando al fondamento trascendente, che trova piena esplicitazione nell’esperienza religiosa. Su questa base l’insegnamento della religione cattolica nella scuola, che non può trascurare di presentare in tutta la sua ricchezza, pur nel pieno rispetto dello specifico scolastico, l’esperienza della fede della comunità credente in Gesù Cristo, può così veramente costituire il completamento di una formazione umana integrale.
23. Particolare attenzione merita poi, per la intrinseca valenza e per l’impatto culturale che possiede, il lavoro dei laici nell’ambiente universitario, tanto in termini di animazione spirituale della vita universitaria, quanto in relazione allo specifico impegno di ricerca specialistica nei diversi ambiti del sapere. Grande è l’aiuto che la ricerca, non solo filosofica o sociale, ma anche tecnica e scientifica, può dare ed anche ricevere dal confronto col Vangelo; istruita ed illuminata da questo, essa si porrà così al servizio dell’uomo e della verità, che è mai nemica ma sempre alleata del Vangelo.
24. Le comunità ecclesiali parrocchiali e diocesana e, in esse, le aggregazioni laicali devono ritornare a farsi carico della questione educativa, offrendo a quanti hanno relazioni con il mondo scolastico ed universitario le opportune occasioni di riflessione e discernimento; aiutando i giovani a vivere responsabilmente e con partecipazione il loro impegno scolastico; spronando i genitori a dare il loro contributo affinché la scuola, quella cattolica ma ancor più quella statale, proponga percorsi coerenti con i valori evangelici; intessendo con le istituzioni scolastiche ed universitarie relazioni stabili di collaborazione culturale; incrementando il rapporto e la collaborazione tra i soggetti operanti a dimensione territoriale (diocesi, parrocchie, vicariati) e quelli agenti direttamente nell’ambito dell’università; nella quale giocano un delicato ma essenziale ruolo quei luoghi, come la Cappella universitaria, dove si attivano i laboratori della fede e si promuovono i laboratori culturali, per un approfondimento della Verità cristiana in relazione alla vocazione personale di ciascuno e alle esigenze della testimonianza nel mondo della cultura.
LA CULTURA E LE COMUNICAZIONI SOCIALI
25. Più che ambito settoriale, quello della cultura e della comunicazione è piuttosto atmosfera che penetra tutti gli ambiti di vita in cui il laico vive la sua esistenza missionaria. Parlare di cultura significa in effetti toccare il livello delle forme e dei simboli che rivestono di significato le esperienze di vita e forniscono gli strumenti per l’interpretazione del mondo. Niente perciò è privo di valore culturale. La famiglia, il lavoro, la scuola, l’economia e la politica, le grandi e piccole scelte d’esistenza, la ricerca scientifica e tecnologica, tutto passa attraverso il filtro della cultura, che chiama in gioco temi quali la libertà, la dignità, la verità. A maggior ragione è necessario superare l’indifferenza o, peggio, la diffidenza con la quale la comunità ecclesiale si confronta con tale dimensione, recuperando in tutta la sua valenza il Progetto Culturale della Chiesa italiana.
26. Due sono i piani di intervento, in cui i laici hanno un ruolo insostituibile da giocare: il primo, legato alla cultura vissuta nelle forme ordinarie della vita comunitaria e personale, l’altro, legato al sapere critico elaborato da persone e luoghi deputati alla produzione di fatti culturali. Secondo il primo livello di intervento, il campo d’azione, che riguarda tutti i credenti, è il territorio, dove sono chiamate ad operare, con nuovo vigore a mo’ di laboratori di cultura, le comunità ecclesiali. Tornare a fare opinione, evangelizzare le culture nei luoghi ed ambienti di vita ordinaria per continuare a presentare al mondo il messaggio di Cristo, è un impegno urgente affidato ai laici nell’attuale contesto segnato da un pericoloso relativismo culturale. Occorre sviluppare una ordinaria capacità di inserirsi nelle vicende quotidiane con una progettualità in grado di provocare interrogativi e offrire risposte di senso. La testimonianza del laico deve venir percepita attraverso il suo modo di affrontare gli eventi, di descriverli e proporli, facendo con ciò emergere tutta la carica di significato che il Vangelo immette nella storia.
27. Per l’elaborazione dei fatti culturali si tratta di sostenere il confronto dialogico con le più diffuse interpretazioni contemporanee dell’uomo e del mondo, operando un discernimento che evidenzi i semi di verità in esse contenuti e costruisca con esse a partire dal Vangelo proposte culturalmente significative. Si tratta, in questa prospettiva, di sostenere i centri culturali già esistenti o crearne di nuovi, con l’apporto di istituzioni e persone attente e sensibili alla ricerca; allo stesso fine va rilanciato lo strumento dell’associazionismo in genere e, in particolare, di quello professionale.
28. Condizione essenziale per la riuscita di un Progetto Culturale orientato in senso cristiano è l’attenzione ai linguaggi della comunicazione. Intrinsecamente legato alla cultura e trasversale rispetto ad ogni ambito è infatti l’aspetto della comunicazione, che nella società contemporanea ha conquistato una posizione centrale. Se nel villaggio globale della comunicazione la logica multimediale dei mass-media finisce per strutturare anche i contenuti comunicati e, entrando in tutte le case, impone nuovi linguaggi e ritmi alla vita delle persone, è evidente che l’annuncio del Vangelo non potrà non risentire di questa nuova situazione.
29. Decisivo è di conseguenza l’impegno per la costruzione di percorsi di educazione all’uso critico dei mezzi di comunicazione, per i quali i laici devono portare tutta la loro competenza ed esperienza; ancora una volta, snodo centrale della questione è la famiglia, ed in essa i genitori, che devono recuperare il controllo dell’utilizzo di questi mezzi. In particolare poi, va seguita con estrema attenzione la questione del pluralismo delle fonti di informazione e della qualità del loro prodotto, perché sia al servizio della verità e del rispetto della persona e non della legge di mercato o della manipolazione.
30. Per altro verso, anche la comunità cristiana è chiamata ad utilizzare questi stessi strumenti per rendere visibile e presente a tutti la propria missione di evangelizzazione. Particolare cura va inoltre prestata al rapporto tra la fede e i nuovi linguaggi della cultura mediale, per esempio nella catechesi, nelle celebrazioni liturgiche e nelle attività caritative. Agli operatori di comunicazione è tuttavia richiesta grande sapienza, perché il messaggio evangelico, tradotto nelle forme della comunicazione audiovisiva e multimediale, non venga impoverito o spettacolarizzato. Prioritaria è dunque la formazione, mediante opportune iniziative anche di livello regionale, di animatori particolarmente dedicati al settore della comunicazione, figure di riferimento ai vari livelli.
LA POLITICA
31. Come la cultura, anche la politica, questa forma esigente di carità, presenta due piani operativi, uno generale, che concerne il laico in quanto cittadino, l’altro più specifico, che impegna direttamente alcuni nell’amministrazione del bene pubblico. Benché distinte, queste due sfere di azione non possono essere separate.
32. Il profondo processo di trasformazione della società al livello economico-sociale e culturale impone nuovi assetti politico-istituzionali, locali, nazionali ed internazionali, rispetto ai quali la comunità cristiana non può tirarsi fuori. L’impegno politico torna così a bussare alla porta della comunità cristiana, ma non certo nella forma di antichi collateralismi ed ancor meno con l’intenzione di esercitare una sorta di lobbismo. Ciò obbliga a ripensare il sociale ed il politico come impegno irrinunciabile e non facoltativo del laico cristiano, vero luogo della sua santificazione.
33. La via preferenziale, che i laici cristiani dovrebbero percorrere per formarsi ed essere veri con se stessi e testimoni autentici per gli altri, è di essere rappresentativi dei veri bisogni, delle vere urgenze dei cittadini e del bene comune all’interno di un impegno politico e sociale organico. Si tratta anzitutto di farsi veramente liberi da ogni asservimento, da ogni logica di potere, da ogni pregiudizio, da ogni interesse personale. Con ogni evidenza tutto questo non si darà se il laico non ritrova pienamente le radici dell’antropologia cristiana, quale emerge dal cammino che la dottrina sociale della Chiesa ha tracciato nel corso del XX secolo. Le attività ed i percorsi formativi della pastorale ordinaria debbono allora prevedere in maniera sistematica momenti e luoghi di formazione alla politica ed alla cittadinanza attiva rivolti a tutti. Attenzione agli ultimi ed alle nuove povertà materiali e spirituali, impegno a favore della vita in tutte le sue forme e manifestazioni, riconoscimento della centralità della famiglia – attorno alla quale ed in collaborazione con la quale far ruotare l’intero asse della società – impegno irrevocabile per la pace e la giustizia, come pure difesa della natura dalla minaccia dello squilibrio ecologico sembrano punti qualificanti l’agire politico del laico cristiano.
34. Quanti poi scelgono forme di impegno più dirette nella politica non devono dimenticare il terreno della loro provenienza. E questo, non perché possano rivendicare una qualche esplicita rappresentanza della comunità ecclesiale e per conseguenza impegnare quest’ultima in precise e concrete opzioni di parte, ma perché nell’autonomia della decisione politica tengano sempre presente il fondamento etico e religioso della loro azione politica. D’altro canto questi fratelli nella fede hanno il diritto a trovare nella comunità ecclesiale luoghi di confronto e di formazione spirituale, che consolidino il loro impegno, senza sentirsi ed essere messi ai margini in virtù di esso.
35. Tra le forme di partecipazione politica, l’esperienza del cattolicesimo italiano presenta una solida ed ampia tradizione di impegno nel volontariato, come espressione di gratuità e di ricerca del bene comune a partire dagli ultimi e dai poveri. Sempre meglio si fa manifesto che l’impegno di volontariato risponde ad una genuina, anche se non sempre consapevole, dinamica vocazionale. L’esperienza di tanti obiettori di coscienza nelle realtà ecclesiali negli ultimi anni e la nuova opportunità del servizio civile volontario devono spingere la comunità cristiana ad accogliere la vitalità dei giovani e di quanti vogliono mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie energie nella condivisione e nel servizio verso il prossimo che è nel bisogno. La proposta formativa delle comunità deve perciò farsi carico di cogliere queste disponibilità con proposte serie di servizio alla persona, alla famiglia, alla comunità, tra le quali vanno anche incoraggiate le nuove forme di volontariato di vicinato e di impegno delle famiglie in percorsi di solidarietà familiare.
IL TEMPO LIBERO E LO SPORT
36. La crescente disponibilità di tempo libero da impegni lavorativi, fruibile per la cura di sé, rendono anche quest’ambito fra quelli in cui una presenza cristiana attiva può trasformarsi in ottima occasione di apostolato. Il tempo libero, il trovarsi fuori dalle gabbie di orario e di status, tende a far abbassare le barriere difensive che i ruoli giocati in società spingono invece ad innalzare, aprendo squarci di disponibilità a rielaborare una scala delle priorità della propria vita. Può per questo rivelarsi efficace momento di pre-evangelizzazione, tanto più prezioso quanto meglio si riesce a presentare con chiarezza e semplicità la proposta evangelica, senza escludere chi può sembrare lontano da questa. I laici non dovrebbero perciò sottovalutare il valore esemplare dei piccoli gesti e discorsi quotidiani che si intrattengono in questi momenti.
37. Scegliere poi di non impegnare tutto il tempo disponibile per il lavoro e riservarne una giusta quota per il riposo e la riflessione è già gesto profetico, che relativizza la frenesia tipica delle cose mondane. È una nuova cultura del tempo che deve essere affermata, ispirata ai valori della gratuità, della socialità, della disponibilità. Anche il tempo di vacanza acquista allora valore formativo, nella misura in cui non viene vissuto come fuga da se stessi ma come rientro in sé; come pure occasioni importanti di evangelizzazione e di solidarietà potrebbero essere i momenti aggregativi e di turismo sociale a sfondo religioso nel tempo estivo. Grande testimonianza di gratuità e di amore danno ancora i laici che spendono il proprio tempo al servizio degli altri, nelle diverse forme di volontariato.
38. Un discorso simile vale anche per lo sport, che oggi è diventato un fenomeno di massa con aspetti positivi legati alla promozione della persona, ma anche con eccessi di spettacolarizzazione, commercializzazione e mistificazione delle prestazioni. L’azione dei cristiani laici nell’ambiente sportivo, agonistico ma ancor più amatoriale, se ispirata ai valori di un’autentica antropologia, può rivelarsi efficace veicolo di una pedagogia della pace e della fratellanza.
39. Tutto questo fa riflettere sulla necessità di pensare alla pastorale del tempo libero non come ad una dimensione secondaria ma come ad un vero e proprio servizio per le persone e le famiglie. Le parrocchie dovrebbero diventare "cantieri aperti" con proposte che facciano vivere il tempo libero sia nella dimensione ludica, sia nell’apertura ad iniziative di solidarietà, sul modello degli oratori. L’intervento educativo e formativo (soprattutto per quanto riguarda i giovani) deve valorizzare il tempo libero, orientando le scelte personali verso una consapevole risposta secondo un principio di libertà nella responsabilità. Al riguardo, sono efficaci iniziative di solidarietà, forti e continuative, di servizio nell’animazione, di accompagnamento nelle esperienze di aggregazione festosa e ludica, di condivisione nell’impegno di riflessione culturale.
