"Amiamo con le opere e
nella verità" (1 Giovanni 3, 18).
Non: "facciamo opere e
diciamo la verità"
Commissione pastorale per i problemi sociali e il lavoro
Linee-guida per una pastorale sociale sul territorio
Il
soggetto della pastorale sociale e politica
È
la comunità cristiana ossia la Diocesi (insieme al Vescovo) e le
parrocchie; è la Chiesa nella sua totalità dei soggetti e missione.
"Il
cristiano è uno che ha ricevuto e compreso la Bella Notizia di essere
figlio di Dio… e si prodiga con impegno a realizzare attorno a sé il
progetto di Dio: evangelizzato, evangelizza!"
La
Chiesa, come conseguenza di questa sua missione, opera una lettura della
storia non in chiave puramente sociologica, ma sapienziale; cioè legge la
storia alla luce del "progetto di Dio" per compiere innanzitutto la sua
missione di evangelizzazione e per verificare se i principi e i valori
contenuti nel progetto divino hanno trovato, e trovano, compimento
nell'agire degli uomini e nelle realizzazioni da questi compiute.
Il
Concilio Vaticano II ha indicato la strada: "la missione della
Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia
agli uomini, ma anche di permeare e perfezionare l'ordine delle realtà
temporali con lo spirito evangelico" (Apostolicam actuositatem
5).
Il
Magistero di Giovanni Paolo II ha evidenziato la dimensione storica della
fede cristiana. Il cristianesimo è una fede che si fa storia, si fa
cultura. La Parola annunciata e la Liturgia celebrata comportano per la
comunità la necessità di "entrare" nella storia in piena "autonomia" di
ispirazione rispetto ad entità politiche, sociali e culturali. "La Chiesa
ha una parola da dire…" (cf Sollicitudo rei sociali, 41).
Il Contesto
Il
cristiano è chiamato ad "incarnare" nella storia il "il progetto di Dio".
Progetto di verità e d'amore; progetto che realizza pienamente l'uomo
nelle sue diverse dimensioni. Dio vuole innanzitutto cambiare il cuore
dell'uomo, ma, a partire dal cuore, vuole rinnovare anche la società
(Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 36). Fa parte della
natura e dell'identità della vocazione laicale portare il Vangelo nel
contesto entro cui i laici vivono. «La professione e l'impegno nei vari
ambiti della vita sociale, economica, politica e culturale rappresentano
in particolare una frontiera difficile, ma decisiva, dell'azione
missionaria dei laici, perché la Chiesa possa portare l'annuncio di Cristo
e la testimonianza del Vangelo dentro il vissuto concreto delle persone, e
incidere positivamente per orientare, in senso cristiano, i cambiamenti
culturali e sociali in atto nel mondo.»
·
La famiglia
·
Il lavoro
·
La scuola e l'universita'
·
La politica e l'impegno sociale
·
La cultura e i mezzi di comunicazione
·
Il tempo libero e lo sport
Il
Passaggio
La Chiesa e le singole
comunità cristiane hanno un eccezionale patrimonio storico (è da
riscoprire la storia del Movimento cattolico dai tempi della Rerum
Novarum, nelle parrocchie e nel territorio) e di documenti: la
Dottrina sociale della Chiesa. Questa è' parte integrante
dell'insegnamento della chiesa (è teologia morale!) e del cammino
pastorale delle comunità. Più che oggetti di discussioni accademiche i
testi formano ad una "visione cristiana" dell'uomo, della società, del
lavoro, dell'economia, della politica, della presenza dei cristiani e
della chiesa nel mondo. La Gaudium et Spes costituisce la "magna
charta" per questa formazione; gli altri documenti introducono a tematiche
particolari: il lavoro (Laborem Exercens), lo sviluppo e il
sottosviluppo (Populorum progressio e Sollicitudo rei socialis),
i sistemi economico-sociali-politici (Centesimus annus), la pace e
i rapporti tra gli stati (Pacem in terris).
Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus afferma che la dottrina
sociale della Chiesa "fa parte essenziale del messaggio cristiano, perché
tale dottrina ne propone le dirette conseguenze nella vita della società".
La Chiesa non è mossa da ambizione di prestigio o di potere, ma unicamente
dalla "cura e dalla responsabilità per l'uomo" (Giovanni Paolo II,
Centesimus annus, 53).
"La
dottrina sociale della Chiesa trova la sua sorgente nella Sacra Scrittura,
a cominciare dal libro della Genesi e, in particolare, nel Vangelo e negli
scritti apostolici." (Giovanni Paolo II, Laborem exercens,3).
Il
Metodo
E'
necessario che le singole comunità cristiane imparino un metodo che
permetta di coniugare la Parola ascoltata e la liturgia celebrata con le
vicende della storia personale, locale e mondiale per diventare cittadini
responsabili (cf Octogesima adveniens n. 4 e Sollicitudo rei
socialis n 41). E' il metodo del discernimento: è tempo di passare
dalle affermazioni di principio all'esercizio pratico su problemi concreti
e attuali, seguendo i passaggi metodologici richiesti.
Il discernimento
è un procedimento che conduce una persona o un gruppo di persone,
attraverso passaggi ordinati, a cogliere la verità di un evento, di un
problema, al di là delle impressioni, delle emozioni, delle posizioni
ideologiche, in modo da poter valutare correttamente e operare le
scelte adeguate.
Discernere allora significa distinguere, separare un aspetto da un altro;
chiamare per nome le ambivalenze e le ambiguità. Il discernimento è un
cammino, spesso lungo e faticoso, verso la verità, che costringe chi lo
percorre ad uscire dalle proprie posizioni verso posizioni più "alte". Il
lavoro del discernimento richiede un faticoso allenamento: è la dura
scuola del lavorare insieme.
Stare insieme
È
necessario poi che si avverta in modo più lucido e si voglia con più
determinazione una presenza comunitaria: l'incidenza sociale e culturale
esige che si agisca insieme, con il senso della corresponsabilità, con
opere stabili e strutture permanenti. Riecheggia una visione, propria
della tradizione biblica, che accoglie l'altro come colui che mi è
necessario perché io possa essere me stesso, secondo le parole della
Gaudium et spes (n°12): "l'uomo, infatti, per sua intima natura è un
essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né
esplicare le sue doti". Cioè lo stabilire un rapporto sociale non è tanto
strumento necessario per il perfezionamento dell'uomo, ma è già componente
essenziale del suo perfezionamento. Senza l'altro non sono, non sono
felice, non nonostante l'altro o per l'utilità che traggo dall'altro, ma
perché l'altro mi ri-guarda (la relazione è fondante del mio Io).
Laici protagonisti
I
laici devono assumere come loro compito specifico il rinnovamento
dell'ordine temporale. Penetrare di spirito cristiano non solo la
mentalità e i costumi, ma anche le leggi e le strutture della loro
comunità civile (Paolo VI, Populorum Progressio 81). Infatti tocca
ai laici fedeli "iscrivere la legge divina nella vita della città terrena"
(Concilio Vaticano II, Gaudium ed spes, 43). Essi operano non a
nome della Chiesa, ma con responsabilità propria. "L'uomo può organizzare
la terra senza Dio, ma senza Dio non può alla fine che organizzarla contro
l'uomo" (Paolo VI, Populorum progressio, 42). "L'uomo è via della
Chiesa": con ciò viene attribuita alla Dottrina Sociale cristiana una
nuova importanza, considerandola in stretto rapporto con la Nuova
Evangelizzazione e con un'antropologia cristiana, terreno sul quale si
attiva il dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo.
Carita'
-
La carità è testimonianza -
La carità è servizio -
La carità è amore (questa è quasi una tautologia in cui cadono tutti) -
La carità è assistenza e promozione -
La carità è relazione
Non
più quindi carità come semplice assistenza, ma carità come stile della
vita della Chiesa, come promozione di testimonianza comunitaria e in
particolare attraverso l'armonica collaborazione delle varie componenti
della comunità ecclesiale, come contributo attivo della Chiesa e dei
singoli cristiani a una società più consona al disegno di amore di Dio,
profondamente incarnata nella storia. (Discorso di Paolo VI alle
Caritas diocesane convenute a Roma per il loro I Convegno nazionale, 28
settembre 1972)
