Riflessioni post – Referendum del 12 – 13 Giugno

Procreazione assistita: ha
prevalso la ragione

Il vero vincitore è stato
colui che non ha voce


     Anche in Diocesi l'impegno di tanti 
ha lasciato il segno       

 

Augusto Cinelli

 

Se un vincitore c'è, ci sembra senz'altro lui,
il più debole, colui che non ha voce e che, davvero, sui grandi mezzi di
informazione e nei facili slogans dei referendari, la voce non l'ha avuta:
il concepito, l'atteso, il "desiderato", l'embrione, insomma il figlio,
sia pure nato con l'aiuto di "mamma provetta". Se proprio vogliamo trovare
chi ha trionfato, diciamolo chiaramente, ha trionfato quel "qualcuno" che
non è "qualcosa"; quell'essere umano che non possiamo arbitrariamente
considerare persona quando piace a noi adulti. Ecco: pensiamo che la
vittoria vada tutta a lui. Ci permettiamo di dirlo, noi che nel nostro
impegno ci siamo mossi in suo nome innanzitutto. Noi che lo scontro non
l'abbiamo cercato, che il polverone non l'abbiamo alzato per primi e che,
insieme a tanti uomini e donne di buona volontà anche non credenti, ci
siamo dati da fare perché la "posta in gioco" era alta; noi che questa
benedetta legge 40 sapevamo da dove veniva (chi ricorda un dibattito
pubblico anche a Frosinone nel 2001, con parlamentari  di entrambi gli
schieramenti e rappresentanti della società civile?) e, pur sapendo che
non era "cattolica", l'abbiamo salutata come una legge comunque saldamente
ancorata a dei valori importanti; noi che, pur non volendo abrogarla,
questa legge, siamo stati accusati di voler "abrogare" qualcos'altro
comunque (la 194 sull'aborto, come recitava l'ultimo slogan inventato a
pochi giorni dall'apertura dei seggi); noi che non avevamo chissà quali
numeri e posizioni politiche da difendere, visto che l'astensione era
trasversale, ma che pensavamo soltanto che si potesse "ragionare". Con la
grande stampa schierata tutta contro (solo "Avvenire" con l'originale e
rigoroso inserto "E' vita" ha raccontato "l'altra campana", insieme al
piccolo "Foglio" di Ferrara), il messaggio è arrivato lo stesso, il "buon
senso" ha prevalso comunque tra la gente. Persone competenti come quelle
di "Scienza e Vita", su tutti Bruno Dallapiccola, Paola Binetti, Angelo
Vescovi, Eleonora Porcu, di fronte ai grandi luminari del calibro di
Veronesi, Flamigli e quant'altri, hanno mostrato la propria attendibilità,
dati alla mano. Insomma è passata l'idea che la scienza fa il suo dovere
se è a servizio dell'uomo, se conosce il suo limite, se non usa chi è un
fine come un mezzo: e questo non vuol dire imbavagliarla, ma aiutarla a
fare il suo mestiere e a farlo bene.

Che la posta in gioco era questa l'ha capito
anche il mondo cattolico. La quasi totale unitarietà sulla difesa della
Legge 40 con l'astensione da parte delle tante anime del variegato
panorama ecclesiale lo ha testimoniato. Anche qui da noi, in Diocesi, c'è
stato uno spontaneo e convinto pullulare di iniziative. Parrocchie,
gruppi, giovani, Movimento per la Vita, altre associazioni, medici e
giuristi hanno dato molto, cercando di far capire alla gente, di motivare
la scelta dell'astensione, veramente consapevole e non "pilatesca". Fino
agli ultimi giorni di campagna referendaria, abbiamo visto dibattiti in
parrocchie, volantinaggio e sensibilizzazione, prese di posizione sulla
stampa locale ed altro. Anche i nostri Pastori hanno sostenuto l'impegno.
Il nostro vescovo Salvatore si è unito ai confratelli Loppa, D'Onorio e
Brandolini, firmando insieme a loro un appello per la difesa della legge.
Il sito Internet della diocesi (www.diocesifrosinone.com)
ha fatto un egregio lavoro di informazione e sensibilizzazione, sostenuto
anche con il piccolo sforzo di queste pagine settimanali di "Lazio Sette".

Insomma una esperienza che non dimenticheremo.
Soprattutto perché, lo ribadiamo, a vincere è stato lui, l'embrione, che
tutti un tempo siamo stati.

 

 

 

Referendum: i commenti sulla
vittoria dell'astensione

Astrei:
è il frutto del grande magistero di Papa Wojtyla

Il presidente provinciale
di "Scienza e Vita" ragiona sulla stagione referendaria

 

(A. C.) E'
stato uno dei più vivaci protagonisti del dibattito sui referendum nella
provincia di Frosinone, macinando chilometri ed affrontando le platee più
diverse, anche quelle marcatamente orientate a favore del "sì". Il Dott.
Gianni Astrei, pediatra di Alatri, presidente provinciale del Movimento
per la Vita e promotore del Comitato provinciale "Scienza e Vita" a difesa
della Legge 40, mostra grande soddisfazione per il lusinghiero risultato,
andato oltre ogni più rosea aspettativa. Ma ci tiene a sottolineare alcuni
dati importanti di questa stagione referendaria, al di là degli entusiasmi
per l'esito positivo. Innanzitutto la grande mobilitazione del mondo
cattolico.

"Questa rilevante mobilitazione di
associazioni, gruppi, parrocchie -ci dice Astrei- non è stata casuale.
Essa è il frutto del costante magistero di Giovanni Paolo II, il Pontefice
che ha difeso sempre il diritto alla vita ed affermato con forza la
dignità di ogni vita. Questo aspetto è stato sottaciuto dai mass media. Io
credo che il portentoso insegnamento di Papa Wojtyla sulla famiglia, 
altre sue iniziative quali le GMG, il suo sostegno alla causa della Vita
nascente, abbiano originato questo popolo della vita che ha
prevalso su appariti, mass media, partiti e schieramenti".

E' stata una battaglia solo cattolica?

"Non direi affatto. Accanto a noi si sono
posti anche personalità del mondo laico, basti pensare alle prese di
posizione di Giuliano Ferrara e di Oriana Fallaci, di esperti non credenti
come Angelo Vescovi, ma anche una significativa parte del mondo femminista
che ha capito le nostre ragioni e le ha condivise. Sono così emerse su
tutto le ragioni della vita".

Che cosa ha significato l'impegno dei
Comitati, nazionale e locali, di "Scienza e Vita"?

"L'esperienza di "Scienza e Vita" è stata
coinvolgente, nonché determinante per dare radicamento territoriale alla
scelta consapevole del non-voto. E' stato uno strumento, un luogo di
incontro sulle ragioni della vita per medici, politici, mondo associativo,
società civile… Nella nostra provincia decine di personalità hanno
aderito. E' una risorsa da non disperdere, che dovrà rimanere in vita,
soprattutto per fare opera di formazione sui temi delicatissimi della
bioetica, di cui la gente ha forte necessità. Inoltre bisognerà rafforzare
a livello locale la collaborazione delle varie Diocesi della provincia di
Frosinone, dopo il documento congiunto dei quattro Vescovi del
territorio".

Che cosa ha inciso ancora sul risultato?

"Non credo si possa dimenticare, tra le altre
cause, il determinante impegno del Movimento per la Vita, che con i suoi
650 Centri di Aiuto alla Vita in tutta Italia, le sue pubblicazioni,
l'annuale concorso sulla vita per le scuole e tante altre iniziative, ha
creato negli anni una vesta rete di volontari e di impegno a favore della
vita nascente. Questo lavoro oggi porta i suoi frutti".

Sul piano culturale, quali sono i messaggi
emersi?

"Uno su tutti: il concetto del limite:
si fa strada tra la gente un valore che la moderna pedagogia sostiene,
quello del saper dire anche di no. I no aiutano a crescere,
insomma. Il 75% di astenuti ha detto di no alla dittatura del
desiderio".

 

 

 

 

Il giurista Rabotti di
"Scienza e Vita"

L'astensione, una scelta
capita e condivisa dalla gente

"Tutelato il soggetto più
debole sui desideri degli adulti"

 

(A. C.) "Un
trionfo del doppio no": così definisce l'esito della consultazione
referendaria del 12 e 13 giugno l'avv. Francesco Rabotti, componente del
Comitato provinciale "Scienza e Vita", che proprio a ridosso
dell'appuntamento con i quattro quesiti ci aveva spiegato su queste stesse
pagine il valore e la legittimità della scelta dell'astensione. "Il
risultato del referendum -dice ora Rabotti, ragionando sui numeri, poche
volte così chiari- sancisce inequivocabilmente la volontà della gran parte
dei cittadini italiani di conservazione della disciplina dettata dal
legislatore in materia di fecondazione medicalmente assistita. È un
risultato che va vissuto da noi astensionisti con sobrietà e nel pieno
rispetto dell'opinione di chi si era pronunciato per una scelta diversa,
ma che ci fa felicemente constatare che la posizione assunta ha incontrato
i favori della gente, per ragioni riconducibili ad un maturo e radicato
altruismo. Altruismo che porta a prediligere la tutela dei soggetti più
deboli e senza voce, rispetto ai desideri degli adulti".

Dunque un risultato che tutela colui che
non ha voce?

"Sicuramente. La conferma popolare del
riconoscimento della soggettività giuridica dell'embrione costituisce il
compimento di un cammino dell'umanità che si è succeduto nei secoli :
dalla abolizione  schiavitù, alla abrogazione delle leggi razziali, alle
lotte contro discriminazioni sessuali, si è approdati alla pienezza della 
salvaguardia giuridica dell'essere umano  sin dalla sua  origine, dal suo
concepimento. Veramente questa legge permette alla nostra nazione di
riassumere quella connotazione di culla del diritto, unanimemente
riconosciuta alla legislazione  dei nostri precursori romani".

Ci sono altri aspetti rilevanti che il
dibattito ha messo in luce?

"Di certo vi è poi una questione di ordine
culturale che  il dibattito sui quesiti referendari, sia pur
involontariamente, ha rimesso in luce. Il grave pericolo dell'eugenetica
scientifica (ad oggi scongiurato dall'esito referendario) fa il paio con
un altrettanto grave disagio che incombe sui nostri stili di vita e di
relazione con gli altri : quello dell'eugenetica sociale e personale" .

In che senso?

"Nel senso che lo stile di vita consumistico
così proiettato sull'importanza della affermazione personale a qualunque
costo (che, si può aver fondata ragione di credere, si estrinseca anche
nel desiderio di un figlio a qualunque costo) come pure della forma,
dell'immagine, dell' apparenza  può portarci e ci porta, sia pure
inconsciamente, a perdere di vista lo sguardo con cui dovremmo affrontare
l'esperienza terrena e che ci aiuta a scrutare  quello che veramente conta
nella vita per assicurarci la felicità : la relazione con l'altro,
caratterizzata dal dono reciproco e dal mutuo sostegno, la sicurezza di
non essere soli .

L'occasione referendaria, dunque, è stata
propizia per approfondire la questione della  cultura dell'uomo e della
vita e per riscoprire l'autentico valore della dignità umana che deve
sempre prevalere  sulle mode del momento, orientate dalle convenienze
di parte".

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